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Buongiorno peccatori... con Warren Ellis

Il tuo Dio non conta nulla

La blasfemia non ha niente a che vedere con dio. È un atto politico, e quando spalo merda sul tuo dio non lo sto facendo a lui—lo sto facendo a te, perché sei tu a servirlo e a usarlo come scusa.

di Warren Ellis
01 ottobre 2012, 1:07pm

Immagine di Marta Parszeniew  

Benvenuti sulla nuova rubrica di Warren Ellis, pluripremiato autore di fumetti, romanzi e serie tv. In questa rubrica, Warren prenderà spunto da notizie recenti per trasformarle in visioni su un futuro più o meno prossimo con un livello di accuratezza che si aggira intorno al 99 percento.


I diversi strati della società sono d’accordo nell’affermare che ci debba essere libertà di parola. Almeno, ovviamente, finché questa non viene meno. Come disse George W. Bush: “Dovrebbero esserci dei limiti alla libertà.” Si ha quel diritto finché non si dice qualcosa che ad alcuni potrebbe non piacere. Spesso, qualcosa che le parti offese non riescono agevolmente a criminalizzare. Non è più così semplice come una volta, ma fortunatamente esiste una via d'uscita. Qualcosa che è stato inventato migliaia di anni fa con l’esplicito obiettivo di tenere gli spocchiosi in riga, e che recentemente Russia e Grecia hanno sfruttato come leva politica per far tacere la gente.

Blasfemia. L’atto di insultare ciò che è considerato sacro. Tommaso d’Aquino riteneva fosse “un peccato nei confronti di Dio”. Era fermamente convinto che i peccatori dovessero esseri uccisi, e che spettasse ai tribunali laici prendersene carico, cosìcché la Chiesa potesse fingere di avere le mani pulite. Perché, apparentemente, un dio non è un'entità così potente da non poter essere offesa.

Ovviamente, dei e profeti nemmeno se ne accorgono; gli ultimi sono morti, mentre i primi non hanno mai dato segni di vita. La blasfemia, come l’eresia, è uno psicoreato. Quando spalo merda sul tuo Dio, non lo sto facendo a lui—lo sto facendo a te, perché sei tu a servirlo e a usarlo come scusa. È un atto politico. E, tuttavia, permette allo stato di usare una delle sue armi più antiche.

“Teppismo motivato da odio religioso”, così hanno riportato i nostri giornali a proposito della sentenza contro le tre componenti delle Pussy Riot; una punizione da parte dello stato per essere entrate in una chiesa ad implorare in modo colorito che Vladimir Putin fosse rimosso dalla sua carica. Molte delle parole usate sono state quelle che alcuni definirebbero oscenità. E le oscenità, come le divinità, sono entità incorporee caricate di significati spaventosi per quelli che ci vogliono credere.

Solo un paio di settimane fa in Grecia un uomo è stato arrestato per “blasfemia” nei confronti di un morto. Padre Paisios era un monaco, deceduto nel 1994. Nel Paese sarebbe attivo un movimento che ne vuole la santificazione, ma per ora Paisios è solo un mucchietto d’ossa e una barba. L’uomo arrestato gestiva una pagina Facebook che faceva satira sull’Ortodossia greca: Padre Pastitsios—il Pastitsio è un piatto tipico a base di pasta, e il nome evocava il Pastafarianesimo. A quanto pare la polizia greca ha un’unità per i “crimini informatici”, che, non avendo probabilmente nulla di meglio da fare, si è messa a spulciare questa pagina. In seguito Alba Dorata avrebbe addirittura presentato richiesta in Parlamento, affinché venissero presi dei provvedimenti nei confronti dell'atto di "blasfemia" contro Padre Paisios. Se ben ricordate, Alba Dorata è il partito greco di ispirazione neo-nazista noto per le sue azioni di stampo poliziesco contro gli immigrati.

Si tratta di consolidamento del potere. Essere blasfemi nei confronti di un uomo che non è né un dio, né un profeta e nemmeno un santo è come essere blasfemi nei confronti del mio cane. Il mio cane non è un dio, un profeta o un santo e, a dire il vero, non esiste nemmeno perché io non ho un cane. Io odio i cani. Ma Alba Dorata ha fatto arrestare un uomo per blasfemia al fine di proteggere i sentimenti feriti dell’Ortodossia greca e presentarsi come alleato della Chiesa.

Non ha niente a che vedere con Dio. Non lo ha mai avuto. Se ci fosse un dio, e se provasse un dolore mortale a causa del peccato di blasfemia, sarebbe un essere debole e vuoto, indegno di compassione, e si meriterebbe un’adorazione solitaria. Ma non esiste. Esistono solamente piccoli uomini e donne che la notte costruiscono gabbie per persone che si ricordano ancora come ridere e pensare, e le accatastano in quei grandi muri in metallo di monolitica e falsa autorità.