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Porno e umiliazioni sessuali: nel disgustoso mondo dei gruppi Whatsapp maschili

"Il punto non è soltanto caricare e scaricare foto di nudo. Quelle sono ovunque, se fosse solo per vedere un paio di tette guardarei un porno."
Niccolò Carradori
Florence, IT
25.1.17

Quando avevamo circa 14 anni anni io e i miei amici cominciammo a passare i pomeriggi nel baretto del nostro piccolo paese di provincia. Visto che il nostro sviluppo ghiandolare era abbastanza avanzato da permetterlo, entrammo finalmente anche in quel cursus honorum di iniziazione al sesso composto dai racconti scoperecci dei ragazzi più grandi. Che ci elargivano perle della loro esperienza, condite con dovizia di particolari e finta nonchalance, mentre qualcuno girava una canna. Storie di coiti interrotti sul retro della segheria che si affacciava sul fiume, eiaculazioni facciali non richieste, e dissertazioni su chi ce l'avesse "più puzzolente". Erano aneddoti che riguardavano quasi sempre ragazze che conoscevamo—e che dopo quei racconti spiavamo da lontano—e il tono, com'è facilmente intuibile, non era mai elegiaco.

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Ho sempre pensato che se a una ragazza etero dovesse capitare di assistere a uno di questi conciliaboli fra uomini sul sesso, sicuramente per il resto della vita opterebbe per il saffismo politico. Con lo stesso stato d'animo espresso dal personaggio di Kurtz alla fine di Cuore di Tenebra: "L'Orrore!".

L'epoca in cui la condivisione sessuale fra uomini avveniva quasi esclusivamente in luoghi riparati e bui—come gli spogliatoi maschili di qualsiasi tipo di sport—rappresenta un po' il corrispettivo della trasmissione orale nella storia della letteratura. Oggi tramite le chat la gente può decidere non solo di descrivere dettagli della propria vita sessuale, ma anche di scambiarsi materiale fotografico e video. È una cosa sicuramente miserabile e vigliacca (e che può avere pesanti risvolti personali e legali), ma sappiamo tutti che succede: e spesso non riguarda soltanto una ristretta cerchia di amici. Da un po' di tempo a questa parte, continuano a venire fuori gruppi Facebook e WhatsApp con decine di migliaia di membri, in cui vengono caricate una moltitudine di foto amatoriali di ragazze ignare. Fidanzate, partner occasionali, amiche, ragazze conosciute online: da ogni parte del mondo uomini di tutte le età diffondono su questi gruppi foto intime, senza alcun tipo di permesso. O magari proprio all'insaputa delle ragazze fotografate. Qualche settimana fa l'informatica Arianna Drago ha denunciato, tramite un post Facebook che ha ottenuto migliaia di condivisioni e attenzione anche da figure pubbliche, il proliferare di moltissimi gruppi italiani del genere. Ma il problema si estende anche a livello globale: uno dei casi più recenti e dibattuti è quello di Babylone 2.0, un gruppo chiuso su Facebook con più di 52.000 membri in cui era possibile accedere a veri e propri archivi di foto amatoriali private.

E su Whatsapp, data anche la minor visibilità o tracciabilità che questo scambio illegale di materiale comporta, i gruppi sono ancora di più. Per entrare a farne parte, spesso basta fare una piccola ricerca online: su Ask.fm o su altre piattaforme si trovano "annunci" di gruppi chiusi di questo tipo.

Non voglio nascondermi dietro un dito: anche a me nel gruppo degli amici è capitato di parlare dei fatti miei, o di condividere aneddoti su ragazze con cui ero stato che avrei dovuto tenere per me. Ma se devo essere sincero, dopo aver fatto un giro su alcuni di questi gruppi, ho provato un certo sconforto.

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La prima cosa che lascia basiti e inorriditi, è la fluidità con cui il materiale diventa virale e passa di mano in mano. "Su questi gruppi girano link ad archivi di tutti i tipi," mi ha detto M., un ragazzo di 28 anni che ho contattato facendo ricerca sull'argomento. "La scorsa settimana ho visto un file gdoc, che viene condiviso di gruppo in gruppo, con più di 130 cartelle. Gli utenti caricano continuamente le foto che hanno a disposizione, da ogni parte d'Italia, e i titoli delle varie categorie variano da 'cagnetta in strada', ad 'anonima tettona'."

La volatilità del materiale privato, però, non si riscontra soltanto in questi maxi-aggregati. Nonostante l'esistenza di questi gruppi generali, i più diffusi ovviamente rimangono quelli condivisi fra amici o concittadini. "Da me, ad esempio, esiste un gruppo in cui ci si scambiano le foto delle ragazze più carine della città. Il funzionamento è semplice: se uno dei membri possiede delle foto o dei video che ritraggono una ragazza particolarmente nota, li carica sul gruppo. È una specie di annuario scolastico perverso, esteso a tutta la provincia, e fa impressione constatare quanto sia semplice entrare nell'intimità di ragazze che vedevi in corridoio di sfuggita al liceo, o la sera in qualche locale," mi ha detto un altro utente.

In un certo senso l'"attrattiva", permeata di un sessismo non troppo latente, in parte sta proprio in questo—almeno quando si tratta di gruppi aperti fra amici o conoscenti: "avere accesso a foto di ragazze che conosciamo. E riderci sopra. Magari questa era una tizia che faceva tutta la sostenuta, e ora le sue foto a pecora girano ovunque."

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Com'è presumibile, però, le foto e i video non rimangono appannaggio di chi fa strettamente parte del gruppo. "Tempo fa in una chat di amici mi è capitato di vedere un video in cui la protagonista era la sorella di una mia amica," mi ha spiegato un altro. "Chi aveva condiviso il video si era premurato di specificare nome e frazione comunale di appartenenza. Dopo qualche settimana, in un gruppo completamente diverso, un tizio che non conoscevo ha ricondiviso lo steso file—ma stavolta il nome della ragazza e la regione erano cambiati. Perché, con tutta probabilità, il video era passato da così tanti contatti che la fonte originale si era persa."

I gruppi che vanno oltre alla stretta cerchia di una comitiva funzionano tutti allo stesso modo: "L'amico di un amico ha aggiunto lui, e quest'ultimo alla fine invita anche te. Non si capisce mai chi siano quelli che hanno fondato questi gruppi—che hanno sempre nomi stupidi tipo La Fica È Qua e Spara Con Gli Ultrà—specialmente perché ti arrivano inclusioni da contatti di tutti i tipi: compagni di università, ragazzi con cui giochi a calcetto, ex compagni del liceo con cui l'unico modo per tenersi in contatto è parlare di come alla fine qualcuno sia riuscito a stare con la tizia che ci volevamo fare tutti."

La seconda caratteristica che colpisce, poi, è il tono cameratesco che si instaura fra i membri, anche quando sono palesemente degli sconosciuti. "Ci sono dei tizi con cui mi sento anche in chat privata, a volte, che non ho mai visto di persona ma di cui sono diventato amico sparando cazzate su uno di questi gruppi." Lo stesso tono che utilizzavano i ragazzi più grandi del bar, quando ci raccontavano come avevano fatto sesso anale con la cameriera della pizzeria in cui andavamo ogni sabato sera: quell'ironia sessista che si compiace ed è pienamente consapevole del degrado a cui tende.

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"Il punto," mi dice questo ragazzo quando gli chiedo che tipo di soddisfazione ci può essere nel condividere materiale del genere, "non è soltanto caricare e scaricare foto di nudo. Quelle sono ovunque, se fosse solo per vedere un paio di tette guardarei un porno. La gente si 'diverte' perché sotto ogni foto o video si creano una serie di commenti stupidi, una specie di gara a chi propone o dice la cosa più volgare."

È una situazione che probabilmente ogni ragazzo che abbia mai fatto parte di una comitiva o gruppo di pari conosce bene: il degrado volutamente ostentato come forma di omologazione. Il messaggio di fondo è "facciamo schifo, e lo sappiamo, ma siamo rassicurati perché facciamo schifo tutti insieme." In questo tipo di contesto, chi non si espone su cose di questo genere, e rovina il senso di cameratismo, crea imbarazzo: è una specie di Fight Club disgustoso che deve rimanere confinato fra i partecipanti. Per questo motivo, forse—oltre ovviamente a una componente di patetica rivalsa sessuale—generalmente (ma non sempre) quando si condividono esperienze e materiale privato lo si fa inviando foto di ex o di ragazze che non hanno alcuna importanza. E non di fidanzate. Perché non si condividono le esperienze positive e significative, ma quasi esclusivamente quelle di cui si può ridere e farsi beffe. Ed è questa—insieme alla volgarità volutamente ingigantita—la grossa differenza che mi sembra esistere fra questo tipo di chat maschili, e gli epigoni al femminile. "Ovviamente anche le ragazze si scambiano informazioni sulla propria vita e le abitudini sessuali," mi ha detto una ragazza che ho contattato sempre per la stesura di questo articolo. "Spesso arrivando anche all'esplicito più esplicito: io stessa ho una chat con alcune amiche strette in cui ci capita di parlare, tra le altre cose, di misure, orgasmi raggiunti o fantasie realizzate con un certo ragazzo. Qualche volta è capitato anche di scambiarci delle foto o dei disegni—ricordo in particolare il caso del pisello a virgola del fidanzato di una. La cosa che secondo me differenzia questo tipo di chat da quelle dei ragazzi di cui mi parli è che, dico sempre per esperienza, le ragazze discutono di situazioni personali e magari vogliono condividere una cosa bella o brutta che gli è capitata. Parlano dei ragazzi con cui stanno, sono state o con cui vorrebbero stare. Sono sempre figure molto reali. Non mi è mai capitato di scambiarmi con le altre foto di persone di cui ignoravamo l'identità."

Il meccanismo maschile della distorsione della propria vita sessuale—perché è ovvio che la realtà delle relazioni vissute abbia solo in parte a che fare con quello di cui si parla in questi gruppi—serve, come forse è prevedibile e banale supporre, a stemperare la tensione. Me lo ha confermato anche la dottoressa Valentina Cosmi, socio fondatore della Società Italiana di Sessuologia e Psicologia. "Quello che bisogna comprendere quando si analizzano situazioni del genere, è che la componente più significativa riguarda il bisogno di conferma e condivisione, più che il bisogno di sfogare una vena di sessismo latente—che comunque esiste, ed è sempre esistita."

"Le conferme sessuali, le cerchiamo sempre nel genere di appartenenza, non in quello che preferiamo. Ci confrontiamo con i nostri pari." Una dichiarazione che potrebbe in parte essere sintetizzata così: l'invidia del pene e le altre insicurezze sessuali rimarranno sempre una costante confinata fra maschi. Non ha alcuna importanza che ci si continui a sperticare in analisi sessuologiche su quanto alle donne non interessino le dimensioni, perché le conferme gli uomini—e su altre questioni anche le donne—continueranno a cercarle in quei fattori che hanno importanza fra i membri del loro stesso sesso. Per questo continuano ad alimentare, in varie forme e formati, queste manifestazioni di "socialità" basate sull'esposizione.

"E questo approccio è strettamente connesso a questi fenomeni," ha continuato la dottoressa Cosmi. "La condivisione di queste esperienze, con questi toni, è sempre esistita. E in una determinata misura durante l'adolescenza è positiva, perché ti aiuta a integrarti. Il punto è che prima non avveniva su internet, e rimaneva relegata al racconto dei coetanei. Non avevi accesso alle immagini, e non c'era il rischio di crearsi un'idea così irreale della sessualità."

Ma il fatto che fenomeni di questo tipo non siano una novità non deve sminuirli o distrarre dal punto focale, ovvero il risultato—quello dell'umiliazione gratuita e la convidisione di materiali senza consenso, che violano la dignità e la privacy delle persone date in pasto a decine di migliaia di sconosciuti come pezzi di carne su un pianale per la soppressione del bestiame. Non so se un diverso tipo di educazione alla sessualità cambierebbe radicalmente le cose. Ma so che quello che fa più impressione, se si passa un po' di tempo scorrendo le conversazioni di queste chat, è il livello di inconsapevolezza e superficialità di chi ne fa parte.