Come un poliziotto della Digos è diventato un rapinatore seriale

Per trent'anni Daniele Trubiano è stato un normale agente di polizia. Poi, a un certo punto, ha deciso di usare la sua pistola d'ordinanza per fare rapine. VICE News ha cercato di capirne il perché, parlando direttamente con lui.

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04 maggio 2016, 9:55am

[Foto via Flickr/Jimmy Mallinson]

È il 28 settembre del 2015 e mancano pochi minuti alla chiusura del Conad a Sant'Alessio, una piccola frazione nella periferia di Lucca. All'interno ci sono ormai pochi clienti, e i cassieri stanno battendo gli ultimi scontrini. All'improvviso un uomo con il volto coperto da un passamontagna irrompe nel supermercato, estrae una Beretta e intima: "È una rapina, datemi i soldi e non accadrà nulla."

I dipendenti del supermercato mettono l'incasso della giornata – circa quattromila euro – nello zaino del rapinatore, che esce di corsa dal negozio. Istintivamente due impiegati si mettono a rincorrerlo; e anche un cittadino originario del Ghana, a cui è da poco scaduto il permesso di soggiorno, si lancia all'inseguimento.

È però il gesto di un passante, che si mette di traverso con la bicicletta, a comprometterne definitivamente la fuga. A quel punto gli altri tre si avventano energicamente sul rapinatore, che stranamente non oppone alcuna resistenza — nonostante poco prima avesse minacciato di sparare. "L'uomo a terra non parlava, non era nemmeno violento, cercava solo la pistola e di fuggire," racconterà successivamente un cassiere.

Una volta immobilizzato, due poliziotti accorrono sul posto e trasferiscono l'uomo in una volante. Visto che il ladro – anche a causa delle lesioni riportate nella colluttazione – non risponde alla richiesta di fornire le generalità, un agente gli estrae il portafoglio dalle tasche. Poi si allontana un attimo per aprirlo, e dopo aver visto il contenuto torna velocemente indietro.

"Cristo, è un collega," grida l'agente. "Questo è un poliziotto."

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Il rapinatore fermato in flagranza di reato si chiama Daniele Trubiano, ha 50 anni ed effettivamente è un poliziotto in servizio alla Digos di Pisa. E non si tratta nemmeno di un poliziotto qualsiasi: stando a un articolo è un "agente modello, stimato dai colleghi più giovani per i suoi trascorsi in prima linea."

[Daniele "Lama" Trubiano. Foto via Facebook]

Nel corso della sua trentennale carriera, Trubiano si è occupato a lungo di antiterrorismo e ha fatto parte del pool "Emanuele Petri," un gruppo di agenti che nel 2003 aveva condotto le indagini sulle "Nuove Brigate Rosse."

Nel 2004, inoltre, l'agente aveva ricevuto – insieme ad altri colleghi – un encomio solenne perché "evidenziando elevate capacità professionali e acume investigativo svolgevano una complessa indagine che si concludeva con l'arresto di sette terroristi, responsabili dell'omicidio di Marco Biagi."

Sin dai primi momenti l'arresto di Trubiano assume una rilevanza nazionale, finendo su quotidiani e telegiornali. Al di là del caso specifico, infatti, solo pochi mesi prima era successo un fatto analogo: due carabinieri in servizio in Veneto erano stati fermati – anche in questo caso dopo un inseguimento da parte dei dipendenti – per aver rapinato a mano armata un supermercato di Ottaviano, nella città metropolitana di Napoli.

Dal canto loro, le autorità di polizia delle città toscane coinvolte appaiono particolarmente imbarazzate e scosse dall'accaduto. Il giorno successivo all'arresto - il 29 settembre 2015, data in cui si festeggia il patrono della polizia San Michele Arcangelo - il questore di Lucca Vincenzo Ciarambino afferma: "Fa male sapere che uno dei tuoi si è messo a fare rapine, ma nello stesso tempo siamo felici di aver consegnato alla giustizia un delinquente."

Un momento della rapina al supermercato Conad di Sant'Alessio. Grab via YouTube

Anche il questore di Pisa, Alberto Francini, esprime tutto il suo sconcerto. "Davvero non sappiamo dare una spiegazione a quanto successo," dichiara alla stampa. "Negli ultimi tempi non ha mai dato segni di nervosismo o altri segnali che lasciassero prevedere qualcosa di preoccupante. Nessuno, neppure tra i suoi colleghi più stretti, riesce a dare una motivazione al gesto che ha compiuto."

Un articolo de Il Tirreno riporta poi l'"angosciante interrogativo" dei poliziotti che indagano sul loro collega: "Come può una persona che credeva profondamente nel suo lavoro, che lo aveva scelto negli anni Ottanta coronando un sogno, tradire gli ideali di una vita e passare dall'altra parte della barricata?"

La risposta la fornisce lo stesso Trubiano - prima davanti agli inquirenti ed al Gip, poi in una lettera di scuse (pubblicata anche su La Nazione) e infine nel libro autobiografico Bolle di affanno, scritto nel carcere San Giorgio di Lucca e uscito nel febbraio del 2016, in cui l'agente ripercorre le tappe che l'hanno portato a delinquere.

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Negli anni, mentre la carriera di poliziotto avanza in maniera ordinaria, la situazione economica personale di Trubiano si deteriora progressivamente a causa di alcuni prestiti accesi con diverse finanziarie. Ripianare i debiti diventa sempre più difficile; in più, il mutuo sulla casa e la separazione dalla moglie concorrono a dissestare una condizione finanziaria già fortemente compromessa.

Per cercare di stare dietro alle richieste dei creditori ed arrotondare lo stipendio da dipendente statale, Trubiano inizia anche a svolgere un doppio lavoro —quando non addirittura triplo.

"Vivo un'esistenza folle," scrive l'agente della Digos nel libro, "la mattina lavoro nel mio ufficio, [...] e la notte sono in giro per la Toscana per fare serate di pianobar, quattro o cinque volte a settimana, per racimolare i soldi." Ogni tanto, Trubiano è chiamato da un amico per "piccoli lavori di imbiancatura e muratura."

Nella costante ricerca di soldi per ridurre la propria esposizione, Trubiano inizia anche a scrivere romanzi, firmandoli "Daniele Lama." Il primo è pubblicato nel 2013, e si intitola Da grande voglio fare il tenente Colombo; negli anni successivi ne pubblicherà altri due, oltre a una raccolta di poesie.

A ogni modo, la questione del doppio lavoro non riguarda solo Trubiano: è fenomeno molto meno eccezionale di quanto possa sembrare a prima vista. Nel 2012, ad esempio, Repubblica aveva dedicato al tema un'inchiesta apposita, intitolandola "Poliziotti di giorno, camerieri di notte. Così la crisi (im)piega le forze dell'ordine."

In essa si raccontavano le storie di diversi agenti che, spesso e volentieri senza la necessaria autorizzazione del ministero, svolgevano una doppia vita. Per Massimiliano Acerra, dirigente nazionale del Coisp, a farlo sarebbe "almeno il 30 per cento dei dipendenti pubblici impiegati nelle forze dell'ordine," e fino al 40 e 50 per cento "tra appuntati e brigadieri, tra agenti e assistenti di polizia."

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Nello stesso articolo un altro sindacalista – Felice Romano, segretario generale del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) – dichiarava che "il doppio lavoro oggi purtroppo è diventato una necessità," e sosteneva anche che "se prima ai poliziotti era garantito un accesso agevolato al credito, adesso non è più così facile. Così succede che gli agenti rischiano addirittura di finire nelle mani degli usurai. Abbiamo già dovuto salvare dei colleghi."

Lo stesso Trubiano parla diffusamente di questi due temi — il doppio lavoro e il mancato sostegno per l'accesso al credito. Per quanto riguarda il primo, il poliziotto scrive in Bolle di affanno: "Viene da pensare che a qualcuno va bene che le cose vadano avanti così, che accetti tacitamente un secondo o secondo o terzo lavoro per i poliziotti, i carabinieri e compagnia cantando. Salvo poi punire chi viene incredibilmente scoperto."

Insomma, prosegue Trubiano, "chi sta in cabina di comando non si rende conto di quello che sta succedendo alla base dei corpi di polizia, come nella maggior parte della popolazione."

'Cristo, è un collega. Questo è un poliziotto.'

Sul secondo argomento, il poliziotto spiega a VICE News di aver chiesto ai "sindacati di polizia se esistevano delle forme di aiuto per i colleghi in difficoltà" e "all'ufficio amministrazione se era possibile accedere al trattamento di fine rapporto," nonché di essersi rivolto a "tanti politici ed esponenti del governo."

Tutte le possibili soluzioni messe in campo da Trubiano, che nel frattempo diventa sempre più disilluso sul proprio ruolo di poliziotto, si rivelano però sostanzialmente senza esito.

E quando le richieste delle finanziarie si fanno sempre più pressanti, l'agente – stando almeno a quanto raccontato da lui stesso nel libro – ripensa alle parole di un suo collega della squadra mobile: "Ma sai quanta gente non ce la fa a pagare una bolletta, si mette una parrucca in testa e va a fare una rapina senza che nessuno lo scopra mai?"

"Non posso credere che quel pensiero mi sia balenato davvero in mente," aggiunge Trubiano nella frase successiva.

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Alla fine, tuttavia, quel pensiero si è concretizzato sul serio. Secondo la ricostruzioni degli inquirenti – peraltro confermate da Trubiano – l'agente della Digos avrebbe compiuto altre sette rapine in poco più di un anno, oltre a quella al Conad di Sant'Alessio.

I bersagli erano sempre gli stessi: supermercati di provincia, sparsi tra Lucca, Pisa e Livorno. E anche le modalità "operative" erano più o meno uguali: armato della sua pistola d'ordinanza (caricata però con proiettili più lunghi, e quindi resa sostanzialmente inutilizzabile), Trubiano entrava a volto coperto all'orario di chiusura e si faceva consegnare l'incasso.

Dopo ogni rapina, Trubiano si fermava a "fare i conti" di quello che avrebbe potuto pagare: "le rate delle finanziarie, i bollettini di casa, l'affitto." Di solito, i proventi delle rapine variavano dai cinquecento ai seimila euro; in un caso il bottino è stato abbastanza consistente – quasi 10mila euro.

Interpellato sul punto da VICE News, Trubiano afferma di non aver "mai pensato di potere arrivare a fare cose del genere, come del resto ho grossissime difficoltà a ricordare quegli episodi. So solo che non ho fatto – né avrei fatto – del male a nessuno, e che non si può tentare di giustificare qualcosa che per me è ingiustificabile."

"Ma sai quanta gente non ce la fa a pagare una bolletta, si mette una parrucca in testa e va a fare una rapina senza che nessuno lo scopra mai?"

Pur essendo ormai scivolato nella cosiddetta "devianza delle forze dell'ordine," c'è almeno un'altra ipotesi che Trubiano non aveva mai preso in reale considerazione: quella di finire in carcere da poliziotto. Per ovvie ragioni di sicurezza personale, quando un agente entra in carcere da detenuto è separato da tutti gli altri; e quando si muove negli spazi comuni è sempre accompagnato da un poliziotto penitenziario.

Ma è proprio dall'isolamento del carcere – in cui "un giorno lì dentro, per una persona normale, dura tutta la vita" – che Trubiano matura la decisione di rendere pubblica la sua storia.

"Grazie alle indicazioni dello psicologo che in carcere mi ha seguito nei primi giorni di detenzione," dice Trubiano a VICE News, "sono arrivato alla determinazione che raccontare in un libro la mia vicenda, nella quale i debiti hanno avuto un ruolo fondamentale, avrebbe potuto aiutare tante persone che si trovano in una condizione di sovraindebitamento."

Per Trubiano, infatti, "la mancanza di informazione ti porta ad un bivio dove da una parte puoi arrivare a commettere atti che hai sempre combattuto, e dall'altra a compiere atti definitivi." Di contro, "se le informazioni fossero pubblicizzate," un indebitato potrebbe scoprire che "le soluzioni ci sono, così come ci sono enti, associazioni e professionisti che possono aiutarti grazie anche all'apporto di nuove norme e leggi."

Attualmente Trubiano – che è stato immediatamente sospeso dal servizio a seguito dell'ultima rapina – si trova agli arresti domiciliari in attesa del giudizio di primo grado. In caso di condanna, come ha ricordato il questore di Pisa Francini, dovrebbe esserci la destituzione definitiva da poliziotto.

"Adoravo la Polizia di Stato e il mio lavoro, ai quali mi sono concesso completamente per più di trenta anni," conclude Trubiano. "Sognavo un'uscita con rinfresco, papiro, tappeto rosso e orologio al polso. Invece lascio la polizia da un'uscita secondaria, intrisa di fango, e con le manette ai polsi. È duro, durissimo, affrontare tutto questo."

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Foto in apertura di Jimmy Mallinson via Flickr in Creative Commons, modificata per alterare i volti delle persone e proteggerne l'identità.