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Perché Roberto Burioni è l’ennesimo scienziato ad avermi deluso

Il suo tweet sulle donne brutte che devono solo "curarsi" e "dimagrire" non ha niente di scientifico. E questo è un bel problema.

di Giulia Trincardi
18 settembre 2018, 12:46pm

Screenshot via: YouTube

Ieri pomeriggio, Roberto Burioni — medico virologo e divulgatore scientifico, noto ai più per la sua battaglia contro la disinformazione sui vaccini e il movimento no-vax —, ha creato un mezzo polverone su Twitter, per un commento una volta tanto per nulla inerente alla sua professione.

Rispondendo infatti al tweet di una ragazza — rivolto a una rubrica della rivista Vanity Fair — che si lamentava della difficoltà nel trovare l'amore quando si è brutti, Burioni ha scritto: "Quando in giro vedo una donna brutta la guardo sempre con attenzione. Nel 99.9% dei casi mi rendo conto che se si curasse, se dimagrisse e via dicendo non diventerebbe bella, ma certo di aspetto non sgradevole. Una volta che non si è sgradevoli la partita è aperta. Fidatevi."

Ora: sono sicura che Burioni avesse intenzioni positive — consolare qualcuno che si sente brutto dicendogli che l'apparenza è solo questione di impegno, immagino? —, ma il suo commento è passato inevitabilmente attraverso il filtro paternalistico di un uomo di cinquant'anni suonati, custode inaspettato della formula segreta — "curarsi" e "dimagrire" — che permetterebbe a una donna di essere sessualmente/romanticamente accettabile.

Il commento di Burioni ha ricevuto critiche da una parte e sostegno dall'altra — tra chi lo ha accusato di sessismo, chi invece lo ha difeso dicendo che, in fondo, quando vediamo una persona trasandata, pensiamo tutti "se si curasse sarebbe più bella".

Il problema, se ci riflettiamo un attimo, sta proprio qui: un conto è pensare, un conto è sentirsi in dovere di esprimere un'opinione non sollecitata su un argomento di cui non si sa molto — nella fattispecie, cosa significhi vivere nel corpo di una donna e giocolare dal momento della nascita a quello della morte con le aspettative di una società che impone regole ben precise sull'estetica femminile. Di questo, Burioni non può avere la più recondita esperienza. Di conseguenza, la sua opinione è fuori luogo. Non ne abbiamo bisogno.

Ma, dato che Burioni è un uomo rispettato per il proprio contributo scientifico al mondo, ci fa strano mettere in dubbio il suo diritto a esprimersi su questioni apparentemente triviali e innocue — come l'estetica femminile. Non è neanche la prima volta che si verifica una situazione simile: ogni volta che uno scienziato fa una scivolata sessista, il discorso si polarizza molto poco costruttivamente tra chi lo vorrebbe alla gogna e chi lo considera esente da ogni critica proprio perché grande scienziato.

Quando uno scienziato si dimostra così poco scientifico nei confronti di un'intera (enorme) categoria di persone, viene meno ai propri stessi principi e metodi

Quando nel 2014 si è scatenato lo #ShirtGate — e lo scienziato a capo del progetto Rosetta è stato criticato per aver indossato in diretta una camicia decorata con immagini di donne iper-sessualizzate — le cose sono sfuggite di mano in fretta: la critica è sfociata in un attacco personale non giustificato, mentre il fronte di difesa ripeteva il ritornello del "ma quest'uomo è uno dei più grandi scienziati della storia moderna, può fare quel che vuole."

Similmente, nel 2015, quando il biochimico e premio Nobel Tim Hunt è stato accusato di sessismo per essersi dichiarato "favorevole ai laboratori divisi per sesso," perché quando lavori con le donne "ti innamori di loro, loro si innamorano di te, e quando le critichi, si mettono a piangere," il problema, per grossa parte dell'opinione pubblica era l'allontanamento dal University College London, non il fatto che — neanche durante un'intervista con la BBC — Hunt non avesse mai cercato di riconoscere il proprio errore.

Un paio di anni fa, durante un AMA su Reddit, a chi gli chiedeva quale fosse il mistero più affascinante per lui, il genio della fisica Stephen Hawking ha risposto "le donne," e che "tali sempre resteranno." L'immaginario della donna come grande mistero insondabile per l'uomo (scienziato) è uno stereotipo difficile da smantellare, perché ha un retrogusto romantico — soprattutto quando avallato dal più grande fisico dei nostri tempi. Ma non di meno, è dannoso: perché reitera l'idea che le donne — tutte, ma proprio tutte — siano intrinsecamente (proprio perché femmine) impossibili da capire.

Nessuno di questi casi — nemmeno quello di Burioni — merita una guerra civile, ma la mia delusione sì. Quando uno scienziato — una figura che siamo portati a rispettare, perché in grado di farci capire cose che non sappiamo — si dimostra così poco scientifico nei confronti di un'intera (enorme) categoria di persone, viene meno ai propri stessi principi e metodi. Quindi, dobbiamo ritenerlo responsabile dell'errore.

Non c'è niente di professionale, illuminante o scientifico nell'opinione di Burioni su ciò che dovrebbero fare le "donne brutte" per migliorare il proprio aspetto; c'è poi qualcosa di profondamente sbagliato nell'idea che sia solo l'aspetto a doverci preoccupare nel momento in cui non riusciamo a trovare l'amore.

Nessuno si è fermato a riflettere su questo punto, perché l'opinione fallace è arrivata da una persona rispettabile. Di conseguenza, il dibattito si è polarizzato per partito preso — complice anche il fatto che criticare Burioni oggi significa essere immediatamente associati ai no-vax. Personalmente, però, sarei contenta di discuterne. Fino ad allora, Burioni è solo un altro scienziato che mi delude nello stesso identico modo.