La strana storia della capsula del tempo che verrà aperta tra 6000 anni

Per Thornwell Jacobs, creatore della capsula del tempo più grande del mondo, il Ventesimo secolo doveva adempiere al suo "dovere archeologico".
11 ottobre 2016, 10:30pm
Thornwell Jacobs con una capsula del tempo sigillata | Immagine: Wikipedia | Fair Use

Com'era l'antico Egitto nel 4241 a.C.? Una domanda a cui poche persone possono rispondere. Senza le mummie conservate nelle piramidi, il passato della nostra civiltà sarebbe ancora un grande mistero, come se non lo fosse già abbastanza. Le nostre conoscenze su come vivessero gli uomini milioni di anni fa si basano principalmente su deduzioni e analisi intelligenti di preziosi manufatti che, se in buone condizioni, raccontano la loro storia.

Ma oggi non si costruiscono più piramidi, e i politici di alto rango non vengono mummificati. Thornwell Jacobs, il presidente della Oglethorpe University di Atlanta, in Georgia, ha preso così sul serio la potenziale perdita di tracce del nostro tempo e dei suoi oggetti che ha costruito una capsula del tempo per conservare testimonianze di come fosse la vita nel Ventesimo secolo. In particolare, sembra che sia stato ispirato dall'apertura della tomba di Tutankhamon, nel 1922.

Verso la fine degli anni Trenta, infatti, ha trasformato una parte dell'università in una specie di museo sigillato, che poteva essere riaperto solo 6177 anni più tardi. Così, il pedagogo e scrittore presbiteriano ha realizzato la più antica e grande capsula del tempo esistente. Non per niente, è passato alla storia come il "padre delle moderne capsule del tempo".

Il tempo dell'apposizione del sigillo corrisponde all'anno solare 4241 del calendario egiziano con cui, secondo gli storici, viene indicato l'inizio del Ventesimo secolo. Nel 1936 è stata stabilita la data di apertura della capsula: 8113 (esattamente 6177 anni dopo).

"Non aprire prima del 28 maggio 8113"

Così, il fortunato scopritore della capsula potrà vedere con i propri occhi un'era che si trova esattamente nel mezzo tra l'Antico Egitto e il suo tempo. Questa visione è stata presentata da Jacobs nello stesso anno, in un articolo pubblicato sullo Scientific American. Era orgoglioso del fatto che la sua generazione fosse stata la prima ad adempiere al "dovere archeologico" per offrire agli storici del futuro dei reperti a cui poter fare riferimento.

La cripta della civilizzazione | Immagine: Wikipedia | Fair Use

Immagine: Oglethorpe University Archives

Un anno dopo, nel 1937, sono iniziati i lavori alla cripta in cui doveva essere conservata la cultura occidentale dell'inizio del Ventesimo secolo. In contrapposizione rispetto alle capsule del tempo conosciute fino al allora—piccole, riempite di monete, foto e documenti scritti, nascoste in posti segreti tra i muri—Jacobs si è avventurato in una dimensione radicalmente nuova.

La stanza, di 6x3 m, è stata impermeabilizzata e sigillata con una porta di acciaio inossidabile. I contenitori in cui si trovano gli oggetti sono fatti di acciaio inossidabile e vetro e sono stati riempiti di gas inerte per evitare l'ossidazione. All'ingresso, che è stato sigillato definitivamente nel 1940, c'è scritto "Non aprire prima del 28 maggio 8113."

Chi aprirà la "cripta della civilizzazione" troverà come prima cosa un dispositivo che introduce all'inglese del Ventesimo secolo, nel caso in cui la lingua sia caduta in disuso—paradossalmente, le istruzioni sono in inglese. Poi c'è una collezione di "oggetti importanti per l'umanità", come è scritto anche sul sito ufficiale dell'università.

L'edificio dell'archivio della Oglethorpe University| Immagine: Oglethorpe University Archives

Immagine: Oglethorpe University Archives

Oltre a un uccello di plastica, nella stanza si trovano diversi vinili (tra cui alcuni con versi di uccelli—non sapremo mai cosa potrebbe dedurne l'umanità), un manichino maschile e uno femminile, una lampada tascabile, un rasoio elettrico, un reggiseno, un mestolo da cucina, un rotolo di carta argentata, un carro armato giocattolo e un paio di collant da donna. Inoltre, sono state raccolte oltre 800 opere di religione, arte e scienza su microfilm, così come fotografie e registrazioni vocali di personalità conosciute tra cui politici come Roosevelt, Hitler e Stalin.

Un rasoio elettrico, un reggiseno, un mestolo da cucina, un rotolo di carta argentata, un carro armato giocattolo e un paio di collant da donna.

Gioielli o cose di valore non ci sono, ma ci possiamo trovare una serie di illustrazioni di tutte le invenzioni più significative, tra cui strumenti medici e mezzi di trasporto d'aria e di mare. Anche cose che persino i bambini della nostra generazione fanno fatica a riconoscere, come cinque tubi catodici, un pezzo di tessuto d'amianto e una calcolatrice tascabile. La lista completa è qui.

Il rapido sviluppo della nostra società ha come conseguenza che la cripta di Jacobs è già piena di curiosità da museo sul nostro passato recente. Per non perdere di vista realtà di questo tipo, nel 1990 è nata la International Time Capsule Society (ITCS), che documenta tutte le capsule del tempo esistenti ed evita che vadano dimenticate. Fondata dallo scrittore Knute "Skip" Berger e dall'antropologo Brian Durran, la società ha sede nella stessa Oglethorpe University e mantiene vivo lo spirito dell'allora presidente Jacobs.

Immagine: Oglethorpe University Archives

Immagine: Oglethorpe University Archives

Al momento ci sono circa 1.400 capsule del tempo registrate presso la ITCS. Soltanto negli ultimi anni, secondo le stime della società, ne sono state costruite oltre 5.000. Insomma, visto che anche la storia è soggettiva, chi volesse costruire una capsula del tempo può registrarsi qui. Gli archivisti della Oglethorpe University hanno anche preparato una serie di consigli di realizzazione.

In tutto esisteranno circa 10.000 capsule del tempo, di cui molte sono andate perse. Secondo Paul Hudson, membro dell'ITCS, solo una capsula su mille viene davvero aperta. Ma grazie alla perizia con cui è stata realizzata, la cripta della civilizzaizione non andrà incontro a questo destino.