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Macro

Prima di quanto pensiate, le vostre auto si guideranno da sole

Secondo alcune ricerche, entro il 2025 l'arrivo delle macchine a guida automatica cambierà totalmente il mondo dell'auto, la nostra sicurezza, il modo in cui usiamo il nostro tempo e l'intero sistema economico.

di Nicolò Cavalli
16 luglio 2015, 1:49pm

Una Google car utilizzata per il servizio street view. Foto via Flickr/

John Karakatsanis

Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

A Mountain View non è raro incrociare vetture a quattro ruote con uno strano design, più simili a un disco volante che a un'automobile, che con la loro struttura compatta, una telecamera panoramica sul tetto e nessuno alla guida si aggirano per le strade lasciando basiti i passanti. Questa piccola città nel cuore della Silicon Valley californiana, dove si trova la sede di Google, è stata in questi anni il centro di un esperimento che può cambiare per sempre il modo in cui ci spostiamo, l'industria automobilistica e addirittura l'intero sistema economico.

La flotta di auto a guida autonoma di Google ha fino a oggi percorso più di un milione di chilometri senza mai provocare un incidente, e stando a una ricerca pubblicata l'anno scorso dalla banca internazionale Morgan Stanley, quando le auto senza autista diverranno di uso comune i risparmi per l'economia mondiale toccheranno i 5.600 miliardi di euro. Una cifra da capogiro, per quella che si annuncia come una vera e propria rivoluzione.

Questo fatto ha ovviamente spinto i produttori di automobili a buttarsi nel mercato: Audi ha già un prototipo pronto, mentre Mercedes-Benz ha condotto diversi esperimenti sulle strade di San Francisco. La data in cui ci si aspetta che avvenga questo cambiamento è il 2025: secondo Morgan Stanley, le fasi che porteranno alla completa sostituzione delle automobili attuali con quelle guidate da una serie complessa di algoritmi saranno quattro.

La prima fase è quella delle cosiddetta "guida autonoma passiva." La tecnologia di questa fase esiste già e si basa sui cosiddetti "attivi": sistemi di frenata in grado di riconoscere gli ostacoli e tentare di fermare il veicolo nel caso l'autista non reagisca abbastanza velocemente, sistemi di assistenza allo sterzo e altri sistemi di completamento dei cosiddetti "passivi"—ossia tutti gli elementi che, come l'airbag o le cinture di sicurezza, non si attivano autonomamente.

Quella degli attivi è la tecnologia su cui si basano le auto a guida autonoma. Secondo i ricercatori di Autoliv, nei prossimi cinque anni il giro d'affari di questo settore passerà dai 2 ai 20 miliardi di dollari, nel contesto di una progressiva sparizione dei "passivi" il cui giro d'affari è oggi pari a 24 miliardi di dollari.

Sempre secondo Morgan Stanley, anche la seconda fase—quella che porterà alla parziale sostituzione dell'autista—è già iniziata e durerà fino al 2020. Anche in questo caso, le basi tecnologiche esistono già: nelle campagne statunitensi, l'agricoltore John Deere ha ideato da anni un trattore in grado di arare i campi autonomamente e già oggi vende la sua tecnologia in oltre 100 Paesi, e abbiamo già detto degli esperimenti su strada di Audi, Mercedes e della stessa Google, che prevede di mettere sul mercato un'automobile autonoma entro il 2017.

In queste due fasi, le macchine richiedono comunque sempre l'assistenza umana per svolgere particolari compiti, non avendo il pieno controllo dell'ambiente esterno. Già nel 1998, l'italiano Alberto Broggi—il cui VisLab, fondato all'Università di Parma, è stato di recente acquisito per 30 milioni di dollari dalla californiana Ambarella—aveva fatto macinare 2000 chilometri a una Lancia Thema senza pilota, anche se il sistema di telecamere a volte (anche se di rado) confondeva le linee della carreggiata con quelle dei cantieri stradali.

Una self driving car di Google a Mountain View, in California. Foto via Flickr/Steve Jurvetson


Nel 2022—24 anni dopo—inizierà la vera rivoluzione, ossia la terza fase delle auto a guida automatica: quella in cui il pilota cederà il totale controllo di tutte le funzioni critiche per la sicurezza alla macchina, anche in condizioni di traffico o in condizioni ambientali difficili. In questa fase, sarà la macchina a chiedere eventualmente all'autista di prendere il controllo del mezzo in casi di particolare difficoltà di elaborazione della situazione esterna.

È a questo che sta lavorando Google. Secondo le previsioni, a partire dal 2022 questa rivoluzione inizierà a farsi strada tra le abitudini e i consumi a livello globale ed entro il 2025 si entrerà in una fase in cui l'auto a guida autonoma sarà progressivamente automatizzata grazie a elementi di intelligenza artificiale e adaptive learning.

Il primo grande cambiamento derivante dall'adozione su larga scala delle auto a guida autonoma sarebbe l'eliminazione quasi totale degli incidenti stradali. Secondo la società di consulenza McKinsey & Co., questi verrebbero ridotti del 90 percento, salvando migliaia di vite e risparmiando fino a 190 miliardi di dollari l'anno solo negli Stati Uniti.Le macchine a guida autonoma, infatti, saranno in grado di monitorare continuamente le condizioni del traffico, calcolando la velocità da tenere per evitare incidenti. Inoltre, sempre grazie alla loro capacità di calcolo, saranno in grado di reagire nel modo giusto a rallentamenti e ostacoli imprevisti.

A rimanere fuori da questi calcoli saranno solo i pedoni, anche se dei sistemi di comunicazione con gli smartphone potrebbero permettere alle auto di identificarli e tentare di inserire il loro comportamento nelle loro equazioni. Ma gli effetti di questo cambiamento saranno comunque macroscopici, considerando che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità solo nel 2010 le persone morte in incidenti stradali sono state 1,2 milioni.

Ma non finisce qui, perché non guidare più ci farà risparmiare un sacco di tempo che potremo utilizzare in attività più produttive—almeno 50 minuti al giorno, sempre secondo McKinsley. Il giro d'affari stimato, nei soli Stati Uniti, è di circa 140 miliardi di dollari se la metà di quel tempo sarà speso su internet con i dispositivi di cui le nuove macchine saranno equipaggiate. Morgan Stanley è ancora più ottimista, e stima che grazie al guadagno cognitivo legato alla liberazione delle 11 ore all'anno che oggi utilizziamo per guidare ci sarà un aumento della produttività pari a 507 miliardi di dollari l'anno.

Un giro su una self driving car di Google


Ovviamente, le automobili del futuro saranno molto diverse da come le immaginiamo oggi. Da un punto di vista di design, non avrà più senso avere sedili anteriori, specchietti, freni, frizioni e acceleratore: anche per questo, McKinsley prevede che nel 2050 le auto su cui saliremo saranno del 75 percento più piccole di quelle di oggi. Questo significa che servirà molto meno spazio per parcheggiare, il che avrà grosse conseguenze sulla mobilità nelle grandi città oggi congestionate dal traffico e dal problema dei parcheggi. Si è calcolato che solo negli Stati Uniti si libereranno 5,7 miliardi di metri quadri—l'equivalente del Gran Canyon.

Le automobili di oggi rimangono ferme per il 90-95 percento della loro vita. Uno spreco immane di risorse che una volte entrati nell'epoca delle auto a guida autonoma verranno utilizzate meglio. Il modello verso cui si sta andando è molto semplice: alla fine del periodo di transizione, non ci sarà un mondo in cui ognuno di noi avrà un'auto a guida autonoma—anche se il loro prezzo, che oggi è superiore di circa 10 mila euro a quello delle auto normali, è destinato a crollare drasticamente nei prossimi anni. Al contrario, nessuno avrà più una macchina di sua proprietà.

Questo cambiamento rivoluzionerà gli attuali modelli di mobilità, portando all'adozione di un gigantesco sistema di car-sharing in cui si paga solamente l'utilizzo del mezzo. Le macchine senza autista si muoveranno continuamente per le strade in cerca di passeggeri, i quali con il proprio smartphone potranno richiederne l'arrivo e inserire la destinazione.

È proprio per questo motivo che aziende come Google e Uber—così come il motore di ricerca cinese Baidu, che ha iniziato una sperimentazione con Bmw—fanno parte del gioco. La chiave per realizzare e implementare questo nuovo sistema sono i dati degli utenti.

Google prevede di poter offrire una Google car a guida autonoma a chiunque lo richieda nel giro di 70 secondi. Perché questo accada, occorre che il "sistema" conosca in anticipo le abitudini degli utenti, possa prevedere statisticamente quanta richiesta ci sarà in una determinata zona e muovere il proprio parco macchine di conseguenza. Per fare questo, non conta la tecnologia automobilistica—che, come abbiamo visto, è già presente e alla portata di molte delle attuali grandi case—ma l'informazione. E nessuno conosce le esigenze delle persone come Google—o come Uber, che proprio grazie al suo servizio ha accumulato una enorme massa di dati sugli spostamenti automobilistici dei suoi utenti.

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