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Un diciannovenne olandese libererà gli oceani dalla plastica

All'età di 17 anni Boyan Slat aveva già esposto il suo progetto in un TedX Talk. Presto la teoria si trasformerà in pratica.
16.6.14
Animazione di una postazione per la raccolta di plastica in mare. Concessione di The Ocean Cleanup | Pressefoto

Riscaldamento del pianeta, strage di api, Fukushima, il cambiamento del nostro ambiente ha tanti nomi quante ripercussioni negative sulla nostra vita. Ci accorgiamo ogni giorno di più che è proprio il caso di fare qualcosa. Una delle idee è smettere di produrre plastica, limitandoci a riciclare quella che abbiamo già. Dopotutto di materiale ce n’è abbastanza, basterebbe spazzare i mari con una grossa scopa. E visto che non è detto che le idee rivoluzionarie vengano solo dagli scienziati, un diciannovenne olandese è riuscito a prendere l’iniziativa.

Il progetto per cui Boyan Slat ha deciso di avviare una campagna di raccolta fondi si chiama The Ocean Cleanup. Nonostante la pulizia degli oceani sia sempre stata ritenuta impossibile, costosa e di durata secolare, Boyan è convinto dell’efficacia del suo metodo.

Boyan Slat dietro una montagna di plastica. Tutte le foto The Ocean Cleanup | Pressefotos

L’idea dell’Ocean Cleanup era venuta già due anni fa all’allora diciassettenne Boyan che l’aveva presentata in una conferenza al TEDx di Delft.  Il video del suo discorso aveva avuto grandissimo successo e l’idea aveva iniziato a prendere forma, suscitando l’entusiasmo di circa 100 volontari tra scienziati e ingegneri.

I metodi convenzionali per ripulire i mari prevedono l’uso di navi che trascinano reti da pesca. Non solo quest’operazione potrebbe protrarsi fino alla fine dell'umanità, ma necessiterebbe anche di enormi capitali. A questo si aggiungono la pesca involontaria e le emissioni di agenti inquinanti, che fondamentalmente vanificano i buoni propositi.

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Boyan Slat ha semplicemente posto il problema in maniera diversa, domandandosi: “Perché dovremmo essere noi a muoverci tra i mari, se sono loro a muoversi verso di noi?” In sostanza il teenager ha inventato delle barriere fluttuanti che catturano passivamente i rifiuti mentre l’acqua ci passa attraverso. Secondo uno studio sulla sua fattibilità, durato circa 400 giorni e che ha prodotto un dossier di 530 pagine, il progetto Ocean Clean Up non solo è fattibile, ma promette anche molto bene. Questo video mostra i primi passi del progetto e il lavoro dei ricercatori che vi collaborano:

Al posto delle reti da traino, saranno installate delle barriere fluttuanti. La maggior parte della plastica galleggia entro i tre metri di profondità, ovvero poco sotto la superficie dell’acqua. Quindi, mentre gli organismi viventi potranno nuotare appena sotto le barriere, la plastica verrà intercettata.

Per mezzo di apposite palafitte e àncore, il progetto  si estenderà per diversi chilometri quadrati, e nel giro di cinque anni circa potrà raggiungere un perimetro vasto quanto l’oceano. Il metodo non ha ripercussioni sull’ambiente e fino a ora non si sono riscontrati ostacoli di sorta per la sua attuazione.

Con la campagna di crowdfunding, Boyan Slat vuole raccogliere due milioni di dollari in 100 giorni. In una settimana ne ha già 184.000. La plastica verrà raccolta volta per volta, in base alle donazioni: con 6,21 dollari puoi alleggerire l’oceano di un chilo di rifiuti, con 750 dollari, invece, di ben 120 chili.

Boyan vuole prima di tutto investire i soldi raccolti per condurre altri test che accertino l’affidabilità della tecnologia, poi ingrandire il suo team per perfezionare il metodo. Tutto fa pensare che questa campagna avrà molto successo.

Così, un ragazzino olandese di 19 anni potrebbe risolvere uno dei più grossi problemi ambientali del nostro pianeta. “Con due milioni di dollari potremmo finalmente trasformare la teoria in pratica”, ha detto Boyan Slat.

Se non volete che le energie positive accumulate leggendo quest’articolo si vanifichino, meglio se andate subito al sito della raccolta fondi.