Il banchiere francese che ha inventato ​Google Street View nel 1909

Il banchiere francese che ha inventato ​Google Street View nel 1909

Albert Kahn è stato un banchiere alsaziano che nel 1909 ha messo a disposizione di alcuni esploratori due tecnologie appena ideate dai fratelli Lumière: il cinema in bianco e nero e l’Autochrome.
05 settembre 2016, 10:42am

Nell'Ovest di Parigi, a metà strada tra la Fondation Louis Vuitton e l'île Seguin, nel 1907 un commerciante ebreo ha inventato Google Street View. Albert Kahn è un banchiere alsaziano di origini modeste che ha costruito un impero speculando sulle miniere d'oro e di diamanti in Africa del Sud e grazie a delle operazioni finanziarie con il Giappone. Oltre a dirigere la banca Goudchaux e ad istituirne una a suo nome, Kahn ha continuato gli studi sostenuto da un insegnante d'eccezione, un tale Henri Bergson che otterrà il Nobel per la Letteratura nel 1927.

Utopista, viaggiatore e imprenditore dell'impossibile, Kahn acquista nel 1893 un hôtel particulier a Boulogne-sur-Seine, e quattro ettari di terreno in cui farà costruire un giardino francese, inglese e giapponese, una serra, un roseto e una foresta di alberi americani e africani. Ma oltre al commercio e alla finanza, Kahn coltiva un interesse per i viaggi e la fotografia. L'obiettivo? La pace nel mondo.

A partire dal 1898, Kahn finanzierà le spedizioni di giovani ricercatori e ricercatrici—con un bando speciale destinato unicamente alle donne—creando una "borsa di viaggio" internazionale. Un progetto condiviso anche da Bergson capace di avvicinare le élites di tutto il mondo e di sviluppare una coscienza di tolleranza universale, definita anche "international mind". Non a caso, parafrasando la famosa citazione di Mark Twain "I have never let my schooling interfere with my education", il motto di Kahn è sempre stato: "Scordate tutto quello che avete imparato, tenete gli occhi aperti."

Nel 1909, Kahn decide di mettere a disposizione degli esploratori due tecnologie appena ideate dai fratelli Lumière: il cinema in bianco e nero e l'Autochrome.

Nel 1909, Kahn decide di mettere a disposizione degli esploratori due tecnologie appena ideate dai fratelli Lumière: il cinema in bianco e nero e l'Autochrome. Di queste esperienze ci rimangono oggi 72.000 autocromie (principalmente in formato 9x12 cm), 4.000 lastre stereoscopiche e 180 chilometri di pellicola 35 mm (muto in bianco e nero). Cosciente che il processo d'industrializzazione a cui stava assistendo avrebbe cambiato il mondo per sempre, Kahn desidera immortalare il pianeta intero prima della sua trasformazione. Proprio come su Google Street View, attraverso le autocromie sarebbe stato possibile dare una forma alle culture e ai paesaggi lontani permettendo di sentirli meno estranei. E proprio come su Google Street View, un progetto così ambizioso è stato possibile grazie anche al lavoro di geografici e scienziati—oggi anche tanti sviluppatori—che ne hanno assicurato il rigore scientifico e l'approccio etnografico. La collezione di Kahn rappresenta il primo tentativo di documentario scientifico sperimentando i primi successi della fotografia e della pellicola.

Ma cos'è un'autocromia? Il processo, chiamato sintesi additiva, consiste nell'utilizzo di una lastra di vetro sulla quale viene applicata della fecola di patate colorata di rosso, verde e blu, e una patina di emulsione sensibile. Ne risulta una pigmentazione velata ed evocatrice che ricorda l'effetto ricercato oggi da Instagram. Prima di questa invenzione, la fotografia a colori era possibile unicamente attraverso un complicato processo di tricromia realizzata attraverso tre scatti separati successivamente sovrapposti. L'Autochrome, brevettato nel 1903 da Louis Lumière e commercializzato nel 1907, verrà soppiantato dall'arrivo nel 1935 di Kodachrome e nel 1936 di Agfacolor.

La collezione, battezzata da Kahn stesso gli "Archivi del pianeta", ritrae paesaggi, rovine, scene quotidiane e ritratti di tutta Europa, del Medio Oriente, dell'Africa, delle Americhe e dell'Asia. Rappresenta un materiale inedito ed unico della prima fotografia a colori. Proprio come su Google Street View è possibile visitare Firenze, Stoccolma, Tokyo, Amman, Bagdad, Beirut, Istanbul o Rio de Janeiro. I portraits delle persone attirano l'attenzione. Scattati come degli street files - il formato fotografico creato dal magazine giapponese Fruits nel 1997 e che ha invaso i giornali di moda di tutto il mondo -, mostrano la famiglia imperiale giapponese, gli ufficiali militari mongoli, la famiglia reale del Benin, un mercante di tappeti per le strade di Skopje, un giovane contadino di Vicenza o, ancora, uno schiavo sudanese in Marocco. I paesaggi e i volti raccolti dagli esplotatori di Kahn evocano un mondo scomparso di cui ci restano poche altre testimonianze. Grazie a questo fotografie prende vita il mondo di Corto Maltese o del Titanic, della Prima Guerra Mondiale, del Giappone pre-industriale e della nascente Cina comunista.

Troppo fragili e sensibili alla luce, la autocromie originali sono conservate all'interno di scatole chimicamente pure. Dopo dieci anni di lavoro, è finalmente possibile consultare una parte dell'archivio—circa 25.000 autocromie—sul sito dedicato al progetto Open data della collezione Albert Kahn.

Anche il materiale video è stato digitalizzato seguendo un procedimento preciso: le bobine di celluloide (nitrato di cellulosa) sono prima convertite in betacam, restaurate ed infine digitalizzate in formato MPEG-2.

L'avventura di Kahn tramonta nel 1932. La Grande depressione del '29 porta al fallimento tutte le società di Kahn, che si trova obbligato a mettere all'asta le sue proprietà e i suoi beni. Gli sarà concesso di rimanere nella sua residenza principale fino alla morte, nel 1940. "Autoritario", "segreto" e "maniaco", Kahn lascerà questo mondo solo e senza figli. Con la stessa discrezione che apparteneva a Kahn, la prossima volta che venite a Parigi, prendete la linea 10 della metropolitana fino a Boulogne-Pont de Saint Cloud per visitare la sua casa, il giardino giapponese e per conoscere un uomo che cento anni fa sognava di costruire la pace nel mondo attraverso la fotografia.