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Il primo campionato mondiale di robot 'soffici'

Il vincitore è stato un robot-scorpione coreano di nome MadMax.
2.5.16
Tutte le foto: Scuola Superiore Sant'Anna RoboSoft_CA

Avete notato quanto tempo sono goffi i robot umanoidi anche quando tentano di eseguire compiti apparentemente semplici? Sono proprio questi i casi in cui è palese che la forma umana non è la più adatta ad affrontare tutte le condizioni ambientali. In effetti, se l'evoluzione ci ha resi gli esseri più intelligenti del pianeta non è detto che la nostra conformazione fisica sia la più adatta ad ogni tipo di situazione. Sarebbe molto utile se gli animali potessero svolgere tutta una serie di compiti complicati per noi, il grosso problema—oltre al fatto di sfruttare un altro essere vivente—è che farsi obbedire da loro è un bel casino.

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E proprio questo a rendere così interessante l'ambito di ricerca che si propone di colmare questa mancanza, ovvero, quello dei soft robot. Una serie di sviluppatori, ha preso ispirazione dalla morfologia di invertebrati come le stelle marine, polipi oppure lombrichi e bruchi, per ideare automi morbidi e flessibili con la capacità di muoversi su terreni difficili con una disinvoltura decisamente maggiore rispetto ai loro colleghi in metallo.

Per fare un punto del loro grado di sviluppo, questo fine settimana, a Livorno, 17 robot provenienti da tutto il mondo si sono sfidati all'interno della RoboSoft Grand Challenge in conclusione della Soft Robot Week, la settimana internazionale dedicata al progetto europeo Robosoft che si avvale della collaborazione tra la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l'Istituto di BioRobotica, il Centro di ricerca sulle tecnologie del mare e la robotica marina e l'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit).

Le nazioni in gara erano otto. L'Europa è stata rappresentata dal Belgio, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dall'Italia—con Simba, il robot soffice a forma di cilindro realizzato dall'Iit. Gli Stati Uniti hanno presentato il 'bruco' Pac Bot, della Tuft University. Gli altri robot in gara arrivavano dalla Corea, dagli Emirati Arabi e da Singapore.

Le discipline erano di due tipi: un percorso per verificare la capacità di adattamento nel contesto di terreni sconnessi lungo il quale i robot dovevano aprire porte, superare ostacoli per raggiungere oggetti e una prova di abilità nella manipolazione di oggetti fragili. Come ha spiegato Marcello Calisti, dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, i robot soffici eseguono i compiti per cui sono stati progettati, adattando la propria forma piuttosto che cercare di spostare gli oggetti.

Il britannico Oto, dell'università di Cambridge, si è rivelato il migliore nel affrontare il percorso ad ostacoli, grazie alla sua capacità di gonfiarsi e sgonfiarsi adattandosi ad ogni terreno. L'americano CoSoRo, dell'università del Colorado, invece, ha vinto la gara di manipolazione grazie alla sua forma di tre dita, una delle quali opponibile.

Il robot che è stato giudicato il migliore in generale è il coreano MadMax. L'automa riproduce le fattezze di uno scorpione: è nero, con una lunga coda bianca che termina in una pinza morbida ideale per afferrare anche gli oggetti più delicati. Progettato presso l'università di Seul, MadMax è stato uno dei pochissimi ad aver affrontato entrambe le gare. Le sue ruote a origami—realizzate con strutture stampate e piegate in modo da cambiare conformazione—hanno consentito al robot di ridurre le sue dimensioni da 60 a 40 centimetri per raggiungere un oggetto quasi inaccessibile con la sua pinza. Sempre grazie alla sua protesi, MadMax è riuscito ad afferrare anche una bottiglietta d'acqua, un cono gelato, una scatola quadrata e a raccogliere da terra una piccola chiave inglese.

Credo che nessuno dei progettisti di MadMax che lo hanno sottoposto ai primi test abbia osato molestarlo prendendolo a bastonate come ha fatto un tecnico della Boston Dynamic con il robot Atlas in questo video, anche il più temerario degli scienziati, infatti, ci pensa su due volte prima di provocare uno scorpione.