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Il tuo cervello può recuperare i ricordi della memoria a breve termine

I ricordi della memoria operativa non devono essere costantemente attivi per essere recuperati.
Brain art. Immagine: Betty Lee/Flickr

Portare a termine semplici azioni della vita quotidiana può essere un'autentica battaglia per le persone che soffrono di perdita di memoria a breve termine. Tuttavia, un gruppo di scienziati ha appena scoperto che è piuttosto raro che i nostri ricordi vengono persi completamente—piuttosto vengono trasferiti nel nostro subconscio.

Una memoria di lavoro attiva—una parte della memoria a breve termine che processa immediatamente le informazioni—è fondamentale per il nostro processo decisionale e per il controllo del nostro comportamento. Senza la capacità di memorizzare le informazioni in modo da renderle facilmente accessibili, le funzioni cognitive base diventano estremamente complesse. Ricordare la strada per andare a casa di amici, per esempio, potrebbe trasformarsi in un piccolo inferno.

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Per mantenere una memoria di lavoro funzionante, gli scienziati hanno a lungo creduto che i neuroni associati ad un ricordo debbano essere continuamente stimolati. Ma una nuova ricerca neuroscientifica pubblicata su Science suggerisce che in realtà è possibile che il cervello consenta a una memoria di lavoro di passare allo stato "dormiente" per poi rimetterla di nuovo in moto quando se ne ha bisogno. Questo sviluppo getta nuova luce sul meccanismo utilizzato dal cervello per elaborare i ricordi e forse, in futuro, potrebbe rivelarsi utile nel trattamento di pazienti con problemi cognitivi.

Con una piccola stimolazione al cervello, gli scienziati sono stati in grado di far rivivere una memoria "dimenticata."

Un team di neuroscienziati guidati da Nathan Rose dell'Università di Notre Dame ha sottoposto una serie di stimoli—come un volto o una parola—classificando alcuni di questi come "importanti da ricordare," ad un gruppo di volontari. Mentre sottoponevano le immagini ai soggetti, gli studiosi monitoravano anche la loro attività cerebrale, identificando l'attività neurale associata ad ogni stimolo visivo. Dal momento in cui i soggetti venivano distratti da un numero sempre maggiore di immagini, la memoria dello stimolo classificato come "importante" si avvicinava ad una sorta di "silenzio neurale" dal punto di vista degli impulsi—quasi come se fosse stata "dimenticata."

Tuttavia, con una stimolazione elettrica al cervello, gli scienziati sono riusciti a far rivivere la memoria "dimenticata" e riportarla ad uno stato neurale attivo. Questo significa che mentre i soggetti sembravano aver temporaneamente "dimenticato" quella memoria specifica, il cervello, in realtà, l'aveva immagazzinata in modo che potesse essere riattivata di nuovo. Piuttosto che mantenere tutte le memorie di lavoro costantemente attive, il cervello trasporta qualcuna di queste in uno stato quasi dormiente—come se fossero state dimenticate—solo per "riportarle in vita" quando è necessario ricordare quelle determinate informazioni in un secondo momento.

In definitiva, questo studio rivela che la memoria a breve termine è un modello molto più stratificato e dinamico di quanto si pensasse. Ma quanto più neuroscienziati riusciranno a svelare i meccanismi interni della memoria e del recupero dei ricordi, tanto più riusciremo a comprendere meglio i processi cognitivi umani e forse anche a trovare un rimedio alla perdita di memoria.