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Attualità

Cinema e delirio in Corea del Nord

Si può dire che Kim Jong-il fosse principalmente ossessionato da due cose. La prima: dominare il mondo e mantenere l’America e il resto dei Paesi  industrializzati sotto costante minaccia nucleare. La seconda: i film. Si mormora che avesse una delle più grandi collezioni private di pellicole al mondo. Il suo film preferito era Via Col Vento e la sua attrice preferita Elizabeth Taylor. Era un collezionista, un cinefilo in buona fede, ma non solo. Era anche regista, produttore, costumista, scenografo, sceneggiatore, cameraman, fonico… ma anche teorico del cinema. Il suo più grande capolavoro di estetica e pratica è intitolato “On the Art of Cinema” (scritto e pubblicato nei primi anni Settanta). Grazie a questo film si è guadagnato l’umile titolo di “genio del cinema.” Ha costruito un grosso studio cinematografico a Pyongyang e, quando non è riuscito a trovare qualcuno per il suo film, ha fatto quello che ogni eterno capo e presidente che si rispetti farebbe: rapire una persona. Il fondatore di VICE Shane Smith è andato in Corea del Nord per cercare di penetrare all’interno del Korean Feature Film Studio, lo studio di produzione cinematografico a ovest di Pyongyang: un luogo che, durante i suoi giorni di gloria, dava alla luce all’incirca 40 film all’anno.