Volo, Moccia e l'importanza dei libri "di merda" regalati a Natale

Anche quest'anno mia madre mi ha regalato il nuovo romanzo di Fabio Volo. E leggerlo è dovere di ogni lettore.

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dic 26 2015, 10:37am

Anche quest'anno, come da tradizione alterna per ogni anno in cui vengono pubblicati i suoi libri, mia madre mi ha regalato il nuovo romanzo di Fabio Volo, È Tutta Una Vita. Non so bene come sia iniziata questa specie di liturgia editoriale-natalizia, ma so per certo che appena un nuovo libro di Fabio Volo esce, la mia copia è assicurata.

Non è un vero e proprio regalo di Natale, in realtà, perché solitamente la mattina del 25 mi mette sotto il naso anche un altro pacchetto, che contiene sempre un libro più "serio". Quello per Fabio Volo e per altri scrittori—considerati nel caso migliore letteratura commerciale e leggera e nel peggiore direttamente spazzatura—è più che altro una specie di feticcio parallelo per quanti soffrono di picacismo letterario. E io, come del resto tutti i membri della mia famiglia, sono uno di questi.

La mia teoria, infatti, è che al mondo esistono due principali tipi di persone che passano il proprio tempo leggendo libri (ovviamente esistono delle eccezioni, ma sono statisticamente irrilevanti): i lettori che hanno iniziato a leggere da piccoli, spinti da genitori che leggevano accanitamente a loro volta, e lettori che hanno iniziato più tardi, magari durante l'adolescenza, a causa di qualche professore di lettere o di qualche figura carismatica esterna alla famiglia.

Gli appartenenti alla seconda categoria, solitamente, vedono nella letteratura una specie di potere lenitivo: qualcosa che possa arricchirli, renderli più profondi, ecc ecc. Sono il genere di persone che organizzano le proprie letture con metodo, che segnano continuamente nuovi autori da leggere, e che denigrano con forza e disprezzo i libri commerciali e gli autori come Fabio Volo.


Per i membri delle prima categoria, invece, leggere è una specie di riflesso pavloviano. Io, ad esempio, non ho mai veramente scelto di leggere: l'ho sempre fatto fin da quando ero piccolo perché in casa mia si faceva così, punto. E proprio per questo non nutro tutto questo rispetto quasi trascendente per la letteratura: a me piace leggere, e lo faccio, ma sono fermamente convinto che non solo si possa avere una vita piena e profonda anche senza libri, ma anche che il mondo sia pieno di ottime narrazioni che non dipendono dalla letteratura. C'è una gran parte di fuffa, insomma, nell'idea che un libro possa cambiarti la vita

Il punto è che leggo semplicemente perché mi piace leggere, e leggo veramente di tutto. Nella sostanza significa che ho letto praticamente qualsiasi classico che rientri nei parametri del Canone Occidentale ma anche, appunto, Fabio Volo, e Federico Moccia, e la biografia di Gennaro Gattuso, e i libri della Bignardi, della D'Amico, di Gramellini, e svariati Harmony. Leggo un sacco di spazzatura, insomma.

I libri "di merda" sono sottovalutatissimi dai lettori di secondo tipo perché non hanno alcun appeal artistico, ma in realtà riservano un sacco di lati positivi. Il primo che mi viene in mente, ad esempio, è che non sono mai noiosi.

Anche i grandi scrittori sono prolissi ogni tanto: quando leggi un libro di merda, invece, sei così sconvolto dalla prosa e dagli snodi di trama penosi che non riesci a smettere. Dietro ogni pagina potrebbe nascondersi qualcosa di ancor più imprevisto e ridicolo. Assisitere ai tentativi maldestri di raggranellare una trama basata sul niente e costruirla attraverso frasi fatte e sentimenti d'accatto è una forma di intrattenimento con un magnetismo estremo: come guardare un equilibrista che tenta di non cadere da una fune durante un attacco epilettico.

E vorrei spingermi oltre: non solo i libri di merda non sono mai noiosi, ma spesso sono pure divertenti. Gli snodi e i personaggi, talvolta, raggiungono picchi incredibili: ci sono incongruenze nella trama, dialoghi sconclusionati, descrizioni al limite della parodia. Prendete gli Harmony, ad esempio: sono libri meravigliosi, i cui mondi sono popolati unicamente da mezzadri nerboruti con l'animo nobile e i capelli a mezzo collo, ricche ereditiere eteree con una passione per i servi della gleba e cacciatori di dote senza scrupoli. Un universo narrativo in cui ha ancora senso, dal punto di vista della prosa, utilizzare l'espressione "erezione pulsante".

Un'altra attrattiva particolarmente sconosciuta dei pessimi libri è la loro capacità di ridimensionare il motivo per il quale si legge: visto che non esiste alcun tipo di catarsi emotiva o intellettuale, è uno dei pochi modi che conosco per tornare ad assaporare il gusto di leggere per leggere. Nessun sottotesto psicologico da comprendere, nessun difficoltà.

All'incirca quando ho compiuto 16 anni, la letteratura ha cominciato a diventare impegnativa. I libri che volevo leggere erano sempre complicati e involuti, per quanto belli, e dovendo mantenere il livello di attenzione costantemente alto col tempo ho perso una delle componenti che mi piacevano di più del leggere, il piacere fisico della lettura: starsene per i cazzi propri, in un angolo, con un libro in mano.


Ma il vero punto d'onore della letteratura scarsa, quello vitale per il quale ogni lettore dovrebbe leggere almeno un libro di merda ogni quattro comprati, è che è in grado di farti comprendere davvero per quale motivo i libri belli sono belli.

Se leggi soltanto Dostoevskij, Faulkner, Nabokov e gli scrittori universalmente riconosciuti come dei titani non avrai mai una netta percezione del loro lavoro: è un po' come guardare soltanto finali di Champions League e basare il proprio concetto di bravura nel gioco del calcio su quei giocatori senza aver mai visto una partita di Prima Categoria, in cui i partecipanti riescono a calciare bene il pallone ogni tot tibie spaccate ed esibizioni di problemi motori.

Soltanto con un paragone adeguato e umano sono riuscito a comprendere davvero quanto Hemingway fosse incredibile nella costruzione delle battute di dialogo e nel ritmo del parlato; o come sia leggero, sofisticato, e ultraterreno il modo in cui Nabokov era in grado di descrivere un semplice filare di ulivi in un campo.

Per tutti questi motivi, quindi, quest'anno non ignorateli: mettetevi comodi, spegnete le sinapsi ed entrate nel magico mondo della pessima letteratura.

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