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Cultura

La vera storia del principe di Bel Air

La sit-com, andata in onda per la prima volta nel settembre 1990, è ispirata a una vita di abbandono, prigione e musica.

di Maurice Chammah
16 settembre 2019, 9:13am

Grab via Netflix.

Questa storia è stata pubblicata nel 2016 in collaborazione col Marshall Project.

La canzone di apertura di Willy, il principe di Bel-Air è una di quelle cose che chi è cresciuto negli anni Novanta non rimuoverà mai dal proprio cervello. La sitcom, andata in onda per la prima volta nel settembre 1990, racconta di un giovane Will Smith mandato dalla madre a vivere con la ricca famiglia della zia. E se il tema centrale sono proprio le relazioni famigliari, per almeno quattro stagioni c'è un personaggio chiave che resta un mistero: il padre di Smith.

"Lou Smith" fa la sua comparsa solo nel 1994, in un episodio intitolato "Indovina chi torna a casa", dove scopriamo che aveva abbandonato il figlio perché "non era pronto per fare il padre." Lui e Willy sembrano recuperare in fretta il tempo perso, ma quando il padre non mantiene la promessa di portarlo con sé, la situazione si ribalta. "Ho passato 14 compleanni grandiosi senza di lui," dice Smith prima di crollare nell'abbraccio di zio Phil. "Non mi ha mai mandato nemmeno un biglietto di auguri."

Quello che non tutti sanno, è che il personaggio del protagonista era modellato sul producer e manager Benny Medina, che non aveva fatto veri e propri incontri con "quei vichinghi laggiù," ma era cresciuto tra famiglie adottive e la casa della zia nel quartiere losangelino di Watts, dove spacciava. "Nella mia infanzia non c'è stato granché di divertente," ha detto al Los Angeles Times. In un articolo del 1991 che ripercorre la sua storia, Medina ha raccontato a Ebony che la madre era morta quando lui aveva nove anni, e il padre l'aveva abbandonato.

Il padre di Medina, anch'egli Benny Medina, era entrato e uscito di prigione per buona parte dell'infanzia del figlio a causa dello spaccio e l'abuso di sostanze—e come il figlio (e come Will Smith) era un musicista. Per la precisione, un batterista jazz.

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Benny Medina nel 2013. Foto via Wikimedia Commons.

Nel 1972, mentre Medina padre era detenuto presso la Wynne Unit di Huntsville, in Texas—un luogo che definiva "la Mecca del meglio del meglio della musica"—aveva collaborato insieme ad altri prigionieri all'incisione dell'album di musica country Behind the Walls. Gli album sono stati in vendita per buona parte degli anni Settanta e Ottanta durante il rodeo della prigione, un evento che raccoglieva detenuti da tutto lo stato per una giornata di corse coi cavalli, sfide ai tori ed esibizioni musicali.

"Il progetto musica ha raccolto negli anni 5mila detenuti," ricorda Harley Rex, docente di musica del sistema penitenziario texano. "Per la maggior parte erano universitari finiti dentro per il consumo di marijuana, e il gruppo cambiava composizione ogni anno perché tanti entravano e uscivano." Nella foto sul retro dell'album è visibile anche Medina, seduto dietro la grancassa che porta il nome del gruppo: the Outlaws.

Medina era nato in una cittadina vicino Dallas e da ragazzino era arrivato a Los Angeles in autostop; più tardi era stato raggiunto dalla fidanzata, e insieme avevano avuto cinque figli, tra cui Benny. Successivamente aveva iniziato a fare uso di droghe, "dalla marijuana a qualche anfetamina di tanto in tanto, poi un po' di speed, e alla fine l'eroina." A 21 anni era finito in prigione, dove studiava batteria sui libri e faceva pratica sugli sgabelli in cella.

Uscito di prigione, quando la madre dei figli era morta per cancro, non era riuscito a ricostruire le relazioni coi figli. Ma secondo Medina, non era successo per la sua paura di fare il genitore come nella storia di Will Smith—bensì per lo stile di vita che conduceva. "Ho fatto il possibile, ma ero invischiato in un cartello. Mi servivano i soldi per la babysitter, per guidare una bella macchina e per gli strumenti."

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Benny Medina (alla batteria) sul retro di copertina dell'album del 1972 Behind the Walls. Foto per gentile concessione del Texas Department of Criminal Justice.

Quando non era dietro le sbarre, Medina suonava la batteria all’ombra di importanti figure del jazz dell'epoca, compresi Dexter Gordon e Sonny Stitt. “Ho avuto il privilegio e l’onore di condividere il palco con alcuni pesi massimi,” racconta.

Mentre Medina era in carcere o in tournée, suo figlio viveva le esperienze che avrebbero poi ispirato Il principe di Bel Air. In un centro per le arti di Los Angeles aveva infatti incontrato il compositore per la tv Jack Elliott, che si era interessato a lui e lo aveva fatto trasferire a casa sua a Beverly Hills. Alla Beverly Hills High School Medina aveva poi incontrato i figli del fondatore della Motown Records, Berry Gordy Jr., e una volta finita la scuola, si era trasferito a casa loro a Bel-Air (nella sit-com, un personaggio che lavora nell’industria musicale si chiama, non a caso, Gordy Berry).

Willy, Il principe di Bel Air è un misto della vita a casa degli Elliot, con la mia famiglia e anche con una terza famiglia nera a Beverly Hills,” ha detto il figlio di Gordy, Kerry Gordy, che è diventato il migliore amico di Medina e ha ispirato almeno in parte il personaggio di Carlton, cugino di Will Smith.

Sotto la guida di Berry Gordy, Medina è diventato un Mogol dell’intrattenimento e ha prodotto film e spettacoli televisivi, oltre a diventare manager di diversi artisti, tra cui Jennifer Lopez. “Benny si è sentito profondamente abbandonato da suo padre,” racconta Kerry Gordy, ma “mi ricordo che mi diceva, ‘Mio padre è un grande batterista.’”

Medina (figlio) non ha risposto alla nostra richiesta di intervista. “Sono in contatto con i miei altri figli, e mi tengono informato su cosa fa [Benny],” dice Medina padre, “e sul suo risentimento costante nei miei confronti.” La serie lo aveva trasformato in un camionista e nel classico padre assente, ma il monologo straziante di Will Smith lascia trapelare una vera storia di alienazione.

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