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Sono andato a vedere Civati tentare di resuscitare la sinistra italiana

Siamo stati al Politicamp 2015, la prima vera uscita del nuovo partito di Giuseppe Civati, per capire quanto e come la nuova sinistra rischi di bloccarsi negli stessi meccanismi di quella vecchia.
Niccolò Carradori
Florence, IT

Foto di Gaia Baldassarri.

Me ne sto appollaiato su uno sgabello di legno vicino al bancone del piccolo circolo Arci del mio paese: il classico baretto rimasto quasi intonso in cui il passato politico/sociale e aggregativo è ormai rappresentato esclusivamente dai residuati bellici del mobilio: sedie composte da stringhe di plastica sbiadita, tavoli esagonali per giocare a carte, persistente puzzo di fumo.

Sono le 23, e all'interno della sala principale siamo solo in due: io, e un ometto segalitico sui sessanta che sfoglia distrattamente un giornale locale pieno di chiazze oleose. A un certo punto si sofferma sulla pagina centrale in cui campeggia un primo piano di Giuseppe Civati: un articolo che ho letto anche io quella mattina, e che commenta sommariamente le proposte di referendum presentate da Possibile, il nuovo movimento lanciato da Civati lo scorso maggio. Nello stesso articolo viene descritta la giornata inaugurale che dà il via al Politicamp, la convention civatiana alla sua quinta edizione che, dopo l'esodo dal PD e l'assemblea nazionale del 21 giugno, rappresenta la prima vera uscita per la nuova speranza color lampone della sinistra italiana.

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Dopo aver letto appena qualche riga, l'ometto abbassa il giornale e scruta pensoso la foto di Civati prima di esclamare, in un misto di ironia e disperazione, "CIVATI, DI' QUALCOSA DI SINISTRA!"

Ecco: preparandomi a partecipare al Politicamp per questo reportage, mi è sembrato il commento più didascalico e descrittivo dell'atmosfera che si respira da parecchio tempo nella sinistra italiana.

Dopo questi due anni di trasmigrazione inarrestabile del PD verso il centro e oltre da parte di Renzi—che negli ultimi giorni, all'assemblea del partito a Expo, ha paventato una joint venture con Denis Verdini, e annunciato diminuzioni delle imposte che richiamano trapianti di capelli malriusciti—a sinistra si è creato nuovamente, se mai se ne fosse andato, quel magma di dubbio e destabilizzazione che l'ha contraddistinta per tempo immemore.

La mancanza di una realtà a sinistra di quello che doveva essere il partito di centro-sinistra comincia a farsi sentire. Ma iniziative con un'emivita minima di credibilità e legittimazione ancora non se ne vedono. Nonostante sia nato da pochissimo, ad esempio, il movimento di Civati ha già attirato le perplessità di altri esponenti della sinistra, sia per la scelta di presentare un nuovo contenitore, sia per il fatto che le proposte referendarie che ha promosso non sono state discusse con chi fa opposizione. Dal canto suo Pippo ha cercato di sedare la polemica tentando di focalizzare l'attenzione di tutti su dinamiche positive e concrete, e sul bisogno di aggregare una forza che rappresenti veramente la sinistra (nelle sue declinazioni) in un momento in cui sembra completamente sparita dal panorama politico italiano.

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Ed è appunto per testare quanto Possibile possa realmente incarnare quella specie di collante e punto di riferimento dopo la caduta di Saigon degli ultimi due anni, e capire quale corpo elettorale possa e voglia attrarre, che ho deciso di partecipare al Politicamp 2015.

Al di là delle smentite di Civati, la scelta di Firenze come base per la quinta edizione della convention sembra una diretta contrapposizione alla Leopolda renziana, e anche la scelta dei tavoli tematici di discussione ricalca il modello della kermesse di Matteo Renzi. La differenza sostanziale fra le due manifestazioni, oltre all'ovvia affluenza che può attirare un partito appena nato, sta nel fatto che il Politicamp si svolge a luglio. E quando mi presento alle 10 di sabato mattina ai cancelli di Villa Strozzi, la cappa di caldo asfissiante che ricopre Firenze d'estate è già scesa.

Come se non bastasse, molti dei volontari del Politicamp indossano magliette nere, e mentre percorriamo con una navetta la salita che porta alla zona dove è stato allestito tutto, un altro giornalista commenta quello che definisce "il masochismo intrinseco della sinistra."

L'area del Politicamp è tutto sommato abbastanza contenuta: nel cortile della limonaia di Villa Strozzi, circondato dal frinire continuo e assillante delle cicale, è stato allestito un palco drappeggiato con il telone di Possibile. La platea di sedie di plastica grigia che gli sta di fronte prende almeno la metà dello spazio percorribile, mentre l'area restante è coperta da un bar, qualche tavolino di plastica, il banchetto per i tesseramenti, uno per i gadget di Possibile, e un altro "stand" in cui si possono acquistare Il Manifesto, libri e oggetti sinistroidi assortiti. Dopodiché c'è il salone interno, dove sono stati posizionati gli 11 tavoli di discussione della giornata.

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Sul palco è già iniziato uno degli interventi previsti, ma è ancora presto, e le sedie occupate non sono molte. La maggior parte dei presenti sta facendo colazione, intrattiene conversazioni politiche sconsolate o legge il giornale.

Quindi mi fermo a parlare con Beniamino, il signore che presidia il banchetto con gli oggetti sinistroidi. Mi dice che è qui per conto del Manifesto, che hanno richiesto uno spazio per raccogliere fondi, e mi racconta la sua storia.

Beniamino è modenese, ed è impegnato in politica da quando ha 15 anni. "Sono stato iscritto al Partito Comunista, e ho anche ricoperto la carica di assessore provinciale. Mi sento un comunista non pentito, e un comunista senza partito. Per un attimo ho provato ad ascoltare le posizioni del PD, ma né la parola 'sinistra', né quella 'lavoro' hanno mai avuto senso in quel partito. E ormai con Renzi non esiste possibilità di ritorno."

Quando gli chiedo come vede Possibile, e cosa può rappresentare per coloro che vengono dalla sinistra radicale, non si sbilancia più di tanto, ma è comunque positivo. "In Possibile, come in tutti i pezzi in cui è divisa la sinistra, vediamo la speranza di una composizione: capace di modificare la realtà del paese. Civati può compiere questo processo aggregativo, e riprendere un'interlocuzione con un popolo che adesso non è rappresentato."

La presenza di Beniamino e di altri potenziali elettori provenienti da un mondo simile al suo, mi interessa molto: perché una cosa che sto cercando di capire, è se Possibile rischi in un certo senso di incagliarsi nell'ennesimo compartimento stagno in grado di far gravitare attorno a sé solamente le frange elettorali più o meno minoritarie, che solitamente stanno sempre un passo troppo a sinistra e sotto numero rispetto a chi governa. Le dinamiche di rapporto fra i cariotipi della sinistra radicale e non sono sempre state le tossine che hanno impedito le aspirazioni maggioritarie dei partiti di centrosinistra. E la vena di mera contrapposizione il definitivo bacio della morte.

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Civati, che proviene comunque dal PD e che ha dato vita, insieme a Renzi, alla prima Leopolda, dice di voler evitare tutto ciò. Perché ha un retaggio e aspirazioni differenti. Mentre penso a tutto questo mi imbatto proprio in Pippo Civati: si aggira tranquillo fra la folla, indaffarato ma non assalito. A differenza di Renzi le persone non lo fermano per un selfie, ma per parlare.

Visto che è così disponibile, decido subito di togliermi questo dubbio con lui: quanto rischia Possibile, volendo rappresentare la sinistra, di rimanere troppo bloccato dalla sinistra? Per farlo, gli racconto dell'esclamazione che ho sentito la sera prima al circolo.

"Certo, c'è ovviamente una parte di elettorato che chiede di 'dire qualcosa di sinistra', una parte che è mal rappresentata, e di questo mi prendo anche le mie colpe. Ma ormai non si tratta più di fare la sinistra del PD o la sinistra a sinistra del PD: perché quello ormai è un partito centrista. Oggi all'Expo discutono l'ingresso di un giovane rivoluzionario chiamato Denis Verdini, capiamoci."

"Quindi sì," continua, "c'è il bisogno di rappresentare la sinistra, ma anche di far capire che questa sinistra può e deve essere molto più ampia, fondata anche sui giovani post-ideologici. L'unica cosa che salvo del renzismo, a questo proposito, è la spinta a superare i cliché. Per farlo, però, dobbiamo creare un profilo in grado di risolvere i problemi: se io parlo con Fassina, con Vendola, con Cofferati, con i verdi, sono d'accordo su quello che non va… ma il punto è, per fare cosa? Io voglio che entro la fine di ottobre ci sia la possibilità di creare un progetto di governo."

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A questo punto se ne va per seguire uno degli interventi, ma i suoi concetti mi vengono chiariti in modo netto da Paolo Cosseddu, il coordinatore di Possibile.

"Ci sono stati 11 milioni di persone che hanno votato il PD l'anno scorso, e secondo me non succederà più. Chi li prende quei voti? Le amministrative dimostrano che quella fisarmonica si sta restringendo, e proprio in quella zona di centrosinistra che prima il PD copriva stabilmente. Quel vuoto non vota Rifondazione, e questo non è un raduno della sinistra nostalgica, come puoi vedere dalla mole di giovani che sono presenti oggi."

In effetti nel cortile della limonaia c'è un buon numero di giovani, sia volontari che semplici partecipanti, che se ne stanno seduti da qualche parte aspettando l'apertura dei tavoli di discussione mentre si fanno aria con i ventagli-gadget.

Ma gran parte delle persone presenti, sinceramente, mi sembrano appartenere a quella fetta di elettorato che ha una certa storia alle spalle, e che adesso, orfana di qualsiasi tipo di proposta credibile, punta su Possibile. Come Leonardo, 61 anni, che viene da Roma, è iscritto a Possibile dal 21 giugno, e ha fatto tutto il cursus honorum della sinistra: "Partito Comunista, Ds, Pds, PD."

O Valerio, 64 anni, che viene "dall'Emilia rossa", ed è attratto da Possibile soprattutto per i temi ambientali che sta promuovendo.

Intanto, mentre penso a quanto i propositi di Civati e compagni siano fattibili, iniziano i tavoli di discussione. Quello sui Diritti del Lavoro ha un doppio giro di sedie.

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Approfittando dell'assestamento, cerco finalmente di confrontarmi con i giovani di cui parlava Cosseddu. Parlo, ad esempio, con Fabio, Emilio e Alessandro: che studiano Scienze Politiche a Milano, sono tesserati da qualche settimana, e sono in parte anche dei disillusi di Renzi.

O con Emanuele e Lorenzo, anche loro studenti di Scienze Politiche, che si aggirano per i tavoli un po' guardinghi e incerti sulla discussione a cui prendere parte.

I ragazzi tesserati a Possibile che ho incontrato, però, rispetto ai giovani post-ideologici (e in un certo senso anche post-idee) che in cui mi sono imbattuto ad ottobre al Monegros di Renzi, appaiono più coscienti e informati. O almeno mi è sembrato.

Non si sbilanciano né in entusiasmo né in fiducia cieca e in generale rappresentano una nicchia di elettorato giovane. Quindi mi viene da chiedermi se la componente di sogno che ha saputo propinare Renzi ai suoi, di giovani, non sia l'unica moneta corrente veramente valida per accorpare una bacino abbastanza ampio da poter veramente coprire la fisarmonica di centrosinistra di cui mi parlava Cosseddu, moneta che ovviamente Civati non può smerciare.

Una volta terminate le discussioni ai tavoli ricomincia l'avvicendarsi degli interventi dal palco. La mia impressione, è che, nonostante la buona partecipazione e la positività che trasmettono i presenti, tutti stiano aspettando soprattutto di sentire quello che hanno da dire Civati e i relatori durante il discorso conclusivo della mattina seguente.

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D'altra parte Civati è uscito dal PD da pochissimo, e quindi è pienamente comprensibile che, malgrado la smania (legittima) di proporre e agire, il suo pubblico voglia vedergli disegnare una linea, sapere cosa li aspetta, sentire qualcosa di sinistra.

Così la mattina dopo ci ripresentiamo tutti, arrampicandoci su per il colle di Villa Strozzi sudando e ansimando, per capire come e perché Possibile dovrebbe rappresentare il futuro della sinistra italiana.

Il primo intervento è quello di Tommaso Montanari, storico dell'arte, che attraverso una citazione di Calamandrei e un'impalcatura retorica costruita attorno al valore della conoscenza come mezzo di liberazione, inietta il liquido di contrasto per cominciare ad analizzare il contesto politico attuale.

Spiega a tutti i convertiti come Renzi abbia fondamentalmente ottenuto la leadership e creato la situazione che stiamo vivendo attraverso un messaggio che è sempre appartenuto alla destra: "Non ci sono alternative."
Ma la verità è che, dettami comunicativi destrorsi appresi per osmosi a parte, il merito principale di Renzi è stato quello di surfare lo stagno di polemiche e immobilismi di una classe dirigente che proprio nel linguaggio ha sempre perso. "Mai come nell'Italia di Renzi la rivoluzione si fa studiando," ad esempio, è una dichiarazione che lascia un certo sapore familiare sul fondo della lingua.

Il pubblico però, man a mano che gli interventi si susseguono, reagisce con impeto ad ogni passante di discorso che sfiora anche di striscio l'argomento Renzi=Berlusconi e i valori della sinistra che ormai nessuno rappresenta più.

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Su questo punto batte per un po' anche Piefranco Pellizzetti. Ma il suo intervento si conclude con una considerazione molto più veritiera: nell'orgia del Disturbo da Stress Post Traumatico che ha colpito la sinistra dopo la caduta di Berlusconi, il vessillo dell'indignazione è stato fregato da Grillo e Casaleggio.

Ed è questo uno degli snodi fondamentali per quanto riguarda Possibile: dal 2013 milioni di elettori sono usciti dall'asse destra-sinistra attraverso un passaggio di elettroni verso il Movimento 5 Stelle. Quindi, come sottolineato da Pellizzetti rivolgendosi alla platea, "o imbarcate tutti i reduci della sinistra, o vi mettete in competizione con il Movimento 5 Stelle." Ma è veramente possibile invertire la diaspora e canalizzarla di nuovo?

Le reali velleità morfologiche dei presenti, però, sono testimoniate dall'esplosione emotiva che caratterizza tutto l'intervento di un altro relatore: Argyris Panagopoulos, rappresentante di Syriza in Italia.

Panagopoulos provoca una cascata di polluzioni istantanee ad ogni frase: dice che nonostante il colpo di stato tentato dalla Troika attraverso l'allarme-bancomat, i greci non si sono fatti prendere dal panico, sono andati a votare al referendum e "gli hanno sputato in faccia." Gli applausi sono devastanti, soprattutto quando parla di "trasformare le maggioranze sociali in maggioranze politiche" e di "espugnare il bunker della Cancelleria."

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Ed è qui che si capisce in cosa sperano queste persone. Eppure, come veniva spiegato qui su VICE tempo fa, Syriza e Podemos non sono delle realtà politiche esattamente replicabili nel nostro paese. Il primo a dirlo, anche se non in modo così netto, è proprio Panagopoulos, provocando il gelo: "Voi siete pochi, non siete abbastanza."

Rispetto a quella prettamente emotiva del membro di Syriza, è molto più esplicativa la presenza di Stefano Fassina (con quella perenne aria desolata che lo accompagna) e Massimo Artini, rispettivamente confratello esule e fuoriuscito dal M5S: esempi concreti da fare agli elettori riguardo le possibili alleanze e i dialoghi futuri.

L'unico sostrato veramente esistente a sinistra è quello della polemica e dell'eterno ritorno dei dialoghi immani su chi o come deve proporre o rappresentare chi e come. Pensare che queste dinamiche siano state dissipate dalla sfilata centrista di Renzi è un'illusione. E come dicevo, nonostante siano passati appena due mesi, Possibile in queste dinamiche ci è già inciampato.

Quindi, nonostante il discorso finale di Civati miri totalmente ad aprire un fronte comune ("Possibile è una proposta, un punto di domanda") che sia in grado, in un futuro non troppo lontano, di puntare al governo, e ricacci al mittente tutte le accuse velate di protagonismo ("io non voglio guidare un partito, voglio poterlo votare"/ "chi entrerà in Possiamo lo farà come mio pari"), le premesse perché questo nuovo esperimento politico rischi di impantanarsi ci sono tutte.

E la verità è che l'intento di ricostruire il vero PD fuori dal PD è una prospettiva definitivamente morta prima di nascere nel dicembre del 2013.

Pochi però, fra i presenti, sembrano dubbiosi quanto me: hanno sentito tutte le cose di sinistra che volevano sentirsi dire, e sciamano verso l'uscita del parco con la faccia rasserenata di chi ha appena visto, dopo tanto culto della personalità, populismo, e democrazia cristiana scout mascherata da shogno, un'ennesima via di scampo.

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