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L'estrema destra italiana si è presa una cotta per Vladimir Putin

Pochi giorni fa, in occasione della visita di Obama, Roma si è ritrovata invasa da manifesti pro-Putin ideati da una serie di sigle neofasciste. Eppure questo amore non è una novità, e ha una storia molto interessante.

di Leonardo Bianchi
28 marzo 2014, 9:50am

Il 26 marzo 2014, un giorno prima della visita di Barack Obama a Roma, la Capitale si è trovata invasa da un bizzarro manifesto che recitava: “Roma sta con Putin, Obama ospite indesiderato.”


A differenza di quello che ci si potrebbe aspettare, l’atto d’amore non viene da qualche frangia di bolscevichi nostalgici, ma da una serie di sigle neofasciste: Roma Nord, Movimento Sociale Europeo (che già si era distinto durante la protesta dei Forconi), Contro Tempo, XX Flotta, Comunità Militante Formella e “Ostia”.

La nota di accompagnamento ai manifesti—oltre a stigmatizzare la “demonizzazione di Putin e delle politiche russe”—attaccava frontalmente Obama, considerato “il simbolo del peggiore imperialismo americano, quello intriso di buonismo e filantropia ma che nei fatti si oppone ai Paesi non allineati con guerre, come nel caso della Libia, o sostenendo il terrorismo in Siria. Ora è il turno dell’Ucraina e l’opera di divisione dell’Europa dal suo naturale interlocutore, la Russia, è qualcosa che non possiamo accettare.”

Non era la prima volta che i sentimenti pro-Putin trovavano espressione su cartelloni sparsi per Roma: lo scorso settembre era stato il turno di Fronte Nazionale e dei manifesti con la scritta “Io sto con Putin”.


Il presidente del FN, l’ex di Avanguardia Nazionale Adriano Tilgher, aveva sottolineato la “piena consonanza col leader russo sul no alla propaganda omosessuale e alle adozioni da parte delle coppie gay,” sostenendo inoltre che Putin “ha assunto posizioni coraggiose contro la potentissima lobby gay che, con un’azione capillare, punta quasi a colpevolizzare chi omosessuale non è.” Tilgher chiosava con una frase perentoria: “Noi stiamo con Putin, senza se e senza ma”—un’affermazione piuttosto curiosa, dal momento che viene dalla stessa persona che solo qualche anno fa elogiava Adolf Hitler come “un uomo che ha lottato per il suo Popolo, incorrendo, secondo la storiografia ufficiale, in alcune storture.”

E così, dopo essersi fatto accarezzare dai delfini, aver cacciato tigri, accompagnato la migrazione di uno stormo di gru, pescato un luccio gigante da 21 chili, incassato il prestigioso endorsement di Steven Seagal e fatto qualche guerra in giro per l’ex Unione Sovietica, Vladimir Putin si è trasformato nel Justin Bieber dell’estrema destra italiana.

Questa fascinazione per il presidente russo parte da lontano: nel 2008, un post apparso sul blog di Forza Nuova Roma sanciva senza alcun dubbio che “la nuova Europa, affrancata dal male americano, deve rinascere intorno a Putin, l'unico leader contemporaneo che si erge, forte e orgoglioso, come guida dei popoli oppressi di tutto il mondo." [corsivo mio]

Nell’area che gravita intorno a CasaPound ci sono gli scritti di Gabriele Adinolfi, considerato da più parti come una specie di ideologo dei fascisti del terzo millennio. L’ex fondatore del movimento neofascista Terza Posizione ritiene Putin “uno dei quattro leaders al mondo degni di rispetto” (gli altri sono Assad, Orban e Shinzo Abe) e ha anche affermato che “oggi la patria comu­ni­sta sono gli Usa e quella nazio­na­li­sta è la Russia.”

In un recente articolo sulla situazione ucraina, Adinolfi è riuscito a schierarsi sia con Putin (che ha sempre bollato la rivoluzione dell’Euromaidan come un “golpe fascista”) che con i “camerati ucraini” di Pravyi Sektor (Settore Destro, un raggruppamento di formazioni estremiste). Perché? “Perché questo è OGGETTIVAMENTE possibile,” risponde Adinolfi.

Vladimir Putin tira parecchio anche fuori dai circuiti neofascisti. La Padania, il quotidiano ufficiale della Lega Nord, da più di un anno non perde occasione di incensarlo. In un pezzo intitolato “L’Europa di Putin: identità, tradizione, demografia”, si può leggere che il “programma di resistenza culturale” lanciato da Putin è “valido per tutta l’Europa,” e che il presidente russo si staglia ormai come un “faro continentale” per “tutta l’Europa identitaria.” Anche il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, ha omaggiato "PUTIN" su Facebook.


Per rimanere dalle parti degli autonomisti, Lucio Chiavegato, indipendentista veneto nonché “triumviro” del movimento dei Forconi, aveva detto nel corso delle proteste dello scorso dicembre di avere un unico punto di riferimento politico. Indovinate quale: “Putin, perché decide e non s’inchina e difende il proprio paese.”

È su Internet, tuttavia, che il livello d’isterismo pro-Putin raggiunge vette inarrivabili. Dopo le citazioni apocrife di Sandro Pertini e le bufale razziste sui rom, gli articoli che narrano le avventure di Putin sono tra gli elementi più gettonati nel deep web populista.

Dalla pagina Amare la Propria Patria non è un Crimine: è Patriottismo, dove Benito Mussolini incontra la Russia post-sovietica e il NWO.


Giusto per fare un esempio, nei giorni scorsi Imola Oggi (un giornale online che con Imola ha poco a che fare) ha postato sulla propria pagina Facebook un’immagine che descrive la Russia di Putin come il Paradiso in terra.

Via Imola Oggi.


Argomentazioni simili sulla rinnovata gloria finanziaria della Russia si possono trovare anche su fantomatici blog economici. In questo post (titolo: “Vladimir Putin, il Più Grande Statista del Secolo e Perché lo Amiamo”) viene fornito un grafico che mostra inoppugnabilmente come Putin abbia fatto schizzare il benessere dei russi alle stelle e per questo vada amato incondizionatamente.


Quando c’era Putin si stava meglio.

Ma tutto questo è nulla al confronto della pagina Facebook Vladimir Putin Italian Fan Club, che in meno di un anno è riuscita a conquistare a colpi di like l’ambito scettro di Comitato Centrale Dell’Adorazione Illimitata Del Nuovo Zar Russo.

Ieri, mentre il Presidente degli Stati Uniti girava per la Capitale, il Fan Club linkava l'inno russo e rivolgeva questo invito alla popolazione romana: “aprite le finestre e mettete il volume al massimo. Fate in modo che arrivi alle grandi orecchie di Obama e dei suoi lecchini.”

C’è da dire che ultimamente la pagina, che conta più di 20mila fan, è stata particolarmente indaffarata. Le celebrazioni dell’annessione alla Crimea sono state all’ordine del giorno, così come le illustrazioni in cui Putin stende Obama con un sinistro ben assestato.

Via Vladimir Putin Italian Fan Club. Un utente scrive nei commenti: “Non avrei mai pensato di stimare un presidente russo e disprezzarne uno americano!”


E quelle in cui lo zar fa pipì in testa ai vari leader occidentali.

Oltre a cuoricini a palla per VVP e interi album dedicati alla visita dello Zar ai “cuccioli di Leopardo Delle Nevi” a Sochi, la pagina è zeppa di tirate contro immigrati, omosessuali e Unione Europea, senza naturalmente disdegnare ficcanti sortite nazionaliste (non era mancato l’appoggio ai Forconi). Ogni tanto, proprio per non farsi mancare nulla, vengono anche postate immagini di ebrei.


Detto ciò, resta in sospeso una semplice domanda: com’è possibile che un ex agente del KGB formatosi in epoca sovietica sia diventato il campione del neofascismo italiano (e non solo)?

Una possibile spiegazione l’ha data Guido Caldiron, autore del corposo saggio Estrema destra. Viaggio nella nuova internazionale nera. Secondo il giornalista e scrittore, l’agenda politica di Putin contiene una serie di assi portanti che fanno letteralmente girare la testa a certi ambienti: omofobia, guerra agli immigrati, difesa a oltranza della cristianità e dei valori tradizionali, autoritarismo sfrenato, politica estera anti-occidentale/anti-americana ed “evocazione del mito euroasiatico di un’unica nazione dalla Bretagna alla Siberia.”

In un’epoca in cui la politica europea è contrassegnata dalla mancanza di leader di spicco e dalla profondissima crisi degli istituti di rappresentanza, le persone più politicamente spaesate trovano un improbabile rifugio “identitario” in Putin, proiettando sulla sua figura il desiderio (irrazionale o meno) dell’Uomo Forte.

È una cosa che ha senso? Non so. Ma alla fine l’analisi politica e sociologica può arrivare solo fino a un certo punto—questo punto qui sotto, per intenderci.


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