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Come sono venuto fuori dal tunnel del complottismo italiano

Fino a cinque anni fa non sapevo nemmeno cosa fossero la "controinformazione" e la Teoria del Complotto. Poi la mia vita è cambiata completamente, e questa è la storia di come ne sono uscito.

di Anonimo, come raccontato a Niccolò Carradori
07 ottobre 2015, 3:16am

Fino a cinque anni fa non sapevo nemmeno cosa fossero la "controinformazione" e la Teoria del Complotto. Il mio approccio alla politica, se così si può definire, funzionava praticamente per imitazione: fin dai tempi del liceo mi sono sempre professato di sinistra, un po' perché bene o male tutte le persone che mi circondavano lo erano, un po' perché quelli che avevo intuito essere i valori della sinistra mi sembravano abbastanza condivisibili, ma soprattutto perché Silvio Berlusconi mi stava parecchio sulle palle.

Ero il genere di persona, per fare un esempio concreto, che sebbene se ne fregasse e si informasse pochissimo partecipava spesso ai dibattiti politici sotto ai post degli amici su Facebook anche senza aver ben chiaro l'argomento di discussione.

All'epoca, a dire il vero, una delle poche cose che facevo con cognizione di causa era farmi le canne. E fu proprio quello che mi vendeva lo sputnik—un tizio segalitico e vagamente inquietante che nel mio gruppo di amici era noto come Scabbia—che mi fece leggere...E la Verità Vi Renderà Liberi di David Icke. Mi disse che leggendolo avrei potuto "capire perché non ha senso vivere nel mondo contemporaneo, e perché dovremmo tutti tornare a lavorare la terra e farci i cilum."

Non so cosa avesse colto esattamente lui di quel libro, ma quando finii di leggerlo non avevo alcuna voglia di isolarmi: fu invece l'inizio di una strana specie di rivelazione malaticcia. Mi misi a fare ricerca sulle teorie di Icke (sui protocolli dei Savi di Sion, sugli attentati dell'11 settembre, sugli Illuminati e via dicendo) semplicemente per capire meglio quanto quello che avevo letto potesse avere un senso anche nel mondo reale. Era soltanto curiosità, credo, ma in poco tempo finii per essere inghiottito.

Per diversi mesi la sera, dopo essere tornato dal lavoro, mi piazzavo davanti al computer e guardavo video sul Nuovo Ordine Mondiale, sulla commissione trilaterale, sul signoraggio bancario, sulla deindustrializzazione dell'Italia da parte dei poteri forti, e sul morbo di Morgellons. Ho cominciato a frequentare siti, pagine e forum come Tankerenemy, Disinformazione.it e Informarexresistere.

All'inizio provavo una certa vergogna a parlare di questa cosa, probabilmente perché Scabbia non era esattamente il genere di persona da cui ci si vorrebbe far aprire la mente. Ma dopo essermi fatto perlomeno un quadro approssimativo della cosa, decisi di provare a coinvolgere qualche amico. Forse semplicemente per capire cosa ne pensassero. La prima volta che ne parlai era un sabato notte, da sbronzo. Ricordo che ero in macchina con due amici nel parcheggio di fronte al pub in cui andavamo di solito, a fumare e parlare del più e del meno, fino a che non si è accesa una di quelle conversazioni astruse sulla politica che si fanno da ubriachi quando la serata è finita. Non ricordo esattamente quale fosse l'argomento, ma so che a un certo punto ho iniziato a spiegare ai miei amici come la loro visone del vero ordine che veniva dato al mondo fosse distorta. Nel giro di mezz'ora ho snocciolato tutto quello che avevo imparato dai siti di controinformazione mentre i miei amici guardavano per terra.

Ora so che quegli sguardi per terra erano segno di un profondo disagio nei miei confronti, ma all'epoca la interpretai come semplice indifferenza. Quella loro indifferenza mi aveva infastidito più di quanto non volessi ammettere, mi aveva fatto sentire un coglione. Per qualche ragione, però, invece di continuare a tenere per me le cose che leggevo, iniziai a parlarne sempre di più: ogni volta che su Facebook vedevo un post a cui potevo aggrapparmi per iniziare una conversazione sulle reali macchinazioni che condizionavano la politica italiana, lo commentavo. Anche se magari a scriverlo era stata una persona che avevo aggiunto a caso e che nemmeno conoscevo.

Inizialmente erano semplici osservazioni sporadiche con qualche link allegato, ma nel giro di poco tempo è diventata una specie di ossessione messianica: ero diventato il genere di persona ossessiva che allontana i propri amici perché cerca stizzosamente di attaccarli su questioni a cui a nessuno frega un cazzo. Mi dicevo che avevo perso un sacco di tempo a frequentare dei codardi che anche messi di fronte alle cose più ovvie decidono di ignorarle per continuare a far finta di avere un'opinione propria. Avevo cominciato a vedere i miei amici di sinistra come dei radical chic di merda, fighetti a cui interessava solo mostrare di avere la mente aperta ma che si rifiutavano di prendere in considerazione verità più scomode.

Per la prima volta, mi sembrava di capire realmente quello che mi succedeva attorno. E questo perché fondamentalmente tutto il tessuto retorico delle teorie del complotto si basa sulla semplificazione: nonostante la maggior parte delle controinformazioni venga presentata come "più difficile da digerire della realtà," la verità è che perlopiù si tratta di concetti omogeneizzati che passano lo stesso messaggio. Ovvero che tutti i problemi del mondo sono convogliabili verso un ristretto gruppo di persone che sono il male. Anche per le questioni più complesse, in cui le sfumature di grigio sono praticamente infinite, per i complottisti c'è sempre un punto di fuga che rende la verità individuabile e cristallina. E l'Italia è uno di quei paesi il cui humus è letteralmente perfetto per il proliferare del complottismo.

Da commentatore seriale, ma tutto sommato civile, sono diventato una specie di terrorista dei social network, e ogni giorno scrivevo qualcosa con il semplice obiettivo di ingaggiare un dibattito. Generalmente il plot dei miei stati era sempre lo stesso: "anche stavolta di questo fatto politico, di questa notizia, o di questa situazione non avete capito un cazzo. Siete dei ritardati." Non ero mai stato un tipo livoroso, ma più la gente si incazzava nei commenti sotto i miei post, più ero fastidiosamente soddisfatto.

Ma non solo: dopo poco più di due anni avevo praticamente ribaltato tutto l'impianto delle mie, seppur labili, convinzioni politiche. La controinformazione mi aveva portato molto più a destra di quanto pensassi, e su quasi tutti i temi. Credevo seriamente che l'immigrazione e il flusso ininterrotto di profughi che sbarcavano in Italia fossero un modo per cercare di contaminare le culture del mondo fino a renderle praticamente inesistenti e assoggettarci tutti al consumismo; prendevo seriamente in ipotesi il fatto che le lobby che dominavano il mondo stessero cercando di diffondere l'omosessualità per fermare la crescita della popolazione. Leggevo articoli sulle mistificazioni degli ebrei riguardo all'Olocausto, e mi sembravano plausibili. Parte del piacere, poi, era data dalla consapevolezza di fare parte del gruppo di chi la sa lunga.

E vedevo i frutti di quello che leggevo costantemente, anche nella mia vita quotidiana. Se per otto mesi sono rimasto senza lavoro per la chiusura dell'azienda dove avevo sempre lavorato, il motivo non era complicato: era il frutto di un preciso piano di deindustrializzazione dell'Italia che mirava ad assoggettare il nostro paese.

Verso la fine del mio periodo complottista, la mia reazione nei confronti di tutto era la rassegnazione rabbiosa—niente sarebbe mai cambiato perché tutti erano caproni stupidi pieni di convinzioni inutili su cosa fosse giusto e buono fare. Tutti tranne una ristretta cerchia di amici che avevo conosciuto perlopiù sulle pagine Facebook che frequentavo. Erano persone abbastanza simili fra loro: super informate sia sull'attualità che sui "risvolti" che si celavano dietro, e tutte affiliate a un certo retaggio di frustrazione e insofferenza verso gli altri. Nove su dieci erano maschi.

Per un po' di tempo ho pensato di avere la fortuna di conoscere qualcuno con cui condividere qualcosa che mi interessava veramente. Ma è stato proprio incontrando di persona alcuni di questi amici che mi sono reso conto di come la cerchia del complottismo abbia molto più a che fare con il bisogno di sfogare la rabbia che non con i massimi sistemi. E che a parte questo non avevamo niente in comune. Quasi tutti tendevano a sentirsi incompresi anche nella vita reale.

Sono uscito da questa catena infinita di cospirazioni e illazioni a fatica. E solo dopo essermi conto, e soprattutto essere riuscito ad ammettere, che anche io ero incazzato e volevo semplicemente un pretesto per sfogarmi. Oltre al voler sentirmi al di sopra di tutti.

Il complottismo da questo punto di vista è perfetto: perché è basato sul mero antagonismo. La stragrande maggioranza delle nozioni di controinformazione passa il messaggio secondo cui l'opinione comune sia mistificata da fonti d'informazione deviate e non attendibili, per poi confutarle utilizzando fonti ancora meno attendibili e che basterebbe controllare per smentire. Ma questo non importa, perché il semplice fatto di essere informazioni contro le rende automaticamente verosimili. È un sistema ideale per lasciar fluire liberamente razzismo, omofobia e intolleranza, perché legittima qualsiasi tipo di pensiero attraverso una rete di giustificazioni correlate da link astrusi e con una risposta praticamente per tutto.

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