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Abbiamo chiesto a questi italiani perché hanno deciso di sbattezzarsi

Nonostante il movimento per lo sbattezzo in Italia risalga agli anni Ottanta, è negli ultimi anni che si è diffuso. Ne abbiamo parlato con una serie di persone che hanno deciso di uscire ufficialmente dalla Chiesa Cattolica.

di Flavia Guidi
05 ottobre 2015, 10:11am

Foto di Guido Gazzilli.

Come moltissimi altri italiani, quando ero totalmente incapace di intendere e di volere sono stata immersa nell'acqua santa e "introdotta" alla religione cattolica. Per i miei genitori, il mio battesimo era solo il termine minimo per non scatenare un dramma familiare: sono cresciuta in una famiglia atea e ho saltato tutte le varie fasi di catechismo, comunione e cresima, ma in quel momento, ai miei, il battesimo era sembrato un compromesso in fondo accettabile.

Per me, del resto, non è altro che qualche foto nell'album di famiglia, e nonostante non mi consideri cattolica, è un sacramento a cui non ho mai dato troppa importanza. Ci sono molte persone, però, per cui il battesimo non si limita solo a celebrazioni di cui non hanno alcun ricordo, e che decidono di ribadire attivamente la propria non appartenenza alla chiesa cattolica sbattezzandosi.

Nonostante il movimento per lo sbattezzo in Italia risalga agli anni Ottanta, è negli ultimi anni che si è diffuso e che sbattezzarsi è diventata una possibilità avvertita come reale. Oggi il numero degli sbattezzi è in costante crescita, lo sbattezzo ha una propria giornata, e gli sportelli appositi nascono sempre più frequentemente in diverse città.

Per capire di cosa si tratta e le ragioni che portano a questa scelta, abbiamo chiesto ad alcune persone che oggi sono sbattezzate di rispondere alle nostre domande.

NICOLA, 25 ANNI

VICE: A quanti anni ti sei sbattezzato e come sei venuto a conoscenza della possibilità di farlo?
Nicola: L'idea è maturata attorno ai 23 anni e si è concretizzata circa un anno dopo. Mi era capitato di leggere alcuni articoli sul sito dell'UAAR [L'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti] in cui si spiegavano i motivi per cui sarebbe opportuno sbattezzarsi, e dopo un'attenta e lunga riflessione ho capito che effettivamente era la scelta giusta. Non trovavo giusto essere considerato parte di una religione che non mi rappresentava in alcun modo, ma alla quale appartenevo solamente perché i miei genitori avevano deciso di conformarsi.

C'è un fatto in particolare che ti ha portato a farlo?
No. Avevo preparato la lettera da inviare al parroco da mesi. Un giorno ero al lavoro e mi è partito lo schizzo: "Adesso basta, è arrivato il momento! È la cosa giusta da fare." Arrivato a casa ho scannerizzato la lettera e l'ho inviata per email.

E cos'è successo dopo quell'email?
Devo ammettere che la procedura è stata davvero semplice e veloce. La risposta del parroco è stata quasi immediata, un semplice "Ok." Dopo circa due settimane, ho ricevuto il documento cartaceo dalla diocesi con la comunicazione dell'avvenuta iscrizione sul registro degli sbattezzati, corredata dalla scomunica latae sententiae.

Quali sono state le reazioni di amici e parenti?
I miei genitori avrebbero preferito che ne avessi parlato prima con loro, invece l'hanno scoperto aprendo la risposta della diocesi indirizzata a me. Mia nonna forse è quella che si è dispiaciuta di più, ma non ha mostrato significativi cambiamenti di comportamento nei miei confronti. Mi ha confermato anche l'altro giorno che mi vuole bene e che dovrei andarla a trovare più spesso. Tra i miei amici, alcuni si chiedono il senso di questo mio gesto, altri mi hanno chiesto maggiori informazioni perché vogliono farlo anche loro.

E a livello personale, è cambiato qualcosa da quando sei sbattezzato?
Nel concreto nulla, mi sento meglio io, perché consapevole di aver scelto e agito secondo la mia volontà. Un segno di libertà e autodeterminazione.

ANNA, 33 ANNI

VICE: Tu ti sei sbattezzata a 29 anni. Qual è la procedura che hai seguito per sbattezzarti? Hai avuto problemi nel processo?
Anna: La procedura è stata davvero molto semplice: si tratta di riempire un modulo e inviarlo a mezzo raccomandata A/R alla parrocchia dove è avvenuto il battesimo. Dopo circa due settimane ho ricevuto una risposta scritta dal parroco, il quale mi confermava, con rammarico, di avermi cancellata dal registro battesimi. Si è, comunque, dimostrato disponibile in attesa di un mio "totale ripensamento."

Com'è maturata la decisione di sbattezzarti?
È maturata, direi, molto velocemente, se si considera il lasso di tempo da quando ne ho scoperto l'esistenza a quando ho spedito la lettera. Sono capitata, quasi per sbaglio, su una pagina Facebook (" Come sbattezzarsi"), dove ho trovato diverse testimonianze sull'argomento e un modulo da riempire e da inviare alla parrocchia in cui si era stati battezzati. Ero un po' sorpresa, quindi mi sono immediatamente informata sull'attendibilità del modulo. Dopo aver consultato il sito UAAR e un amico avvocato, ho scoperto che il modulo era legalmente valido. Non ci ho pensato due volte.

C'è un fatto particolare che ti ha portata a farlo?
Nessun evento in particolare, ma una somma di avvenimenti. Per cominciare, ho riflettuto sul fatto che qualcuno avesse potuto decidere per me, battezzandomi "contro la mia volontà". Sono cresciuta in una famiglia mediamente cattolica. [ Ma] più che in famiglia, era nella società che respiravo una costante pesantezza, dalla maestra che ti tira le orecchie per aver mangiato carne di venerdì alle zie che ti regalano crocifissi da indossare alla vicina di casa che ti rimprovera per aver dimenticato il suo onomastico, all'obbligo della confessione etc.

Episodi di ribellione e insofferenza alla religione li ho manifestati già intorno ai 17 anni, quando ho cominciato a esporre in famiglia, o con amici, idee personali cercando di ragionare e commentare le omelie del papa o libri, interviste e altro (sono sempre stata una grande lettrice, anche di testi sacri, Bibbia, vite dei santi, saggi; cerco di essere il più informata possibile). Niente di questo mi rispecchiava più.

Ti definisci atea?
Sono sicuramente anticlericale e anticattolica. Allo stesso tempo, apprezzo la figura di Gesù, mi piace molto conoscere le vite dei santi e tenermi informata. Per quanto riguarda l'essere atei o meno, penso che nessuno lo sia davvero fino in fondo. Cambia semplicemente il dio che si sceglie: chi lo chiama Gesù, chi Allah, chi Frédéric Chopin, chi Vincent Van Gogh, chi gatto, chi pizza con la bufala. Tutti sono capaci di provare sincera devozione per qualcosa o qualcuno.

A livello personale, ti senti diversa da quando sei sbattezzata?
Sono semplicemente contenta di non fare più parte di un "gruppo" che non mi rappresenta.

Quali sono stati i commenti di amici e famiglia?
Non ho mai sentito la necessità di divulgare la notizia. Può capitare, parlando con gli amici, di toccare l'argomento, allora cerco di riassumere brevemente le mie idee. Non mi sono mai scontrata con nessuno sulla questione "sbattezzo", né intendo farlo. Ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita.

MARCO, 20 ANNI

VICE: A quanti anni ti sei sbattezzato, e perché l'hai fatto?
Marco: Diciotto anni e un giorno, ancor prima della patente. L'ho fatto prima di tutto per una questione di coerenza, perché non potevo aderire a un'istituzione religiosa che negava tutto ciò per cui mi battevo: stato laico, eutanasia, diritti LGBTQ, differenze di genere etc. In secondo luogo si tratta di una scelta politica: la democrazia è il potere dei numeri e ciò che assegna peso alle decisioni del clero è il bacino di iscritti al proprio registro; maggiore è il numero di iscritti ai registri vaticani, maggiore è implicitamente il peso decisionale che può influire sulla politica nazionale.

A livello personale ti senti meglio?
Sì, sarà perché sono stato nuovamente travolto dal peccato originale o perché non mi faranno una di quelle tristi funzioni in chiesa quando muoio.

Quali sono stati i commenti di amici e famiglia? E fuori dal cerchio di amici e famiglia?
Molti pensavano stessi scherzando, qualcuno si è preoccupato chiedendomi se facessi parte di qualche "setta strana". Ogni nuova supposizione mi fa sorridere. [ In più, in generale] ci sono ancora persone che pensano che l'Italia sia uno Stato cattolico e quindi sarebbe obbligatorio credere.

La tua famiglia è cattolica?
Sì, facevo anche il chierichetto da piccolo.

E ora sei ateo?
Sì, aggiungerei transumanista.

Qual è la conseguenza dello sbattezzo che più ti pesa?
La domenica ancora le campane mi svegliano, vorrei compilare qualche modulo per far smettere anche loro.

CINZIA, 45 ANNI

VICE: Quanti anni avevi quanto ti sei sbattezzata e come sei arrivata a questa decisione?
Cinzia: Avevo 38 anni. Molti anni prima avevo per caso conosciuto a una festa un ragazzo (buddista) che si era sbattezzato, e così appresi la possibilità di farlo. Mi informai ma attesi, avevo sempre altre urgenze. Poi lessi di un'iniziativa per sbattezzarsi tutti insieme e decisi di partecipare. Quel che mi ha spinto, tra le tante motivazioni, è stata l'idea di dare un'immagine di me più coerente con quello che sono.

Qual è la procedura che hai seguito?
Ho scaricato il modulo dal sito, ho allegato un documento di riconoscimento e ho spedito una raccomandata. Tempo un mesetto e mi è arrivata la lettera del vicariato di Roma in cui mi si diceva che nel registro del battesimo era stata annotata la mia volontà di non fare più parte della chiesa cattolica e che per il "delitto di apostasia" venivo scomunicata.

A livello personale, come ti senti da sbattezzata?
Più libera. In concreto per me stessa nulla è cambiato, ma non appartenere alla chiesa cattolica in senso giuridico mi fa sentire meglio, più libera e più serena. Ero stata cooptata nella chiesa cattolica senza il mio consenso, da neonata. Ho ricevuto un'educazione moderatamente cattolica. Mia madre era credente e praticante, faceva parte della Comunità di Sant'Egidio. Io stessa da ragazza ne avevo fatto parte. Ho fatto molto volontariato. Poi ho lasciato, poiché non credevo nell'esistenza di dio.

Il fatto di essere sbattezzata ti ha mai causato problemi?
Nessuno. Ci sono state solo conseguenze positive. Ho una foto a casa in cui nel giorno del battesimo mio padre mi tiene in braccio amorevolmente, ma anche se una collega mi disse che mio padre sarebbe rimasto male a sapere del mio sbattezzo, c'è e resta quell'amorevole sguardo di mio padre, al di là del battesimo.

Ti definisci atea?
Non credo nell'esistenza di dio semplicemente perché dio non esiste. Sono un'atea militante, nel senso che lotto per la laicità dello Stato.

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