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Macro

Quali sono i paesi in cui conviene lavorare?

Quali sono i paesi del mondo in cui è più facile trovare lavoro, in cui i lavoratori hanno più diritti e si guadagna meglio? Ce lo dicono due classifiche, da cui non emergono tante sorprese.

Una manifestazione dei dipendenti di McDonald's per l'innalzamento del salario minimo negli Stati Uniti, maggio 2014. Foto via Flickr/

Light Brigading

Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

Vuoi una vita in cui le preoccupazioni finiscono con l'orario di lavoro, in cui ci sono le ferie e il tempo libero? In cui le relazioni con gli altri e la famiglia possono essere coltivate invece di essere trasformate in un casino totalmente disfunzionale? Se la tua risposta è sì, stai per trovare risposta a una domanda che ti stai ponendo da tempo: ma in quali paesi conviene andare a lavorare?

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La classifica sui posti migliori per lavorare è molto diversa da quella sui posti migliori per aprire un'azienda. Quest'ultima si concentra sulla velocità nell'ottenere i permessi per aprire una nuova attività, sul peso delle tasse e sul rispetto dei contratti; quella sui posti migliori in cui lavorare ha parametri ben diversi, concentrandosi sul rispetto dei diritti dei lavoratori, la possibilità di scioperare, la lunghezza delle ferie, il livello degli stipendi e altre cose che ti migliorano la vita se sei un lavoratore dipendente.

l'International Trade Union Confederation (ITUC)—la confederazione internazionale dei sindacati—pubblica ogni anno il Global Right Index, la classifica globale dei paesi che più tutelano i diritti di chi lavora, un'indice che mette insieme 97 fattori e si basa su indicazioni fornite da 325 centri sindacali sparsi per il mondo.

Studiando le violazioni di ciascuno degli indicatori presi in considerazione tra il marzo 2013 e il marzo 2014, l'ITUC è arrivata a suddividere i paesi del mondo in diversi gruppi, a seconda del numero di violazioni che vi si verificano.

I paesi in cui vengono violati da zero a otto dei 97 fattori fanno parte di un primo gruppo in cui "i diritti collettivi dei lavoratori sono generalmente garantiti: i lavoratori possono associarsi liberamente e difendere i propri diritti collettivamente nei confronti dei governi o dei datori di lavoro, e migliorare le proprie condizioni di lavoro attraverso la contrattazione; le violazioni contro i lavoratori non sono assenti ma non occorrono regolarmente." Di questo primo gruppo fanno parte 18 paesi: i soliti scandinavi (Islanda, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca), altri paesi europei (Germania, Francia, Olanda, Estonia, Lituania, Slovacchia, Montenegro, Belgio e Italia, unica tra le nazioni dell'Europa meridionale) e mete più esotiche (Uruguay, Togo, Sudafrica, Barbados).

Alla fine della classifica ci sono poi i paesi peggiori: quelli in cui si registrano più di 36 violazioni su 97, in cui "i lavoratori non hanno di fatto accesso ai propri diritti e sono esposti a regimi autocratici e regolamenti ingiusti". Di questo gruppo fanno parte ad esempio Grecia, Turchia, Cina, India e Arabia Saudita.

Ma ci sono anche altri criteri da prendere in considerazione. Da qualche anno a questa parte, l'Ocse, l'organizzazione per lo sviluppo che riunisce 34 paesi economicamente avanzati, ha iniziato a compilare il cosiddetto Better-life Index, "che permette di comparare il benessere tra differenti Paesi, sulla base di 11 indicatori che l'Ocse ha identificato come essenziali, in aeree legate alle condizioni di vita materiali e alla qualità della vita." Tra questi indicatori ci sono lo stipendio medio e la probabilità di ottenere un lavoro, l'accesso all'educazione e alle cure mediche, il livello di soddisfazione generale, la presenza di comunità e cittadinanza attiva, la sicurezza personale, l'equilibrio vita-lavoro e la facilità nell'ottenere una casa.

Sul sito dell'Ocse c'è persino una mappa interattiva in cui ognuno può scegliere che peso dare a ciascuno di questi fattori. Se li si considera tutti allo stesso modo a svettare in classifica è l'Australia, seguita da Svezia, Norvegia, Svizzera, Danimarca, Canada, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Finlandia e Islanda. Sui 34 paesi dell'Ocse, l'Italia è solo 23esima.

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