La politica a braccio teso

I Democratici Svedesi mostrano il loro vero volto.

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10 maggio 2013, 2:04pm


Foto di Christian Storm

A novembre, il giornale svedese Expressen ha pubblicato un video che mostrava alcuni parlamentari neofascisti perdere il controllo per le vie di Stoccolma, brandendo tubi da costruzione e urlando insulti come “Paki” e “Troia” a spettatori innocenti. Sono membri dei Democratici Svedesi, un partito politico che dieci anni fa era così marginale da non avere alcuna speranza di essere eletto in parlamento. Ma in un sondaggio del 2012 hanno raccolto l’11 percento dei voti, diventando successivamente il terzo partito più popolare del Paese [secondo gli ultimi sondaggi resi pubblici a fine aprile, dopo il picco di febbraio la formazione sarebbe ora al quarto posto, dietro i Verdi].

A una prima occhiata, questo ritorno di fascismo e razzismo in Svezia sembra incredibile. La nazione non ha alle spalle una tradizione colonialista, e i movimenti di estrema destra hanno ricoperto un ruolo pressappoco insignificante solo nella Svezia degli anni Venti. Allora come è possibile che questo gruppo disorganizzato di nazionalisti contrari all’immigrazione sia riuscito a guadagnare un posto così importante nelle politica svedese? E perché i cittadini svedesi hanno deciso di mandare in parlamento questi teppisti?

Il fascismo sembra completamente fuori luogo in Svezia, uno stato ricco con un sistema di welfare ben funzionante. Ma negli ultimi vent’anni, sotto una superficie di prosperità, ha cominciato a germogliare il seme della xenofobia. Nei primi anni Ottanta iniziarono a emergere un paio di gruppi razzisti, il più famoso dei quali era il movimento Bevara Sverige Svensk [Manteniamo la Svezia svedese]. Con le sue distribuzioni di volantini che consigliavano alle ragazze svedesi di “evitare rapporti sessuali non protetti con negri affetti da AIDS mortale” e le richieste di “rimpatrio” per tutti gli immigrati che non fossero nordici, il BBS ha funzionato da terreno di coltura per gli attivisti di estrema destra. A metà degli anni Ottanta, furono tenute nel centro di Stoccolma delle manifestazioni apertamente fasciste in commemorazione del re settecentesco Carlo XII, considerato da molti un padre fondatore. Questi comizi, che ospitavano centinaia di skinhead ubriachi e vecchi fascisti in tuta, sfociavano spesso in risse e atti di violenza gratuita. Si potevano vedere svastiche e saluti nazisti.

I Democratici Svedesi sono sorti dalle ceneri di questo ambiente sociale. Nel 1988, anno della sua fondazione, il partito era una coalizione di ex-membri del BBS e rappresentanti di spicco di altre organizzazioni naziste quali Nordiska Riskspartiet [Partito delle nazioni nordiche]. Fino alla metà degli anni Novanta, il suo scopo era mobilitare l’estrema destra contro l’establishment politico nazionale.

Sebbene in Svezia esistessero gruppi di tendenze naziste fin dagli anni Venti, il loro “movimento nazionale” non era mai riuscito ad avere un largo seguito. Nel dopoguerra, il boom economico della nazione fu reso possibile dall’immigrazione di massa. Nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, il numero di svedesi immigrati da paesi stranieri era aumentato da 100.000 a 600.000 unità. La visione ideologica della folkhemmet [casa del popolo]— una comunità esclusivamente svedese che abbracciasse tutte le classi sociali— propugnata dai socialdemocratici comprendeva programmi di eugenetica e l’oppressione di rumeni e sami; tuttavia, il bastione del socialismo svedese ha tenuto alla larga i nazionalisti, almeno fino ad ora. Nel 1992, dopo che il serial killer e rapinatore di banche John Ausonius sparò a 11 immigrati a Stoccolma, i Democratici Svedesi organizzarono una marcia, durante la quale i partecipanti urlarono che secondo loro “l’Uomo Laser” avrebbe dovuto sparare a più stranieri. Un anno dopo, durante una dimostrazione comunista per il Primo maggio, la polizia arrestò il leader della sezione giovanile del partito per possesso di una bomba a mano.

Tuttavia, verso la fi ne degli anni Novanta, i leader dei DS cominciarono a troncare sistematicamente i loro legami con l’estrema destra. Gli skinhead furono tagliati fuori e venne scoraggiato ogni riferimento esplicito alla razza e all’antisemitismo. Recidendo il cordone ombelicale che lo legava al nazismo, questo partito violento si è voluto mascherare da calmo e rispettabile avversario del multiculturalismo.

Nel 2001 il partito si è diviso in due, in seguito alla fondazione del gruppo ultranazionalista Nationaldemokraterna [Democratici Nazionali], formato dalla frangia più radicale e antisemita. Assecondando una strategia ben precisa, i Democratici Svedesi si sono presentati come conservatori e invandringskritisk [critici nei confronti dell’immigrazione], invece che esplicitamente fascisti, e così il partito guidato da Jimmie Åkesson, giovane rispettabile e ben vestito con un autoproclamato interesse per “la storia”, è riuscito a prendere 160.000 voti nelle elezioni parlamentari del 2006.

Consapevoli del crescente sentimento anti-islamico in tutta Europa, i Democratici Svedesi hanno preferito demonizzare gli immigrati musulmani, facendone il capro espiatorio del presunto decadimento sociale della Svezia. Si spinsero fino a far ricoprire alcune delle cariche più importanti dai membri ebrei e cominciarono a premere aggressivamente per una politica estera favorevole a Israele.

Stando alle parole di Åkesson, l’Islam rappresentava “la più grande minaccia straniera [per la Svezia] dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.”

Grazie a un’immagine attentamente pianificata di sfavoriti, i Democratici Svedesi riuscirono a guadagnare consensi significativi nel giro di pochi anni. Alcuni rappresentanti dei Socialisti Democratici, scoraggiati dal coinvolgimento del loro partito nella demolizione del welfare, trovarono nei Democratici Svedesi una fonte di stabilità, comunità e tradizione. Il partito, appropriatosi della concezione della folkhemmet dei Socialisti Democratici, la rivolto contro i suoi stessi ideatori, accusandoli di aver tradito il popolo svedese, essendosi sottomessi al multiculturalismo, al femminismo e alla “immigrazione di massa”.

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Il raduno dei Democratici Svedesi nel 1991 per la commemorazione della morte del re del Diciotesimo secolo Carlo XII, considerato il padre fondatore. Queste manifestazioni, che vedevano la partecipazione di centinaia di skinhead ubriachi e vecchi fascisti, finivano spesso per scatenare risse di strada e reazioni violente della polizia. Erano d’uso comune le svastiche e il saluto nazista. Foto per concessione di Expo.

Nelle elezioni del 2010, i Democratici Svedesi riuscirono finalmente a ottenere i voti necessari per entrare in parlamento. Presero il 5,7 percento, diventando il sesto partito della Svezia. Il partito non solo vinse 20 seggi, ma fu anche rapidamente assorbito dalla sfera pubblica. I critici di destra sostenevano che la loro crescita avesse fornito un motivo per “discutere di immigrazione”. Allo stesso tempo, molti giornalisti non sapevano come classificarli—alcuni commentatori di sinistra erano dell’idea che dovessero essere descritti come fascisti. I media generalisti optarono per una linea più neutrale, chiamandoli “critici dell’immigrazione”. Un eufemismo non da poco, se si considera che in sostanza i Democratici Svedesi chiedevano di bloccare del tutto il fenomeno.

La chiave della credibilità dei Democratici Svedesi stava nell’apparenza colta e civile dell’élite del partito. Tutti i giovani parlamentari avevano un bell’aspetto, si vestivano con completi eleganti (a volte con il fazzoletto nel taschino) e avevano un’ottima proprietà di linguaggio. Continuavano a ripetere che il loro non era un partito razzista “in sé”; chiedevano solamente delle “politiche di immigrazione più restrittive”.

Le dichiarazioni rilasciate da altri membri del partito hanno spesso contraddetto questa affermazione. Nel settembre 2010, Per Wahlberg, esponente dei Democratici Svedesi, scriveva sul suo blog: “Per migliaia di anni i negri hanno potuto rilassarsi al sole, masticare banane, stuprare qualche bambino o donna di passaggio, combattere contro altri negri e mangiarseli.”

Qualche mese dopo, Isak Nygen, altro esponente locale del partito, ha dichiarato di ritenersi contrario alla “mescolanza razziale” e che secondo lui gli svedesi non dovrebbero intrattenere rapporti sessuali con “negri” o “asiatici”. Nel maggio 2012, Solveig Renhammar-Metus ha lasciato infuriato il partito perché “controllato da ebrei”. Quella stessa estate, Päar Norling, altro politico del luogo, ha dichiarato che i musulmani praticanti andrebbero deportati e l’Islam bandito dalla Svezia. E il parlamentare Stellan Bojerud, autore di un libro intitolato Nazismen i Sverige 1924-1945 [Nazismo in Svezia], sostiene che, secondo alcune ricerche scientifiche, gli immigrati hanno un “QI più basso” rispetto agli svedesi.

Alla fine, l’élite del partito ha dovuto porre un argine alle invettive razziste. Questo ottobre, il leader Jimmie Åkesson ha inviato una lettera a tutti i Democratici Svedesi eletti, annunciando che il partito avrebbe intrapreso una politica di tolleranza zero nei confronti di razzismo ed estremismo. Åkesson ha assicurato che esempi di razzismo ed estremismo erano solo “casi eccezionali” all’interno di un partito formato da “persone piacevoli, impegnate e intelligenti.” Stando alla sua lettera, un paio di mele marce stavano rovinando il lavoro svolto da tutti gli altri critici dell’Islam e dell’immigrazione. Sfortunatamente per Åkesson, dopo poco più di un mese sarebbe scoppiato lo scandalo dei “tubi di metallo”, in seguito al quale il rispettabile rivestimento esterno del partito sarebbe crollato sotto il peso della nuda verità.

Appena prima delle elezioni del settembre 2010, il comico svedese di origine curda Soran Ismail aveva caricato su YouTube un video in cui sosteneva che tre esponenti di spicco dei Democratici Svedesi l’avessero attaccato violentemente fuori da un McDonald’s nel centro di Stoccolma. Il filmato, girato con un cellulare, mostra Erik Almqvist, l’addetto stampa dei DS, Kent Ekeroth e Christian Westling, candidati al parlamento, intenti a insultare e prendere a calci uno sconosciuto nella strada del fast food.

Un paio di giorni dopo, Almqvist ha pubblicato un video di risposta, nel quale sostiene che fosse stato lui a essere attaccato da “un membro dell’organizzazione criminale Original Gangsters.” Secondo Almqvist, il filmato di Ismail era solo un altro esempio della campagna denigratoria nei confronti dei Democratici Svedesi. La settimana successiva, Almqvist e Ekeroth sono stati eletti in parlamento, il primo è diventato portavoce delle politiche economiche, il secondo della giustizia.

L’episodio si sarebbe sgonfiato in fretta, sostituito da qualche altra notizia mediatica, se non si fosse scoperto che anche Ekeroth aveva fi lmato l’attacco con la telecamera del suo cellulare. In qualche modo questo video è finito nelle mani della redazione del giornale svedese Expressen, che lo ha reso pubblico il 13 novembre 2012—più di due anni dopo l’accaduto.

Nel filmato si vede Erik Almqvist ubriaco mentre litiga con Soran Ismail fuori da McDonald’s. Almqvist accusa Soran di “comportarsi come un pakistano”; si fa sempre più aggressivo, avvertendolo di “non prendere per il culo gli svedesi,” e continua dicendo che “la Svezia non è il tuo Paese, è il mio.” E alle proteste di Ismail risponde che lui “non ha alcun motivo per stare in Svezia.”

Poco dopo, i tre Democratici Svedesi cominciano a far rissa con un passante, colpevole di aver criticato il loro comportamento nei riguardi di Ismail. Quando il ragazzo prova a strappare il telefono dalla mano di Ekeroth, il trio lo attacca. Almqvist cerca allora di tirargli un calcio, chiamandolo intanto blatteälskare [amante dei pakistani].

Nella sequenza successiva, si vede una donna che chiede ai tre Democratici perché aggrediscono un uomo innocente per strada. Almqvist—che si è recentemente lamentato del fatto che gli immigrati chiamino le ragazze svedesi “puttane”—si gira verso il suo amico e dice: “Non dar retta a questa troia.” Poi tocca a Ekeroth discutere con una ragazza per strada, dicendo: “Posso fare quel cazzo che voglio,” prima di spingerla contro un’auto.

Dopo, i tre Democratici Svedesi afferrano dei materiali da costruzione da un’impalcatura nelle vicinanze e tornare verso il McDonald’s con aria minacciosa. Ekeroth spiega, “Stavamo solo cercando di difenderci.” Quando vedono che la polizia ha arrestato l’uomo che stavano attaccando, lasciano cadere i tubi, e Almqvist si mette a chiacchierare con i poliziotti. Dopo aver passato i precedenti 30 minuti a urlare insulti razzisti e sessisti, improvvisamente comincia a comportarsi da sobrio e a parlare educatamente, dicendo agli ufficiali che era stato l’uomo ad attaccarli. Dopodiché, Almqvist si gira verso i suoi amici e dice “È sempre un piacere fare la cosa giusta quando si viene osservati” e i tre se ne vanno via nella luce del mattino. Almqvist ride, dicendo che è stata “proprio una grande notte.” Ekeroth, che sta ancora filmando, aggiunge: “È stato bello vedere che nessuno si è tirato indietro.” Il terzo membro del gruppo, il Democratico Svedese Christian Westling conclude dicendo, “Cazzo, che divertimento! Che razza di stronzo!”


SOPRA: Erik Almqvist, ex portavoce della politica economica dei Democratici Svedesi, chiama uno sconosciuto “Amante dei pakistani”. Kent Ekeroth, ex rappresentante della giustizia, filma tutto con il cellulare. SOTTO: Almqvist dice al comico di origine curda Soran Ismail di “non prendere per il culo gli svedesi”; alla sua destra Christian Westling, candidato al parlamento per i Democratici Svedesi. A DESTRA: Almqvist e Westling brandiscono tubi da impalcatura per “difendersi”.

La pubblicazione di Expressen del video ha coinciso con la partita inaugurale del nuovo stadio di Stoccolma, durante la quale Zlatan Ibrahimovic´ ha segnato quattro gol all’Inghilterra. Ibrahimovic´ è nato e cresciuto a Rosengård, un quartiere di Malmö a forte presenza straniera, che è stato citato dai Democratici Svedesi come esempio emblematico del decadimento sociale causato dall’immigrazione. Mentre Ibrahimovic´ segnava da solo quattro reti, chiudendo la partita con una delle rovesciate più spettacolari della storia del calcio, i Democratici Svedesi si incontravano per una riunione d’emergenza, decidendo di sollevare Erik Almqvist dai suoi obblighi di rappresentante economico e membro del consiglio direttivo di partito. Kent Ekeroth, invece, è riuscito a cavarsela con una sospensione. In ogni caso, nessuno dei tre è stato espulso dal partito né ha perso la sua poltrona in parlamento. Torneranno a farsi vivi presto. Con centinaia di gruppi locali, 6.000 iscritti e dozzine di influenti pubblicazioni web, a lungo andare probabilmente i Democratici Svedesi non risentiranno troppo di questo scandalo. Tuttavia, la vicenda fornisce agli svedesi un ulteriore monito dell’affinità di questo partito con il fascismo.

Sfortunatamente, il problema non si limita alla Svezia. La storia dei Democratici Svedesi è la storia dell’Europa contemporanea. In terra magiara, il Movimento per un’Ungheria Migliore continua a perseguitare ebrei e rumeni. In Grecia, i membri di Alba Dorata continuano a inneggiare a comportamenti razzisti. In Norvegia, un accanito sostenitore dei Democratici Svedesi ha ucciso 77 persone a causa del loro presunto “multiculturalismo”, e dappertutto si registrano aggressioni a danni di immigrati. In fin dei conti, quindi, l’Europa sembra precipitare sempre più a fondo lungo quell’orribile spirale di xenofobia e fascismo che ha preceduto la Seconda Guerra Mondiale.