minecraft fire festival
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L'incredibile storia del festival musicale dentro 'Minecraft'

Non serve più pagare un biglietto e andare davanti a un palco: ecco come cinquemila persone hanno partecipato al festival migliore dell'anno dentro a un videogioco.
23.1.19

Quando ho sentito Charli XCX urlare dal palco “what the fuck is up Firefest!” ho sentito una scarica di adrenalina lungo la schiena, e non avevo ancora varcato i cancelli. Quando la popstar ha preso il microfono durante il set di A.G. Cook e Umru, quella sensazione di euforia si è propagata a tutta la folla. In quel momento, tutti sono letteralmente impazziti e la chat è stata invasa da esclamazioni entusiaste ed emoji coloratissime. Mezz’ora dopo eravamo dentro, solo che invece di ritrovarci con i piedi nel fango camminavamo su poligoni perfettamente intonsi. All’interno del sito virtuale, degli animali digitali giganti delimitano la zona del festival, e i palchi si estendono all’infinito verso il cielo. La folla è composta da oltre cinquemila avatar fatti di quadratini: tutti si agitano a ritmo di musica, pogano sotto il palco a ogni attacco di cassa e le loro teste assumono forme bizzarre mentre si muovono.

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Il Fire Festival (parodia del disastroso Fyre Festival ma all’interno di Minecraft) si è tenuto il 12 e 13 gennaio all’interno del celebre videogioco a cubetti, nato da un’idea del producer Max Schramp, aka Sleepycatt. Sin dal lancio del gioco nel 2009, gruppi di giocatori esperti e organizzati hanno creato configurazioni pazzesche e a volte meravigliose all’interno delle sue mura 3D, dalla città babilonese, a un’immensa metropolitana sotterranea, agli scenari fantastici dello Studio Ghibli.

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In linea con questa tradizione di grandi imprese, a ottobre 2018, circa 50 “costruttori” hanno iniziato a lavorare alla realizzazione di due palchi e di un hub-world (dove si incontrano i giocatori), lavorando con l’immaginazione ma senza tralasciare il contributo personale di ognuno. Una galleria d’arte all’interno del gioco ospita opere create nella realtà, scannerizzate e proiettate sui muri di mattoncini come se fossero state trasportate da un’altra dimensione (come quella volta in cui Homer Simpson approda nel mondo degli esseri umani). Piante e fiori low-poly sono state disposte in tutta l’area e un jet gigantesco fluttua in aria, immobile. Il mondo del festival è addobbato con simboli e arcobaleni LGBTQ+ e bandiere blu, rosa e bianche a rappresentare la comunità transgender. C’è addirittura un modellino gigante della statuetta del Grammy di SOPHIE, sì, perché in questo mondo immaginario lei ha già vinto.

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La meccanica di ascolto, per quanto complessa, funziona alla perfezione. Uno stream audio dal sito del festival virtuale trasmette quello che succede sui due palchi e per ascoltarlo i giocatori devono solo silenziare la bellissima colonna sonora (Minecraft di C418) che in genere accompagna il gioco. Così facendo, i canali audio sono interamente dedicati ai live del festival che passano dalla ballroom, al grime, allo screamo fino ad arrivare, ovviamente, alla versione di “Sicko Mode” di Travis Scott rifatta con i suoni di Animal Crossing. Per l’occasione, Hudson Mohawke, Iglooghost e Kai Whiston si sono trasformati in personaggi pixelati e insieme a A.G. Cook, Umru e altri 70 artisti che si sono alternati sui palchi del festival.

L’idea di creare un’intera esperienza musicale grazie alla tecnologia non è del tutto nuova. Con il grande ritorno della realtà virtuale nel 2016, la fruizione di performance live da remoto è apparsa subito come un’innovazione allettante nel settore della musica e dello sport. Boiler Room, per esempio, aveva esplorato questa possibilità nel 2017, permettendo ai possessori di Google Daydream di assistere al live set di FJAAK dall’Arena Club di Berlino in VR. Nell’industria dello sport, Fox ha creato un’app che permette agli utenti che hanno l’Oculus Rift di guardare eventi sportivi come se fossero all’interno di uno stadio digitale. Queste iniziative hanno alcuni limiti strutturali, come l’impossibilità di riprodurre quella sensazione di sentire un basso potente dal vivo, o la totale assenza di odori durante l’esperienza, e pongono anche problematiche più serie. Alcuni potrebbero considerarli come l’ultima frontiera della nostra deriva irreversibile verso l’atomizzazione della società, un isolamento totale che deriverebbe dalle tantissime ore passate davanti a cellulari, laptop e tablet (ok, no i tablet non li usa più nessuno, ma tutto il resto è verissimo).

La cosa interessante del Fire Festival è che in qualche modo contraddice lo scetticismo (spesso giustificato) che molti nutrono nei confronti del binomio tecnologia - musica dal vivo. Ok, forse non ho sentito il basso rimbombarmi nel petto mentre ascoltavo la musica in cuffia, ma i picchi di endorfina durante un drop perfetto o un assolo impeccabile ci sono stati eccome. L’esperienza mi ha fatto riconsiderare la mia stessa reazione fisica alla musica, è qualcosa che non viene dal corpo ma dal cervello, dove vengono lentamente rilasciati degli elementi chimici che si diffondono in tutto il corpo e nel sistema nervoso. Con la giusta line-up, forse anche altri appassionati di festival potrebbero tentare quest’esperienza. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, l’esperimento non ha isolato gli utenti, ma ha creato un senso di comunità e appartenenza piuttosto genuino. Il Fire Festival ha dato spazio (in un certo senso) a tantissimi artisti che generalmente esistono solo nella dimensione digitale di SoundCloud o su Twitter (il momento più Fire Festival del weekend, è stato sicuramente quando all’improvviso Cavan Brady ha droppato questo mashup di “The Middle” di Jimmy Eat World e “Better Off Alone” di Alice DeeJay).

A differenza della maggior parte degli eventi musicali reali (e della società in generale), il Fire Festival ha accolto partecipanti e artisti LGBTQ+. “È stata una reazione alla politica, alla società e allo stato attuale dell’industria musicale”, mi ha detto Schramp su Skype il lunedì successivo al festival. “Quando abbiamo deciso di farlo su Minecraft, la nostra idea era, ‘Ok, qui possiamo fare tutto quello che vogliamo. Allora facciamolo bene’”. Il team ha poi donato 1750 dollari (circa 1540 euro), raccolti grazie agli abbonamenti VIP, a The Trevor Project, un’organizzazione che offre supporto psicologico ai giovani LGBTQ che hanno meno di 25 anni. Questi ideali sono quanto di più lontano dalla visione eteronormativa del mondo di Markus “Notch” Persson, uno degli sviluppatori originali del gioco, che ha twittato cose tipo “Essere bianco va bene” e altri commenti in cui invocava un “Pride Day Eterosessuale”. Quando ho suggerito a Schramp che il Fire Festival avrebbe sicuramente fatto incazzare Notch, lui mi ha risposto: “E a noi piace proprio per questo.”

Nonostante tutto, il Fire Festival è costruito su basi precarie, come qualsiasi altro evento musicale della scena underground, reale o virtuale che sia, all’interno di un’economia dominata dalle piattaforme. Schramp e gli altri organizzatori hanno costruito l’evento utilizzando infrastrutture digitali di terze parti. Dal 2014, Minecraft appartiene a Microsoft che ha acquistato il videogioco, i diritti di proprietà intellettuale e la società di sviluppo, Mojang, per la modica cifra di 2,5 miliardi di dollari (circa 2,2 miliardi di euro).

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Quando Schramps, e tutti gli altri organizzatori di eventi, artisti o label usano Facebook, SoundCloud o Spotify per promuovere il proprio prodotto, devono farlo seguendo delle regole fisse e trasparenti (si fa per dire). Ad oggi, Minecraft, come piattaforma a sé stante, permette la creazione di questi eventi, ma la loro esistenza dipende interamente dalla volontà di Microsoft, e soprattutto, dalla coesistenza dei reciproci interessi, dove ovviamente gli interessi del proprietario della piattaforma avranno sempre la meglio su quelli degli utenti.

In un bellissimo pezzo per Logic magazine, Liz Pelly ha parlato di quanto Facebook stia mettendo a rischio le venue indipendenti di tutto il mondo con il proprio meccanismo complesso e intensivo che promuove i contenuti a pagamento e solo quelli che generano grosse interazioni. Come le organizzazioni di cui parla Pelly nel suo articolo, anche il Fire Festival è gestito da volontari, cosa che lo rende particolarmente vulnerabile ai capricci della piattaforma che lo ospita. Verso la fine del pezzo, l’autrice scrive: “Dobbiamo lottare contro le trappole della comodità, assicurarci sempre di essere noi a usare gli strumenti digitali e non viceversa”.

Per fortuna, il Fire Festival ha saputo mantenere questo equilibrio, a favore dell’evento, della community e degli artisti, ma anche questo ha un costo. Quando ho comprato Minecraft in attesa del festival, ho dovuto accettare che tutti i miei dati venissero raccolti dal gioco. Dopo il Coalchella del 2018, e precursore del Fire Festival (organizzato dallo stesso Schramp), è uscito un articolo su AdAge, una rivista che si occupa di pubblicità e marketing. Non è difficile immaginare il team esecutivo di Microsoft che si sfrega avidamente le mani all’idea di un nuovo festival digitale sulla sua piattaforma che attiri utenti giovani e tecnologici, un’opportunità decisamente interessante per la società.

Schramp e i suoi non conoscono nessun evento musicale o tendenza indipendente nel quale non siano coinvolte piattaforme altrui, e la cosa è piuttosto preoccupante. Durante le 12 ore in cui si è svolto Fire Festival, Schramp e i suoi collaboratori hanno modificato le regole del gioco per portare a termine il loro scopo. Hanno creato un mondo virtuale e una comunità che rispecchiasse la loro speranza e il loro desiderio per il mondo dell’intrattenimento, un luogo sicuro ed equo, e privo di tutti i Markus “Notch” Persson del pianeta. “Abbiamo messo un’idea nuova nella testa delle persone, cioè che i festival si possono cambiare”, ha detto con orgoglio. “L’industria musicale può cambiare e diventare una piattaforma libera e sicura per tutti gli artisti”. A distanza di qualche giorno dalla fine del Fire Festival, la voce di Charli XCX mi rimbomba ancora nella testa, insieme ai colori vivaci di un festival indipendente costruito su uno spazio virtuale preso in prestito da una delle più grande multinazionali del mondo. Lewis Gordon è un reporter dal mondo di Minecraft. Seguilo su _[Twitter. ](https://twitter.com/lewisgordon)Segui Noisey su Instagram, Twitter e Facebook.