Come ho imparato ad amare il mio corpo in un hotel per nudisti giamaicano
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Come ho imparato ad amare il mio corpo in un hotel per nudisti giamaicano

Nonostante la Giamaica sia forse tra i paesi più omofobi al mondo, il resort Hedonism II offre una zona franca e vacanze di lusso per nudisti, queer, appassionati di sadomaso e dei drink consumati in piscina.
22.11.16

La mia ragazza Kelsey non è una semplice nudista—è un'attivista. Partecipa regolarmente agli eventi pro-nudismo di San Francisco e dintorni, e una volta è finita agli arresti per essersi spogliata nel corso di una protesta. Come primo appuntamento, mi ha proposto "una manifestazione nudista".

Io ho declinato l'offerta, optando per un banalissimo primo appuntamento in un pub. Perché non sono una nudista. Se proprio dovessi definirmi, anzi, sono una puritana. Già una scollatura troppo profonda mi mette a disagio. Tutte le volte che vado in piscina tengo gli occhi fissi sulle piastrelle del pavimento, come se mi interessassero i capelli e le carte di merendine.

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Perciò, quando un comunicato stampa dell'Hedonism II—un resort giamaicano in cui i vestiti sono un optional—mi ha invitato a passare cinque giorni "alla ricerca del piacere" in costume adamitico, ho risposto, "No grazie."

Hanno insistito ancora un paio di volte, finché mi sono resa conto che il successivo evento stampa sarebbe caduto il giorno del compleanno di Kelsey. Niente la rende più felice di stare nuda, e se io ci avessi guadagnato una vacanza ai Caraibi gratis—be', immagino che avrei potuto provare a fare la nudista per qualche giorno.

Andare in Giamaica non era mai stata una mia priorità, perché il TIME una volta ha etichettato il paese come "il posto più omofobo sulla faccia della Terra." Comunque è successo dieci anni fa, e molti attivisti e artisti hanno dichiarato che il paese ha fatto degli enormi passi avanti. Perciò abbiamo deciso di andare, sapendo che ci saremmo trovate di fronte a un bel contrasto: nel resort più progressista che potessimo immaginare, in uno dei paesi più omofobi del mondo.

GIORNO 1

Secondo un volantino, Negril, la città in cui è si trova il resort, è "una meta per gli amanti degli sport acquatici"—e questo mi sta facendo riconsiderare da capo in che pasticcio mi sono infilata, ma poi mi rendo conto che parlano del wakeboard.

Qualcuno mi mette un bicchiere di mimosa in mano. Lo staff del resort è molto disponibile, e la nostra camera è spaziale. Proprio sulla spiaggia! Con gli specchi sul soffitto! Jacuzzi privata! Frigo pieno d'alcol! Tutto gratis.

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Ci viene consegnato un calendario di attività e outfit fetish consigliati ("uniformi scolastiche" un giorno, "pelle e pizzo" un altro). Kelsey si spoglia immediatamente, e io, piena di vodka, mi tolgo la maglietta sul nostro patio privato, che in realtà non è poi così privato, dato che chiunque ci può passare davanti e dire ciao (e lo fanno in tanti, e alcuni non se ne vanno per molto tempo).

Quello di cui mi rendo immediatamente conto è: quando la nudità è la normalità, è facile per me sentirmi a proprio agio. Perché? Perché sono una pecorona. Per quanto mi piaccia considerarmi un'artistoide a cui piace vivere "al limite", nella realtà sono sempre nelle retrovie. Se mi dicono gli altri di buttarmi da un dirupo, ma certo! Grazie di avermi invitato! Mi inginocchio ai vostri piedi, sconosciuti!

Comunque, sì, ero libera, ma anche molto cosciente di quello che stavo facendo perché la nostra stanza era piena di specchi, su qualunque superficie. Ora so com'è il mio grasso corporeo da quattro angolazioni diverse, e non ne sono felice.

Ricordo a me stessa che chiunque altro in questo posto è a proprio agio (felice, addirittura!) con le proprie imperfezioni, e cerco di costringermi a non pensare al mio corpo come a un "blocco di formaggio infilzato in stuzzicadenti." Ma è dura. Sapere che qui nessuno mi giudica non è abbastanza per compensare una vita intera da donna.

Ricevo un sacco di attenzioni da parte di perfetti sconosciuti. Ma presto appare chiaro che la vera stella della nostra vacanza è il cespuglio sul pube di Kelsey. Ecco una lista non esaustiva di commenti non richiesti ricevuti da uomini:

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"QUEL CESPUGLIO!" (Dito puntato.)

"Posso farti un complimento? Adoro il tuo cespuglio."

"Come posso metterla giù bene—sei la prima donna non depilata che vedo al resort."

"Posso rasartelo? No? Posso leccartela allora?"

Comincio a sentirmi stranamente competitiva, e mi chiedo perché nessuno faccia commenti sessisti sul mio pube. Certo, quello di Kelsey è unico—un cuscinetto di morbidi riccioli su cui potresti poggiare la testa e dormire per ore. Mentre il mio sembra il tentativo di un 13enne di farsi crescere la barba.

Una partecipante al festino per donne.

GIORNO 2

Il resort ha un programma di lezioni di pole dance, durante le quali ci viene intimato di muovere il culo "come se stessimo salando un pollastrello." Quando ci provo, sembra più che altro che stia cercando di spaventare una martora. Perciò, ok—non so twerkare. Ma ridiamo un sacco, e posto su Facebook una foto con una gamba attorcigliata al palo in uno strano angolo. "Temo che non sia proprio la più sexy delle mosse," commenta mia madre.

Col passare del giorno, comincio a sentirmi più a mio agio con il mio corpo. Uso gli specchi del soffitto a mio vantaggio. Do un nome al mio grasso sul didietro (Sandra) e ci divento amica. Guardo ma non fisso i genitali altrui. Stranamente, mi colpisce come cosa più "estrema" del resort non il fatto che siamo nudi o in abiti fetish a cena, ma che possiamo entrare in piscina con i drink. Quella stessa sera, quando vedo un uomo farsi fare un pompino in quella stessa piscina, non batto ciglio. "Quello? Non è nulla. Prima lì dentro ci stavo bevendo una piña colada."

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GIORNO 3

Breve elenco delle attività che ho fatto da nuda: ping-pong, snorkeling, biliardo in piscina, ballare "Baby Got Back" con delle corna da diavoletto in testa, partita a scacchi formato gigante.

A questo punto, sono le persone vestite a scioccarmi, anche perché i guardaroba di molti maschi presenti sono pieni di terribili camicie hawaiane. "Questa camicia è fatta per distrarti mentre ti guardo le tette," dice uno. Un'altra camicia ha un cazzo disegnato in modo che sembri uscire dalla cintura dei pantaloncini. Il gentiluomo che la indossa l'ha creata da sé. "Forse ho un po' esagerato con le dimensioni," aggiunge.

Davvero, c'è un altro posto in cui un uomo altrimenti rispettabile potrebbe indossare una maglietta con scritto "CULO: L'altra vagina" in pubblico?

GIORNO 4

L'ultimo giorno incontriamo Beth, che gestisce Wild Women Vacations, agenzia specializzata in vacanze erotiche per donne omo-bisessuali. Ci racconta della festa lesbo di quella sera nella zona giochi del resort, e noi siamo eccitate perché l'Hedonism II è a prevalenza etero. Quando arriviamo, Beth ci accoglie felice.

"Siete venute!" dice.

L'altra organizzatrice si intromette, "Be', non sono ancora venute!"

Ci sono sex toy ovunque, strumenti per il massaggio intimo, un vibratore grosso come un frullino a immersione, un dildo doppio, una sex machine, e uno Womanizer, che è come un aspirapolvere per bisogni intimi. C'è una lezione di fisting, la donna che presta la mano è anche la dominatrice designata della serata. Ormai è in pensione, ha gli occhi dolci e porta un cappello con una scritta sbrilluccicante: "Sexy". Mentre mi frusta, mi passa un dito lungo la schiena e dice, "Sei così delicata. Non voglio farti male."

Lezione di fisting. Illustrazione di Kelsey Beyer.

GIORNO 5

Alla partenza, sono contenta per il fatto che nessuno ci ha discriminato o molestato perché siamo lesbiche—e questo dipende forse dal fatto che il resort è un'isola a sé, dentro la Giamaica. Abbiamo lasciato le nostre mura progressive solo raramente, e anche in quei casi solo per andare con la navetta dell'albergo al Rick's Cafe, un'altra meta turistica in cui a nessuno interessa dell'omosessualità. Ovviamente, praticamente tutto quello che succede all'Hedonism II sarebbe illegale in Giamaica—e anche in parte degli Stati Uniti, nonostante tutte le dichiarazioni di apertura mentale e legislativa su omosessualità e nudismo (per non parlare di esibizionismo, sadomaso e drink in piscina). Sono felice di aver potuto esercitare la mia libertà sessuale all'estero prima che venga messa fuori legge da Mike Pence.

Cinque giorni nuda non mi hanno certo fatto innamorare delle mie imperfezioni, ma mi hanno aiutato a capire che ci sono migliaia di cose più importanti su cui potrei e dovrei concentrarmi, invece che cercare filtri Instagram che minimizzino Sandra. Passare una settimana a parlare con centinaia di nudisti, quasi tutti fin troppo gentili, allegri e desiderosi di condividere una libertà che gli è negata nella vita di tutti i giorni è stata una ventata d'aria fresca.

Quando siamo tornate a casa, mi sono riscoperta meno impacciata—riesco perfino a camminare dalla camera da letto al bagno senza avvolgermi in un asciugamano! Non sono diventata una nudista convinta, ma di certo sono meno bacchettona, e mi importa molto meno di coprirmi sempre. E questo è bello.

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