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La Turchia sta processando due bambini per aver strappato un manifesto di Erdogan

L'ufficio del pubblico ministero nella città di Diyarbakir, a maggioranza curda, vorrebbe imprigionarli per avere “insultato il presidente turco”: le pene arrivano fino a due anni e mezzo.
29.10.15
Foto di Tolga Bozoglu/EPA

Le autorità turche hanno accusato due bambini, di 12 e 13 anni, di "aver insultato il presidente turco". La loro colpa sarebbe quella di aver fatto a pezzi dei manifesti che ritraggono il presidente Recep Tayyip Erdogan.

I due cugini furono sorpresi mentre strappavano i manifesti prima delle elezioni turche dello scorso giugno. Secondo quanto riportato da Hurriyet Daily, mercoledì la procura di Diyarbakir, una città a prevalenza curda, ha annunciato di volerli mettere in carcere per un periodo che può arrivare fino a due anni e quattro mesi.

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"È molto triste per la giustizia che il presidente proceda penalmente nei confronti di due bambini che hanno strappato un poster," ha dichiarato il loro avvocato Ismail Korkmaz.

Settimana scorsa la polizia turca ha arrestato un 14enne che aveva criticato Erdogan sulla sua pagina Facebook. Il ragazzo è stato rilasciato dopo che i procuratori hanno deciso che era troppo giovane per affrontare un processo. La procura di Diyarbakir ha deciso di spostare gli atti in un tribunale minorile per poter portare avanti la causa.

Questi ultimi sviluppi sono accompagnati da una situazione di alta tensione nel paese in vista delle elezioni del primo novembre. La tornata elettorale è stata invocata da Erdogan dopo che, a giugno, il suo partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) aveva perso la maggioranza in parlamento e non era stato in grado di formare una coalizione di governo. Sempre mercoledì la polizia turca ha effettuato un blitz negli uffici di una società mediatica di opposizione, chiudendo due canali televisivi.

Le ultime elezioni sembravano riflettere un calo nel supporto per Erdogan, che vorrebbe modificare la costituzione per accentrare su di sé maggiori poteri. A giugno il Partito Democratico del Popolo, vicino ai curdi, si è aggiudicato per la prima volta dei seggi parlamentari. La prossima tornata elettorale è vista come un altro referendum sulla stabilità politica di Erdogan.

I ragazzi di in Diyarbakir sono stati messi sotto accusa per l'articolo 299 del codice penale turco. Si tratta di un provvedimento che le associazioni di garanzia hanno criticato a lungo, considerandolo una legge primitiva volta a reprimere e scoraggiare il dissenso politico.

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"Viene utilizzata come un manganello contro chiunque osi criticare il presidente," ha affermato Nina Ognianova, la coordinatrice per l'area Euro-Asiatica del Committee to Protect Journalists. Il problema, spiega, è che non è sempre chiaro che cosa costituisca un insulto.

"È la classica domanda da un milione di dollari," ha aggiunto Ognianova. "Anche un tweet potrebbe esserlo. Non è nemmeno necessario utilizzare il nome del presidente—dipende tutto dall'interpretazione delle autorità."

Sebbene l'articolo 299 abbia fatto parte del codice penale turco a partire dal 1926, il governo di Erdogan ha deciso di applicarlo in modo più aggressivo rispetto ai suoi predecessori. L'ex presidente turco Abdullah Gul ha usato la normativa per incarcerare numerosi redattori dei giornali di opposizione, ma Erdogan, attento alla propria immagine, ha intensificato la sua applicazione raggiungendo livelli mai toccati prima, e colpendo tutti gli strati della società.

Nei primi sette mesi del suo mandato, le autorità hanno indagato 236 persone seguendo questa legge, accusandone 105. Erdogan ha un team di avocati che, con regolarità, avvia cause penali contro chi osa criticarlo.

"È un processo completamente arbitrario," ha dichiarato Ognianova. "E molto spesso i tribunali stanno dalla parte del presidente."

Non si tratta della prima volta in cui la Turchia arresta un minorenne per aver insultato Erdogan. Lo scorso dicembre, il presidente aveva richiesto il fermo di uno studente 16enne, colpevole di essere intervenuto a una manifestazione di protesta contro l'AKP. Ahmet Davutoglu, primo ministro e alleato politico di Erdogan, difese l'arresto dicendo che "si deve mostrare rispetto" alla presidenza. Il ragazzo fu poi rilasciato.

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All'inizio di questo mese il redattore di un importante giornale in lingua inglese del paese è stato incarcerato per aver ritwittato un tweet pubblicato da un partito di opposizione. E il giorno successivo all'arresto del 14enne, Serkan Inci, il fondatore di un noto dizionario online, è stato arrestato per aver insultato il presidente, sebbene non fosse chiaro in quale modo lo avesse offeso.

Questi arresti mostrano come l'Articolo 299 viene utilizzato dalle autorità turche allo scopo di eliminare le voci di protesta.

"C'è un grande numero di leggi in Turchia che possono essere utilizzate per perseguire cittadini e giornalisti che esprimono la propria opinione," ha detto Ognianova. "Semplicemente, le autorità scelgono tra il vasto numero di articoli a disposizione."

L'applicazione arbitraria di queste leggi non si limita ai cittadini turchi. Il 27 agosto la Turchia ha arrestato tre giornalisti di VICE News accusandoli di aver supportato gruppi terroristici; in realtà, il team si era recato nella zona curda del paese per un reportage sul conflitto tra il governo turco e il Partito dei Lavoratori Curdo (PKK). Uno di loro, il giornalista iracheno Mohammed Ismael Rasool si trova ancora in prigione.

La conseguenza del giro di vite applicato da Erdogan è che in Turchia lo spazio per il dibattito politico si sta restringendo.

"La gente si autocensura," ha detto Ognianova. "Stiamo sempre più vedendo una caccia alle streghe nei confronti di chi critica il presidente o le sue politiche."


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