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Foto

Vita quotidiana nella Romania comunista

Foto della Romania di Ceausescu, quando persino possedere una macchina fotografica era considerato anti-socialista.

di Ioana Moldoveanu, foto di Andrei Pandele
14 novembre 2011, 7:14pm


1985. Poteva capitare di aspettare il pullman per più di un'ora. Erano talmente pieni che andavano con le porte aperte, e la parte posteriore toccava terra a causa del peso eccessivo.

Andrei Pandele è l'unico fotografo rumeno con le palle abbastanza grosse da aver ritratto il periodo del dittatore Ceaușescu, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Erano tempi in cui il semplice atto di scattare fotografie che raffigurassero un disagio, come la coda per prendere il pane, era considerato una "denigrazione della realtà socialista" che poteva costare fino a sei anni di carcere. Pandele, che oggi ha 65 anni, ha prodotto una tale quantità di materiale sulla vita nella Romania comunista che quando gli abbiamo chiesto di farci vedere alcune immagini inedite, ci ha mandato un CD con 11000 foto! Erano fantastiche, e straordinariamente affascinanti.

VICE: Perché ha aspettato fino al 2005 a rendere le sue foto pubbliche?
Andrei Pandele: Le persone si ritenevano offese dal mio lavoro e lo interpretavano come un atto di diffamazione della Romania, quando in realtà si tratta semplicemente di una critica del comunismo. Per farti un esempio, nel 1993 ho mostrato le mie foto all'attuale direttore del Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Bucarest, era così sconvolto che le ha buttate via. Le persone non erano ancora pronte a riconoscere quel passato. Molte non lo sono tutt'ora.

Cosa lo ha portato a scattare fotografie che raffigurassero la vita durante il regime comunista?
Non sono solo fotografo, ma anche architetto. Quando Ceaușescu ha iniziato a distruggere chiese e interi quartieri, ho deciso di immortalare la Bucarest che amavo e che stava scomparendo di fronte ai miei occhi. Quello che facevo non era illegale, ma destava sospetti. Durante il primo anno e mezzo sono stato interrogato più di 30 volte. Poi ho capito che a scatenare l'aggressività, che fosse quella di poliziotti, criminali o cani, era una cosa sola, la paura. Così ho deciso di cambiare approccio, imparando a convincere la polizia a lasciarmi stare. Ho scoperto i nomi di persone molto influenti che i poliziotti temevano, inoltre portavo sempre con me il tesserino da giornalista che mi avevano dato quando lavoravo come fotografo freelance per le due uniche testate sportive nel Paese.

Ha mai avuto paura?
Be', sapevo che fare qualcosa di speciale comportava accettare conseguenze e rischi. La gente pensava che mi nascondessi mentre scattavo le foto, ma sono alto un metro e 80—come avrei potuto nascondermi? Ho una foto della demolizione di una chiesa in cui si intravede un poliziotto che guarda verso di me per capire se sto fotografando. Non ero tanto inesperto e stupido da portare la macchina fotografica ad altezza occhi; solitamente la tenevo appesa al collo, coprendola con la mano destra come se mi stessi riposando, mentre con la sinistra facevo dei gesti per spostare altrove l'attenzione dei passanti. Ovviamente non venivano sempre delle belle foto, ma alcune meritavano davvero.

Molte persone sostengono che se la sia cavata facendo fotografie perché era un informatore.
Ho sentito anche molte persone dire che ero il fotografo di Ceaușescu, il che è davvero strano, anche perché non ho nessuna foto che lo ritrae. Semplicemente, lavoravo nel centro di Bucarest in una torre che si affacciava su uno dei viali principali, permettendomi di scattare foto quando qualcosa veniva abbattuto.

Come aveva ottenuto la macchina fotografica e le pellicole?
Mio padre era una famoso ginecologo e ogni volta che andava a un congresso fuori dalla Romania mi portava dei rullini. Erano molto costosi, potevo permettermene solo dieci alla volta con il mio stipendio.

Mi comprò la prima macchina fotografica a Vienna. Sviluppavo le foto a casa sua, nascondevo lì anche le pellicole. Se la polizia avesse perquisito casa mia, tutto quello che avrebbero trovato sarebbe stato un rullino con scritto "Partita di pallamano Romania-Germania," che conteneva 34 foto della partita.

1988. Hipster del periodo comunista. Indossano jeans e scarpe da ginnastica firmate, come Nike e Puma, portate in Romania dai marinai di ritorno dai porti occidentali insieme a vinili che venivano duplicati su cassetta a una velocità impressionante.

1981. La finale di Coppa Davis fra Stati Uniti e Romania del 1972 si disputò a Bucarest. I rumeni, dopo essersi allenati per mesi a suon di "Dobbiamo vincere, dobbiamo vincere," persero, probabilmente a causa dell'eccessiva pressione psicologica. Dieci anni dopo, capitava che i poliziotti che vigilavano sulle competizioni sportive si annoiassero così tanto da spogliarsi e mettersi a prendere il sole, sempre con le armi a portata di mano.

1987. Non era consentito uscire dal Paese come turista, quindi le ferire si svolgevano in città, in montagna o in riva al mare, ma sempre in Romania. Alcuni partivano in bici, altri in macchina, usando l'auto come hotel all-inclusive dove mangiavano, dormivano, fumavano e, se erano fortunati, portavano qualche ragazza.

1980. Attesa per i biglietti della partita di calcio. I match erano particolarmente noiosi, dal momento che i tifosi se ne stavano bravi cercando di non attirare l'attenzione su di sé. Ogni volta che la Romania giocava con la squadra di un altro Paese, i tifosi locali venivano separati da quelli esteri dalle forze di sicurezza.

1985. Le automobili erano costose e c'era una lista d'attesa di sette anni per averne una. In più, non c'era molta scelta rispetto alle marche; la maggior parte erano Dacia rumene, che ti lasciavano sempre in mezzo alla strada. Per risparmiare sulla benzina, solo le auto con targa pari potevano girare durante il fine settimana, mentre nei giorni feriali era il turno delle targhe dispari. Se non avevate un garage, dovevate lasciare la macchina fuori a ibernarsi sotto la neve per mesi, per poi ritrovarla completamente arrugginita allo sbocciare della primavera.

1986. Ceaușescu visitò la Cina e la Corea del Nord nel 1971. Tornò in patria con il desiderio megalomane di avere centinaia di migliaia di persone che gridavano il suo nome. Da quel momento i cortei diventarono un intrattenimento obbligatorio, con tanto di pullman che arrivavano da tutta la Romania per assistervi. Questi spettacoli si svolgevano ad ogni festività. All'inizio dell'anno scolastico, per esempio, gli alunni dovevano aspettare Ceaușescu al sole anche per nove ore, e il più delle volte lui non si presentava. I bambini selezionati venivano tenuti in quarantena per giorni per assicurarsi che Ceaușescu non venisse esposto a virus influenzali.

1989. I polli pesavano spesso meno di 200 grammi ed erano più piccoli dei piccioni. Il cibo scarseggiava. Fuori da Bucarest, trovare il pane era un vero problema. Per averlo a Bucarest ci si doveva mettere in coda all'inizio della giornata. La carne non veniva venduta a tutti, a meno che si conoscessero le persone giuste.

1989. Alcune partite di calcio non venivano trasmesse sulla tv nazionale, così la gente si arrampicava sui tetti per montare le antenne e captare il segnale bulgaro. - 1975. Questa ragazza a pranzo in cortile indossa un vestito fatto in casa. I vestiti venivano creati più che acquistati e qualsiasi buco nella calza o nella camicetta veniva subito rammendato.

1992. Un ragazzino disabile suona la fisarmonica a Bucarest, su Unirii Boulevard.