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Occupare i laboratori serve a qualcosa?

Abbiamo intervistato gli attivisti che hanno occupato i laboratori di farmacologia della Statale di Milano, e quelli che li combattono e difendono i ricercatori.
23.4.13

Fermare Green Hill nel Dipartimento di Farmacologia di Milano. Immagini via Fermare Green Hill Sabato scorso il coordinamento Fermare Green Hill ha occupato i laboratori di farmacologia della statale di Milano bloccandone i corridoi e incatenandosi ai maniglioni antipanico del dipartimento. La situazione è rimasta così per un po’, e davanti ad attivisti, anti-attivisti, stampa e gente più o meno interessata, i Green Hill hanno dichiarato di essere pronti a “resistere a lungo”, e di condividere la lotta con “migliaia di animali già sottoposti ad esperimenti, chiusi nelle loro piccole gabbie, nella loro vita ridotta ad un numero.” Dopo dieci ore l’occupazione è finita, e gli attivisti sono usciti portandosi via un po’ di cavie. La vicenda poteva concludersi così, ma poi ricercatori e dottorandi hanno deciso di rispondere, e lunedì si sono radunati in una contro-protesta a suon di “Orgogliosi di salvare la vita anche a voi” e “Ribellati contro la cultura dell’ignoranza.” Il dibattito sulla vivisezione non è una novità: chi la pratica dice che il fine giustifica i mezzi—tipo la salvezza dell’umanità—e chi la contesta parla di barbarie, di diritti animali violati e di "specismo", mettendola al pari di cose come razzismo, sessismo e fascismo. Io non faccio vivisezioni e non faccio parte di Green Hill, quindi ho contattato direttamente due persone pro e contro perché mi spiegassero le loro ragioni. FERMARE GREEN HILL
Giuliano fa parte del coordinamento Fermare Green Hill, nato nel 2010 per interrompere l’ampliamento di una struttura di Montichiari (Green Hill, appunto) dedicata all’allevamento di beagle da laboratorio—presente i cani più belli del mondo? Ecco. Da allora i Green Hill si sono impegnati nella lotta, e tra le cose che li definiscono, sul loro sito, potete trovare frasi come, “Similmente al razzismo e al sessismo, lo specismo perpetua una visione gerarchica del mondo” o “Crediamo in un attivismo senza deleghe coscienti che ognuno di noi può muoversi in prima persona per mettere i bastoni tra le ruote a chi lucra sullo sfruttamento animale.” VICE: Cosa avete fatto sabato?
Giuliano: Sabato mattina abbiamo occupato il quarto piano del Dipartimento di Farmacologia della statale di Milano, due di noi si sono "allucchettati" col collo alle porte. Abbiamo incatenato anche le porte, ma come sicurezza abbiamo usato anche i nostri corpi per impedire l’ingresso. Di cosa si occupa il laboratorio?
Non lo sappiamo ancora, dentro abbiamo trovato schede e schedari, li dobbiamo esaminare, per ora non so dirti niente di preciso. Oltre agli schedari cosa avete trovato?
Gabbie, tante stanze piene di gabbie piccolissime piene di migliaia di topi e 18 conigli New Zealand, hai presente? Quelli albini, bianchi e grossi. Poi verso sera siete usciti e siete tornati a casa. Lunedì però alcuni ricercatori sono scesi in piazza e hanno deciso di manifestare contro la vostra "operazione". Cosa ne pensi?
Che penso, be’, che non capiscono qual è il punto di vista. Non devono vedere la nostra protesta dal punto di vista scientifico, è inutile che dicano che noi abbiamo mandato in fumo anni di ricerca. Ci hanno detto che per colpa nostra non riusciranno a trovare una cura per la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la SLA, ma non è vero. La studiano in tutto il mondo, e non penso che loro siano i salvatori della patria come vogliono farci credere; poi sono anni che si studiano certe malattie e nessuno ne viene a capo. Forse dovrebbero cominciare a cambiare la prospettiva della ricerca, in toto. Tipo? Avete qualche idea su ricerche alternative? Ne esistono?
No, non lo so. Non ci riguarda. Noi non parliamo del punto di vista scientifico, anche perché nessuno di noi è laureato in materie scientifiche. A queste domande lasciamo rispondere gli esperti, laureati che hanno molta più credibilità di noi. Noi diciamo che nessun essere vivente deve essere trattato come schiavo per il bene dell’uomo. Non c’è una specie superiore. Quindi anche voi vi affidate alla scienza.
Il dovere della scienza è trovare un metodo alternativo. Non è una cosa che ci riguarda, noi siamo persone evidentemente più sensibili, proviamo più empatia per la sofferenza degli esseri viventi, per i più deboli, anche per gli umani. La scienza deve girare la sua ricerca in maniera più etica, magari cominciando a non avvelenare il mondo che ci circonda. Alla fine sono le case farmaceutiche a decidere. Sono loro che fanno il bello e cattivo tempo nella ricerca. Che la smettano di inquinare il mondo con esperimenti di nano e micro tecnologie, ci avvelenano e basta. Prima ci avvelenano e poi vogliono venderci la cura. Basta. Quindi o la scienza trova metodi alternativi o basta scienza, giusto?
Guarda, quante volte abbiamo letto di topi portatori di cure miracolose? Anti-cancro, anti-tutto, tantissime. E poi? Poi niente. Nessuna di queste cure è mai stata applicata sull’uomo, perché comunque non vanno bene. E lì si parla di anni di sterminio sui topi per arrivare a un punto morto. Avete dei rapporti con le associazioni pro-ricerca?
No, non ne abbiamo mai avuti. Noi la mettiamo sul piano etico e loro rispondono sul piano scientifico, e a noi non va bene. È una discussione che non possiamo e non vogliamo affrontare. Cosa succederà adesso a Milano?
Stiamo aspettando che quelli del laboratorio ci richiamino per dirci come vogliono procedere. L’Ateneo ci ha detto che possiamo prenderci tutti gli animali, tanto ormai sono inservibili, e per loro sono costi in meno. Perché sono inservibili?
Perché gli abbiamo incasinato tutte le carte. E voi cosa ne farete?
Per ora abbiamo 300 topi e un coniglio. Il coniglio ha già trovato una casa, i topi li stiamo dando in adozione. Li stiamo censendo e li dividiamo tra maschi e femmine. In mezzo c’è un po’ di tutto, topoline gravide, topolini nudi, quasi tutti sono topi transgenici. Non avete pensato che alcuni dei topi potessero essere infetti? Alla fine erano lì per essere sottoposti a cure sperimentali.
Vabe', se fossero stati infetti chi ci ha dato il permesso di portarli fuori sarebbe un pazzo criminale. Ma non li avete portati fuori in massa? Non credo che quelli del laboratorio si siano messi a ispezionare uno a uno i topi che vi siete portati via, no?
Guarda, se questi topi fossero infetti questa gente sarebbe veramente peggio dei terroristi. I topi stanno già andando in giro, nelle case, tra chi li ha adottati. Non penso che ce li avrebbero fatti portare fuori se ci fosse stato un reale rischio di contaminazione, no? PRO-TEST ITALIA 
Daria fa parte di Pro-test Italia, che esiste da fine settembre dell’anno scorso e mette insieme ricercatori e studenti di farmacologia, biologia, veterinaria, medicina e in generale persone interessate alla scienza. L’associazione è nata dopo la vicenda Green Hill, per difendere la ricerca anche di fronte al pubblico per cui è più facile simpatizzare con un cucciolo di beagle che con una Sindrome di Eisenmenger o un’aritmia cardiaca—nel caso Green Hill gli attivisti sostenevano che i cani erano impiegati per ricerche inutili, in realtà erano fondamentali per la ricerca sulle malattie cardiovascolari. VICE: Perché avete deciso di formare un’associazione? Non capita tutti i giorni tra ricercatori, no?
Daria: Spesso il mondo della ricerca preferisce rimanere neutrale rispetto a queste manifestazioni, forse per non perdere tempo, forse per non inimicarsi il grande pubblico, e alla fine si parla sempre e solo degli animalisti e delle loro posizioni. Nessuno difende la ricerca. Che relazione avete con la manifestazione di Milano?
Siamo in contatto con alcuni studenti, e abbiamo organizzato la protesta in piazza. Abbiamo voluto dimostrare ai ricercatori che qualcuno al loro fianco c’è, e che noi siamo pronti a muoverci. Un atteggiamento che di solito riguarda più gli animalisti che i ricercatori, soprattutto rispetto a un'attitudine di "piazza".
Sì sì, è vero, la ricerca in Italia vive di una solitudine incredibile. Nessuno si rende conto che queste persone ricercano farmaci che aiuteranno la salute di tutti, e che se non fosse stato per la ricerca sugli animali cose come il vaccino contro la poliomielite o l’insulina non ci sarebbero mai state. Non esistono alternative all’utilizzo degli animali da laboratorio?
Ti rispondo con una domanda. Come fai a testare un pacemaker senza un animale vivo, senza un organismo complesso? In vitro non si può. Prendi un impianto cocleare per ridare l’udito a una persona che non sente, come fai a sapere se funziona? Anche questo in vitro non si può fare. In questi casi servono per forza degli organismi complessi. Prendi il caso del Talidomide. Spesso gli animalisti lo citano come un loro cavallo di battaglia, ma il problema vero è che questo medicinale non venne mai testato su cavie gravide. Se si fosse fatto si sarebbe visto che il medicinale produceva malformazioni nei feti e non sarebbe mai stato approvato. Una cosa è reagire in provetta, una cosa è reagire all’interno di un organismo complesso con tutte le sue interazioni e con i suoi organi. Una cosa è il farmaco su una cellula, una cosa è il farmaco metabolizzato dal fegato e assorbito dai reni. Avete mai avuto un confronto diretto con gli animalisti?
No, le associazioni animaliste ci ignorano. Un anno fa ci siamo confrontati con il Dott. Massimo Tettamanti [chimico, coordinatore per l'Europa del Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica], in radio. Tra e tante cose è uscito il discorso sui pacemaker, e una persona dal pubblico ha chiamato e gli ha chiesto come testarne uno senza un animale su cui farlo. Lui ha risposto, “io a questa domanda non rispondo.” Il problema è che le vostre posizioni sono inconciliabili; le vostre motivazioni si trovano su piani diversi, da una parte la morale, dall’altra la scienza, non c’è via d’uscita?
In realtà c’è, e noi saremmo i primi a volerne beneficiare. Noi scienziati vogliamo migliorare la scienza, soprattutto sul fronte dello "sfruttamento" degli animali. Esistono già sistemi per ridurre la quantità di animali utilizzati. Prendi la macchina per la risonanza magnetica. Grazie a lei un unico topo può essere controllato più volte e restare in vita. Prima bisognava impiegare decine di animali, ed ogni volta per analizzarli bisognava ucciderli. Alle 3R, Reduction Replacement e Refinement, hanno ormai aderito tutti gli scienziati. La cosa è piuttosto semplice: ridurre gli animali al numero effettivamente necessario e sostituirli ogni volta che si può con tecnologie che non ne prevedono l’impiego, tipo l’insulina, per farti capire. Una volta veniva estratta direttamente dagli animali, adesso si ottiene facendola sintetizzare dai batteri, è anche più economico. È un po’ come dire agli animalisti "lasciate lavorare la scienza perché la scienza salverà gli animali, non voi."
Infatti, il loro atteggiamento è soltanto controproducente. Tutti loro utilizzano i frutti della ricerca, ogni giorno. Credi che se il loro animale stia male non lo portano dal veterinario? E il veterinario cosa fa? Lo cura no?

Però ne contestano i mezzi.
Sì, e senza rendersi conto che adesso come adesso altri mezzi non esistono. La scienza stessa vorrebbe farne a meno, perché effettivamente gestire uno stabulario richiede molto impegno, tempo e soldi. Parliamo di migliaia di topi le cui gabbie vanno lavate e sterilizzate ogni giorno, per cui ci dev’essere un veterinario sempre nei paraggi, giorni feriali e giorni festivi. Per uno studio in vitro basta cambiare l’acqua ogni tre giorni; una bella differenza, no? Direi. Ma torniamo su Milano, gli attivisti sono entrati e si sono impossessati di ricerche e documenti, di che perdite stiamo parlando?
Be’, la verità è che dopo la loro incursione il laboratorio ha dovuto rinunciare a tutte le sue cavie, perché inutilizzabili. Quando sono entrati hanno scambiato i cartellini dei topi, rendendo impossibile capire quale topo è stato usato per quale farmaco. Pensa che alcuni di questi topi erano stati selezionati dopo un lavoro di anni, e adesso, niente, non possono più essere utilizzati, molti verranno dati via e altri dovranno essere soppressi. Alcuni possono costituire un rischio per la salute dell’uomo. È una situazione spiacevole. Non si sa neanche se alcuni degli animali portati via dagli animalisti siano infetti o meno, si tratta di animali su cui si stavano facendo sperimentazioni di farmaci e molti topi sono stati portati via senza essere controllati. Se alcune cavie fossero infette sarebbe un rischio, non tanto per l’animale, ma per gli attivisti. E adesso?
Molte ricerche dovranno ricominciare da zero e peseranno economicamente sulle tasche dei contribuenti. E voi, cosa farete?
Vogliamo organizzare un secondo corteo verso fine maggio, sempre a Milano. Oggi non ci aspettavamo di avere tanta risonanza. Vorremmo solo che la gente si interessasse di più al tema della ricerca. Già non ci sono fondi, poi se quelli che ci sono vengono buttati via per motivi stupidi è un danno per tutti, per la ricerca, per la società, per il contribuente, per il malato, per tutti.

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