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L'Iran è in fiamme

11.3.10

Un mio lontano parente che si fa chiamare The Omid (lo so, è ridicolo, che ci posso fare?) mi ha appena mandato queste foto dall'Iran, dove vive. È un fotografo, e ha descritto l'attuale stato delle cose con la parola chang, che vuol dire "guerra" in farsi. Quando alcuni nostri parenti andarono a votare il 12 giugno, i seggi elettorali erano già pieni di urne colme di schede elettorali falsificate. Ho chiamato Omid e gli ho fatto alcune domande su come vanno le cose laggiù nel cuore della possibile nuova Rivoluzione Iraniana.

Vice: Che succede laggiù?
Omid: Stiamo protestando tutti i giorni e un sacco di persone hanno perso la vita, ma…

…ma?
Ma è il prezzo che dobbiamo pagare per la nostra libertà. Per alcuni di noi, il prezzo è la vita.

Come ci si sente a passare le giornate e le notti in mezzo alle masse manifestanti di Teheran, sapendo che potresti morire in qualsiasi momento?
Io mi sento forte. Ma anche debole. Ci sono cecchini che potrebbero prenderti di mira e ucciderti in pochi secondi, ma siamo stati silenziosi e ben educati per così tanto tempo, non abbiamo mai rotto i coglioni ai Mullah, e ora quello che è troppo è troppo. È giunto il momento.

Cosa possiamo fare noi, da altri paesi?
Niente. La rivoluzione la dobbiamo fare noi. Non siamo deboli. Non è impossibile: è solo che siamo stati paralizzati dalla paura per decenni. Tuttti i miei amici escono di casa ogni giorno per rischiare la morte, per liberare il loro paese. È bellissimo, nobile, e terribile allo stesso tempo. Se avete amici in Germania, ringraziateli tutti del discorso che ha fatto la Merkel. È stato fantastico.

Un'ultima domanda. Cos'è la cosa che vuoi, più di tutte le altre?
Ovvio: la libertà.

E. RAFSHA
Foto di Omid