Recensione: Maiole - Music For Europe

Il producer italiano Marco Maiole ha creato un album di elettronica da cameretta fuori da nazioni e confini.
27.10.17

Partiamo dal presupposto che quando mi viene detto "scrivi del nuovo disco di Maiole", io non ho assolutamente la benché minima idea di chi sia (Marco, scopro poi) Maiole. Mi documento e scopro che è uno studente di economia originario del casertano e di stanza a Bologna, che a suo dire si sente a casa in tutta Europa, e che proprio per questo ha deciso di chiamare il suo nuovo disco Music For Europe.

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Raccontandosi a quelli di Red Bull, aggiunge che il suo "strumento per comunicare il significato del disco non sono i suoni. Più la forma musicale". Un approccio sicuramente interessante, oltre che mosso da un ideale sicuramente altissimo e pienamente condivisibile, una presa di posizione sulla "questione europea" a favore della dimensione sovranazionale che già solo per questo meriterebbe un bacio in fronte. Marco sembra volerci trasportare in una dimensione trasversale, fruibile tanto a Bologna e Milano quanto a Madrid o Berlino, fatta di motivi semplici e catchy, giocosi e rasserenanti, figli dell'Erasmus Generation ma avvicinabili a tutte le età. È sempre lui stesso a dire che nella sua musica mancano radici black, hip-hop o asiatiche, in buona sostanza contaminazioni da zone di mondo che non siano il Vecchio Continente, facendo di Music For Europe un buon punto di partenza. Sì, ma punto di partenza per cosa, non è dato saperlo, e purtroppo da qui in avanti i due piani si scollano completamente.

Perché un conto è fare un buon disco di musica da cameretta, un conto è dare alla musica da cameretta significati importanti e messaggi profondi. Sì, il disco è stato registrato un po' qui e un po' là, perché Marco si sente a casa in tutta Europa, e di questo sono personalmente molto felice, perché ne ho anche io pieni i coglioni di questo euroscetticismo che non porta da nessuna parte, ma se questa manciata di canzoni si fosse chiamata anziché Music For Europe, Music For Post-Soviet States sarebbe stata più o meno la stessa cosa. Perché la cameretta è la cameretta in qualsiasi punto del pianeta, o quantomeno del primo mondo, non è certo una prerogativa dell'Europa. Perché qui dentro non c'è nessun tipo di identità culturale, e un titolo simile è sicuramente fuorviante.

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Al contrario, in Music For Europe c'è un sacco di identità generazionale: quella degli studenti fuori sede connessi 24/7, dei millennials armati di iPad e smartphone, dei creatori di sogni digitali. E se devo pensare a delle coordinate musicali cui riferire parlando di un album che si chiama Music For Europe e mi vengono in mente Memory Tapes e il Com Truise meno synthwave e più chill, qualcosa dev'essere andato storto, perché uno è del New Jersey e l'altro di New York.

Quindi: il nuovo album di Marco Maiole è un simpaticissimo patchwork digitale di suoni divertenti e coccolosi, che mette di buon umore e fa pensare a un tardo pomeriggio estivo in riva al mare, a un piumone caldo e colorato d'inverno e a tutta quella serie di immagini rassicuranti che ciascuno di noi si porta appresso. Musicalmente promosso a pieni voti. Però allargarsi a dare interpretazioni più profonde e geopolitiche ad un pezzo di due minuti e mezzo di synth che si chiama "Wi-Fi Mania" è una cazzata enorme quasi quanto essere euroscettici. E dico quasi solo perché essere euroscettici oggi è La Cazzata, ma questo con Maiole non ha niente a che fare.

Music For Europe è uscito il 20 ottobre per Peer Music.

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