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Giovanni Lindo Ferretti mi ha spezzato il cuore, ancora una volta

I CCCP sono uno dei gruppi che preferisco, e ho sempre ammirato Giovanni Lindo Ferretti. Ma dopo la sua ultima apparizione alla convention dei giovani di destra, ho capito che lamentarmi e prenderlo per il culo sarebbe stato inutile.

di Niccolò Carradori
28 settembre 2015, 8:39am

Foto via Facebook/Atreju 15.

Se vi state chiedendo per quale motivo le vostre bacheche siano invase da brani dei CCCP con epitaffi rabbiosi e riferimenti alla senilità marcescente e alle banderuole ridicole, probabilmente vi siete persi l'ultimo episodio della saga "Giovanni Lindo Ferretti caga sulla propria immagine."

Durante la sua partecipazione all'ultima edizione di Atreju, la convention dei giovani di destra, Giovanni Lindo Ferretti ha infatti aggiunto un ulteriore tassello al progetto di rifiuto nei confronti di quello che è stato e che ha rappresentato per molti fan dei CCCP e del mondo sinistroide.

Il boccone amaro della sua manifesta riformattazione cattolica era ormai stato mandato giù da tempo, ma questa volta Ferretti è andato oltre, rilasciando alcune dichiarazioni che non hanno tanto a che fare con la sua conversione (un fatto che fino a un certo punto è del resto personale), ma sono proprio di destra.

Venendo poi definito persino "icona di questa manifestazione" dopo aver espresso simpatia verso candidati politici come Meloni e Salvini e detto cose tipo: "C'è un diritto dell'umanità a vivere in pace nella sua terra, ma lo straniero è straniero, uno Stato che non protegge i confini e non pensa ai suoi compatrioti non è uno Stato."

Anche stavolta, ovviamente, il colpo ha generato un'onda polemica che si è propagata sui social di tutti, senza risparmiare la mia bacheca. Ora: io sono nato un anno prima dello scioglimento definitivo dei CCCP, e le mie sinapsi hanno cominciato ad assorbire e modulare il mondo esterno quando ormai Ferretti era già un cattolico convinto che praticava la transumanza da Cerreto Alpi verso la Maremma. Ma sono nato in una provincia piuttosto rossa, e probabilmente appartengo a una generazione che ha tentato inutilmente di procrastinare l'ultimo riverbero di una certa cultura di sinistra oltre la naturale scadenza.

Nel posto in cui sono cresciuto c'erano parecchi ragazzi che portavano, quasi inconsapevolmente, magliette dei CCCP già a 14 anni, spesso passate da fratelli o cugini più grandi. E facevano parte di un ecosistema di identificazione piuttosto forte. Ricordo distintamente che in una viuzza del centro che percorrevo ogni giorno per raggiungere il mio liceo, c'era una scritta fatta a bomboletta che copriva quasi interamente il muro: "Voglio rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia, voglio un piano quinquennale, la stabilità."

Io ho cominciato ad ascoltarli verso i 15 anni, e visto che non ho gusti musicali particolarmente improntati all'evoluzione, continuo ad ascoltarli ancora oggi. Sono in assoluto il mio gruppo italiano preferito, e negli anni mi sono letto e visto tutte le cose che li riguardavano. Ma non solo: ho sempre nutrito un'ammirazione quasi fisica per Giovanni Lindo Ferretti. Anche quando parla di cose che non condivido, è il tipo di persona che ascolto volentieri. Insomma, sono esattamente il genere di fan che vive con un lieve disagio le uscite del Ferretti cattolico e destrorso. Anche se me ne vergogno.

Una volta un docente universitario mi ha detto che i desideri dei gruppi identitari si misurano in base alle reazioni che hanno nei confronti delle incongruenze delle loro icone. Anche di quelle più piccole. E la mia reazione nei confronti del Ferretti cattolico che va da Giuliano Ferrara a dirgli "lei è stato parte del mio cambiamento" è sempre stata la razionalizzazione. Mi piacciono talmente tanto i CCCP, che negli anni ho sviluppato una teoria sulla triste svolta del loro leader: Giovanni sta male.

Mi sono detto che anche una persona dotata di grande intelligenza e meritevole di stima può essere traviata dagli eventi luttuosi: ho pensato che per un individuo che ha vissuto in prima persona, e fino in fondo, un contesto ortodosso e al limite dell'aut aut come quello in cui si è formato Ferretti, è normale venire travolto dagli eventi quando questo contesto viene meno.

Ho pensato che il comunismo era un'ideologia talmente materna e omnicomprensiva che, quando è crollato, l'univa vera alternativa per chi ci ha creduto davvero fosse optare per un'altra forma ideologica altrettanto materna e omnicompresiva, anche se contrapprosta, come il cattolicesimo. Che una delle reazioni umane più diffuse è il rifiuto.

E che oltre a questo, oltre alla crisi ideologica, ce ne fosse una personale. E prendevo stralci di alcune sue interviste come delle conferme riguardo la mia tesi:

"Io sono stato ripreso preso per il coppino e sono stato tirato fuori da un sacco di tombini e di pericoli [...]. I giovani come me hanno vissuto nella convinzione che a loro toccasse un grande compito: la realizzazione del comunismo. Quello stato sociale in cui a ognuno è dato secondo le proprie necessità, indipendentemente dalla storia, dalla geografia, dalla complessità del'umano genere. Per lunghi anni io ho creduto che questo fosse possibile [...] che comunque ne valesse la pena. Io faccio fatica a parlare di queste cose: in parte perché sono pensieri che non penso da lungo tempo. Perché è come quando uno guarisce da una malattia: non è che continua a pensare al periodo in cui è stato malato."

Quindi, da questo punto di vista, il cambiamento doloroso di Giovanni Lindo aveva un senso. E mi permetteva di continuare ad ascoltare le sue canzoni e ad apprezzare i suoi testi anche se nella vita reale sputtanava tutto. O mi sembrava sputtanasse tutto.

Dopo quest'ultimo episodio, però, ho capito che la mia razionalizzazione e il bisogno di congruenza verso qualcuno che stimo sono infantili e stupidi. E soprattutto lo è il fastidio che provo quando vorrei che Ferretti dicesse cose diverse. Le persone intelligenti e meritevoli di stima non vengono traviate solo dagli eventi luttuosi che si integrano con chi sono, ma anche dalla semplice incoerenza, dal cambiamento radicale di opinione, e dal ridicolo. Ed è normale e giusto che sia così.

I fan accaniti che gettano piume e pece verso i loro idoli traditori sono più ridicoli dei loro idoli stessi. Soprattutto se le critiche sono rivolte verso una persona che non ha mai chiesto di essere un guru. Giovanni Lindo Ferretti è semplicemente un tizio che ha scritto delle canzoni incredibili, e se è un voltagabbana e alle prossime elezioni vota per la Meloni o Salvini, cazzi suoi.

Alla fine delle polemiche e della questione riguardante chi o come dovrebbe rimanere fedele a cosa, e a come reagiscono i fedeli al tradimento, rimane il fatto che Ferretti stesso è riuscito a descrivere la situazione nel modo migliore. Con una strofa che era stata costruita al contrario, ma che rimane efficace anche adesso:

Non fai niente di male, niente di ciò che credi
Non sai quello che vuoi, non riuscirai ad averlo
Niente è gratis, niente è a posto
Le insegne luminose attirano gli allocchi.

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