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Attualità

Marò Forever

Come la vicenda dei marò ha smesso di essere un semplice meme e sta diventando una pietra miliare della nostra generazione.

di Emiliano Negri
27 agosto 2015, 10:27am

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Aggiornamento: Secondo quanto riportato dai giornali italiani il 2 maggio 2016, il tribunale dell'Aja avrebbe dichiarato che Salvatore Girone potrà tornare in Italia durante l'arbitrato avviato dal governo italiano.

Negli ultimi giorni, ci sono stati diversi nuovi sviluppi nell'interminabile vicenda dei due marò. L'Italia ha richiesto l'arbitrato internazionale, è stata fissata la data del processo davanti al Tribunale Internazionale del Mare e nell'attesa la Corte Suprema indiana ha sospeso tutti i procedimenti a carico dei marò. Ma se la sensazione è che la realtà dei fatti non interessi più a nessuno, la storia dei marò continua a tenere banco in maniera inaspettata su altri livelli. Sembra quasi ci sia una rapporto inversamente proporzionale tra il numero delle persone che seguono le notizie sui marò e quelli che invece conoscono i marò come fenomeno pop.

Questo è particolarmente vero quando guardiamo all'evoluzione che la vicenda ha avuto e sta tutt'ora avendo su internet, dove ormai il fenomeno ha da tempo oltrepassato il livello di semplice meme, per diventare qualcosa di ben più profondo e radicato, un segno indelebile che rimarrà per anni in nelle menti della nostra generazione, a prescindere da quelli che saranno i concreti sviluppi della storia.

Se ci pensate un attimo, i fenomeni di internet attraversano diverse fasi sempre più o meno uguali: nascono, crescono, smettono di far ridere/incazzare/indignare, muoiono. È fisiologico—tutti i meme e tutti i personaggi che per un certo periodo sono diventati gli eroi dell'internet italiano, da Giancarlo Magalli a Gianni Morandi, prima o poi hanno fatto questa fine.

La vicenda dei due Marò, invece, sembra seguire regole diverse dagli schemi ormai classici che si possono utilizzare per sintetizzare le fasi della vita di un meme o di un fenomeno di internet. Qualsiasi cosa si rifaccia al caso e alla sorte dei due marò non manca mai di generare dibattito, anche se probabilmente a questo punto non sono rimaste più tante cose da dire né tante persone realmente interessate alla vicenda. Le battute sul tema hanno ormai smesso di far ridere da un pezzo e su Facebook è comparso persino un apposito evento-moratoria, "I Marò non fanno più ride."

"I Marò ci hanno dato molte soddisfazioni," si legge nella descrizione dell'evento. "Ma ormai è chiaro: dal 31 Agosto non faranno più ride." Ma anche se ormai siamo tutti perfettamente consapevoli del fatto che le battute non siano più originali e divertenti—come qualsiasi cosa su cui Luca e Paolo facciano uno sketch—il fenomeno continua ad andare avanti, raggiungendo ogni volta nuove vette inaspettate.

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Marò Slug - The Game

Mi è capitato di farne personalmente esperienza solo pochi giorni fa, quando "Marò Slug," il gioco satirico che ho creato con un amico è diventato virale. Che girasse così tanto era prevedibile, quello che non era prevedibile è che la sua rilevanza si è estesa anche al di fuori di internet, finendo su tutti i principali quotidiani online, su giornali cartacei, nelle radio e persino alla Camera dei Deputati. In vita mia non avrei mai pensato di fare qualcosa di tanto rilevante da scomodare persino Ignazio La Russa.

Se è successo tutto questo, è stato perché ormai ogni cosa che riguarda i due marò è completamente slegata da quelli che sono i fatti oggettivi della vicenda. La maggior parte di chi ha giocato al videogioco, così come la maggior parte di chi in generale fa e ride delle battute sui due, non è davvero interessato a conoscere nei dettagli il fatto di cronaca e lo stato della battaglia legale tra Italia e India.

Se e quando i due militari italiani verranno definitivamente liberati e rimandati in Italia—anche se, a dire il vero, uno dei due è già qui per motivi di salute, per quanto tutti sembrino spesso dimenticarlo—l'internet italiano esploderebbe. Ma a prescindere da questo, è ormai chiaro che anche a quel punto il fenomeno non morirà come capita di solito ai meme che esauriscono la loro carica virale.

Le prime avvisaglie di questo sono già visibili nel modo in cui si cita la vicenda. La stessa domanda retorica "e allora i marò?", nata come battuta sagace, fa ora parte dell'immaginario comune di un gruppo enorme di persone e viene usata nei contesti più vari. In pratica è stata assimilata a un proverbio, entrando a far parte del nostro bagaglio culturale. Per molti Latorre e Girone hanno ormai sostituito Gandhi come primissima associazione mentale quando si parla di India. Ai (presunti) indiani venditori di rose per strada che prima venivano ignorati adesso ci si rivolge spesso con battute sullo stile di "Te le compro tutte se ci ridai i marò." Sotto le foto delle vacanze in posti esotici dei nostri amici possiamo leggere commenti come, "Visto che sei là riportaci i nostri ragazzi."

È difficile identificare con chiarezza il motivo per cui è successo tutto questo, come fa notare anche Jonah Berger nel suo libro Contagioso. Come un'idea e un prodotto hanno successo e si diffondono, uno dei testi più importanti per comprendere le leggi su cui si basa la viralità su internet. La diffusione virale dei meme su internet è un po' come incendio: si propaga per le condizioni favorevoli che trova mentre si espande, e la scintilla è un elemento necessario ma assolutamente non sufficiente.

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Nel caso specifico della vicenda dei marò, le condizioni favorevoli all'incendio sono state rappresentate dalla naturale propensione di internet per la dissacrazione di tutto e di tutti—niente di più. In una prima fase, i marò erano solo l'ennesimo meme entrato nel vortice di popolarità su internet. Come scriveva Giovanni Scrofani a proposito della vicenda Magalli, "si prende un personaggio più o meno famoso e si bombardano i social con le sue immagini. Se attecchisce il personaggio diventa un tormentone virale, che ossessiona le bacheche di tutta italia. Altrimenti dopo un po' svanisce." Solo che nel caso dei marò questo processo è veramente sfuggito di mano.

La carica di indignazione scatenata dalla memificazione della vicenda dei marò è stata forse il motivo per cui le cose sono degenerate—anche se come già detto in questi casi è impossibile indicare un'unica causa fondamentale. Di fronte all'indignazione, internet si comporta come un bambino, ci sguazza e calca la mano per prolungare il più possibile il suo divertimento dato dalla contemplazione compiaciuta di quella stessa massa indignata. Aggiungendo a questa tendenza il fatto che già di per sé la carica emotiva connessa alla vicenda dei marò si era dimostrata in grado di scatenare reazioni assurde—dalle magliette "Je suis marò" alle canzoni di protesta—si può capire facilmente come tutte queste reazioni, amplificate da internet, abbiano potuto tracimare nel linguaggio e nella mentalità stesse delle persone.

È stato così che la vicenda dei marò ha smesso di diventare un meme per trasformarsi in un riferimento culturale di massa, un capitolo indelebile della vita e della formazione di una precisa parte della popolazione italiana. È processo appena iniziato, ma che continuerà a evolversi e a insinuarsi nel bagaglio culturale della mia generazione.

Ora che il contesto di partenza è stato ribaltato e che il meme ha raggiunto un pubblico molto più ampio rispetto a quello originario, il fenomeno dei marò testimonia come la cultura di riferimento della nostra generazione, quella di internet, si stia lentamente evolvendo e stia iniziando a creare i suoi concetti e i suoi riferimenti. Per cui, anche se il caso dovesse giungere a una conclusione definitiva entro breve tempo, il ritorno a casa dei marò non cambierebbe il loro status. O forse sarà proprio quello il momento in cui tutto finirà, quando potremo finalmente abbracciarli e renderci conto che sono persone vere e non solo dei jpg su cui photoshoppare dei gattini. Nell'attesa che questo avvenga possiamo solo dire una cosa: riportateli a casa.