La musica di sottofondo di MUJI negli anni 80 era una bomba

Storia di una cassetta rarissima, "Watering a Flower" di Haruomi Hosono, musica d'ambiente pensata per i negozi di MUJI in Giappone.
05 settembre 2017, 9:36am

Una melodia di sintetizzatore ai limiti dell'8-bit si ripete, con leggerissime variazioni, per quindici minuti. Presa da sola, potrebbe accompagnare uno sprite sullo schermo di un gameboy mentre cammina in un luogo sicuro—la Biancavilla da cui cominciavano i Pokémon della prima generazione, magari. Ad accompagnarla lungo il suo svolgersi, una singola nota squillante a fungere da metronomo e un basso ridotto ai minimi termini che, dispettoso, fa capolino dalle frequenze quando gli gira. Ascoltandola, clienti maneggiano piatti e tazze di colori primari, fanno scorrere le dita tra le pieghe di maglioni appesi, immaginano di riempire scompartimenti trasparenti con il disordine che sovrasta le loro scrivanie. Siamo in Giappone, nel 1984, in un negozio MUJI. Dalle casse sta uscendo "Talking" di Haruomi Hosono.

Fare shopping nelle grandi catene dei centri città contemporanei significa esporre le proprie orecchie a playlist preconfezionate o radio create ad hoc che passano solo le hit del momento, percorsi musicali creati attorno al soddisfacimento comune o a vaghe idee a taglia unica di brand identity. MUJI, negli anni Ottanta, suggeriva la possibilità di un'esperienza di shopping diametralmente opposta. Oggi si cerca di imporre una sensazione: sono Pull&Bear, faccio passare "Pamplona" e spero che tu e i tuoi amici vi mettiate a canticchiarla mentre comprate qualche maglietta. Il brand giapponese, invece, aveva deciso di suggerire ai suoi clienti un'atmosfera, e di farlo grazie a musica creata appositamente per i suoi negozi, a cura di un visionario della musica nazionale.

La prima linea di Mujirushi Ryohin ("Prodotti di qualità senza marca") comparve nel 1980 sugli scaffali di Seiyu, una catena di supermercati giapponese oggi di proprietà di Wal-Mart. Tre anni dopo, sotto la direzione del designer Ikko Tanaka, MUJI diventò un negozio a sé stante: un brand senza brand che faceva del minimalismo e dell'evanescenza le sue qualità fondanti. Come dicevamo, Tanaka decise di commissionare la composizione di alcuni pezzi di sottofondo per la catena: la scelta cadde su Haruomi Hosono.

Hosono era un membro della Yellow Magic Orchestra, trio d'avanguardia che, nel giro di sette album pubblicati tra il 1971 e il 1984, giocò un ruolo pionieristico nello sviluppo dell'elettronica, del synthpop, dell'hip-hop e della chiptune—assieme a lui Yukihiro Takahashi e l'oggi celeberrimo Ryuichi Sakamoto, la cui fama come pianista e compositore ha ormai sorpassato quella del gruppo con cui cominciò la sua carriera. Poliedrico tanto quanto i suoi compagni, Hosono ha giocato tanto con i sintetizzatori quanto con il rap e il rock: è uno degli artisti preferiti di Mac DeMarco, e in effetti la linea che separa la lounge-wave di Pleocene da certe cose dell'ultimo album di Mac è piuttosto sottile.

Tre poster di Ikko Tanaka per MUJI.

Dalla commissione di Tanaka e l'impegno di Hosono nacque Watering a Flower, una musicassetta contenente tre pezzi da circa un quarto d'ora l'uno—"Talking", "Growth" e "MUJI Original BGM"—tre fragili "fiori" differenti, cresciuti da piccole gocce d'acqua. Dalla pace di "Talking" si passa all'incertezza umida di "Growth", un brano cupo in aperto contrasto con l'idea gioconda del minimalismo pastellato di Tanaka. "MUJI Original BGM", invece, è la parte più tradizionalmente ambient del trittico: sovrappone leggeri strati di sintetizzatore a creare una superficie emotiva accomodante, non troppo lontana da quella dell'aeroporto luminoso di "1/1" di Eno.

Il rapporto creativo tra Hosono e Tanaka non durò a lungo, anzi: solo il tempo di questa musicassetta sepolta dagli anni, oggi tornata disponibile per il buon cuore di qualche blogger-collezionista animato dallo spirito di condivisione dei primi anni Zero—quando Blogspot era ancora un calderone di link di Megaupload e Rapidshare diretti verso lidi esotici e dimenticati. Restano tre quarti d'ora di pura pace dei sensi, sintetizzatori morbidi come panni in microfibra.

La fonte di questo articolo è The Globule, un blog da cui potete anche scaricare la cassetta.

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