Lo striscione esposto dai MIR durante il VI Simposio Mondiale di Ufologia, nel 1998. Foto per gentile concessione di Militant X

"Ufo al Popolo!" e rave nello spazio - Breve storia dei 'comunisti spaziali' italiani

Sulle avanguardie che hanno mischiato comunismo, esplorazione spaziale e rave party nell'Italia di fine anni Novanta.

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set 6 2017, 7:04am

Lo striscione esposto dai MIR durante il VI Simposio Mondiale di Ufologia, nel 1998. Foto per gentile concessione di Militant X

Negli anni Novanta la fantascienza era molto più presente nella cultura pop rispetto a oggi: il cyberpunk andava forte, e film come Men in Black e Starship Troopers e serie tv come X-Files hanno segnato l'infanzia di chi come me è cresciuto in quel periodo. Era naturale che queste suggestioni si riflettessero anche nelle esperienze dei movimenti radicali italiani di quegli anni, legati all'esperienza del movimento studentesco della Pantera e ai centri sociali, e che si parlasse di "avanguardie" che condividevano prospettive anticapitaliste, derivazione situazionista e contenuti fantascientifici. Sto parlando del collettivo Men In Red (MIR), esponenti della cosiddetta "ufologia radicale," e dell'Associazione Astronauti Autonomi (AAA).

Anche se si tratta di due esperienze molto diverse tra loro, sia dal punto di vista teorico che da quello geografico—mentre l'"ufologia radicale" era una cosa puramente italiana, gli "astronauti autonomi" sono un fenomeno internazionale—gruppi come MIR e AAA rientrano in uno stesso filone che si potrebbe definire "comunismo spaziale."

Questa definizione può sembrare assurda, ma in realtà il tema fantascientifico non è alieno a certe tendenze dell'estrema sinistra: ad esempio già il posadismo—una tendenza trotzkista fondata dall'argentino Juan Posadas e nota principalmente per l'idea che una guerra nucleare globale sia un passo necessario per lo sviluppo del comunismo—aveva sostenuto che gli UFO esistono, sono comunisti (perché senza il socialismo non sarebbero in grado di sviluppare le tecnologie necessarie al viaggio intergalattico) e se non ci contattano è solo perché aspettano di vederci abbandonare il capitalismo.

Pur condividendo idee simili sulla natura delle società aliene, l'ufologia radicale italiana—una corrente fondata dall'ufologo Ivano Merz—è però di tutt'altra provenienza politica. "Del nostro background fa parte l'Internazionale Situazionista, riletta in chiave post-terrestre," mi hanno infatti detto K e Militant X, pseudonimi dei due fondatori del collettivo Men In Red quando li ho contattati per farmi raccontare la storia del gruppo. In sintesi, si tratta dell'idea secondo cui l'ufologia sarebbe per sua stessa natura una disciplina intrinsecamente rivoluzionaria.

Le copertine dei primi (e unici) due numeri di Men In Red. Foto per gentile concessione di K e Militant X.

Men In Red—il cui sito è ancora online—è stato un collettivo di ufologia radicale attivo a Roma nella seconda metà degli anni Novanta, che pubblicava un'omonima rivista e che nel 1999 ha fatto uscire un libro, Ufologia radicale , pubblicato da Castelvecchi. "Sicuramente il movimento studentesco e i centri sociali hanno fatto parte del nostro percorso," mi ha detto Militant X parlando della nascita del collettivo. "Ma soprattutto quasi tutti i membri di MIR sono stati parte attiva del Luther Blissett Project [ una rete di attivisti e artisti che usavano lo stesso pseudonimo collettivo, appunto "Luther Blissett"] da cui hanno ripreso le tecniche di sabotaggio mediatico e la riflessione sull'identità. L'UFO, in quanto 'oggetto non identificato', si colloca un attimo prima della sua identificazione aliena: è su questo attimo che abbiamo sviluppato la nostra riflessione."

Oltre al situazionismo, da cui hanno ripreso l'attenzione al territorio e agli spazi urbani e gli strumenti critici per combattere "la spettacolarizzazione dell'ufologia," altre loro esperienze di riferimento sono state l'opera del collettivo milanese di fantascienza Un'ambigua utopia e le riflessioni dello scrittore e critico letterario Antonio Caronia sul ruolo politico della fantascienza. "I MIR avevano attirato sia persone già interessate all'ufologia e che si erano poi politicizzate stando a contatto col collettivo, sia membri di altri collettivi di ufologia radicale con cui c'era già affinità politica, attratti dall'attivismo dei MIR contro l'ufologia di stato," mi ha spiegato Militant X. Ovvero, il Centro Ufologico Nazionale e il Centro Italiano Studi Ufologici, colpevoli secondo i membri del collettivo di "aver appiattito sul proprio paradigma interpretativo ogni prospettiva dissidente e rivoluzionaria dell'ufologia."

Per quanto riguarda le ispirazioni in campo ufologico, K mi ha fatto una serie di nomi che si possono considerare influenze del gruppo: l'ufologo Jacques Vallées, il filosofo Alan Watts, l'ufologo Gianni Viola e lo psicanalista Wilhelm Reich, di cui ai MIR sono sempre piaciuti "i canoni organici e la sua 'patetica' lotta ai dischi volanti." Ma il loro vero modello, mi ha detto K, è Antonio Vilas Boas—un contadino brasiliano che nel 1957, a 23 anni, affermò di essere stato rapito dagli alieni e di aver avuto un rapporto sessuale con una bellissima femmina aliena.

Sul piano politico, l'ispirazione dei MIR è fortemente materialista, slegata da ogni prospettiva messianica nei confronti dell'incontro con entità aliene. "Se esistono forme di vita extraterrestre che hanno raggiunto il massimo sviluppo e sviluppato tecniche di viaggio interstellare, devono aver necessariamente risolto le loro contraddizioni planetarie," mi ha spiegato Militant X. Lo scopo dell'ufologia radicale dev'essere quindi quello di "continuare a sviluppare conflitti" sulla Terra sia per cercare di cambiare il nostro pianeta sia per mandare un segnale agli alieni per spingerli a intervenire per aiutarci. L'atto più rivoluzionario, secondo i MIR, era il contatto tramite gli Incontri Ravvicinati del Settimo Tipo ossia, mi spiega K, "i rapporti sessuali esogamici e l'ibridazione della specie. Già il semplice fatto di prepararci a tale evento ci ha trasformati, anche se purtroppo non abbiamo avuto modo di consumare."

Tra la fine degli anni Novanta e l'inizio degli anni Duemila, l'attivismo politico dei MIR ha raggiunto il suo culmine. Nel 1998 una delegazione del gruppo ha svolto un'azione dimostrativa durante il VI Simposio Mondiale di Ufologia, tenutosi a San Marino: i militanti di MIR hanno occupato la sala del convegno esibendo uno striscione con lo slogan "Ufo al Popolo," distribuito volantini e interrotto la conferenza con interventi polemici. Nel 2001 invece il movimento ha inscenato il falso atterraggio di un UFO a Riccione disegnando dei segni misteriosi nel parcheggio dell'Aquafan e convincendo dei "testimoni oculari" a rilasciare false dichiarazioni, riuscendo a beffare diversi giornali e telegiornali nazionali.

Proprio questo periodo di massima esposizione mediatica ha coinciso con il declino dell'esperienza del gruppo—come mi ha detto K, "la sua missione allo scoperto poteva dirsi conclusa." A causare la fine di quell'esperienza è stato anche più in generale il declino dell'influenza del tema spaziale e ufologico nella cultura pop. "Visto che il contatto politico definito con le entità extraterrestri non avvenne mai, tutta l'esperienza dell'ufologia radicale, compresa quella dei MIR, finì col perdere mordente," mi ha spiegato K. Oggi, sulla base di una "convergenza tecnologica tra bicicletta e disco volante tendente, attraverso la pratica, all'agevolazione del contatto" quel che resta del movimento si è trasformato nell'ufociclismo—una specie di deriva psicogeografica ciclistica i cui membri si danno appuntamento per "pedalare nella notte alla ricerca di un contatto con gli extraterrestri."

Oltre ai MIR e all'ufologia radicale, l'altra grande esperienza di "comunismo spaziale" è la già citata Associazione Astronauti Autonomi (AAA). Si tratta di un'esperienza internazionale, nata a Londra nel 1995 e sviluppatasi "in un piano quinquennale" fino al 2000 con cellule presenti in diversi paesi tra cui Germania, Francia, Stati Uniti e Nuova Zelanda. In quest'esperienza l'Italia ha un ruolo particolare visto che ha ospitato la Seconda Conferenza Intergalattica dell'organizzazione, svoltasi a Bologna nel 1999. Anche in questo caso il gruppo mostra una simile derivazione situazionista e convergenze con l'esperienza di Luther Blissett, ma l'idea di fondo è diversa: come dice il nome, l'AAA vuole rivendicare la possibilità di chiunque di accedere allo spazio in autonomia, di farsi appunto "astronauta autonomo."

Anche tu astronauta, il manifesto dell'Associazione Astronauti Autonomi. Foto per gentile concessione di Riccardo Balli.

Per farmi spiegare questo concetto ho parlato con Riccardo Balli, membro del gruppo e curatore di Anche tu astronauta. Guida all'esplorazione indipendente dello spazio secondo l'Associazione Astronauti Autonomi , un'antologia in italiano di testi dell'Associazione Astronauti Autonomi edita sempre da Castelvecchi nel 1998. "L'AAA lavora allo smantellamento del mito dell'esplorazione spaziale. A noi interessa che l'uscire dall'orbita terrestre diventi equiparabile all'uscire di casa per fare la spesa," mi ha spiegato. "L'iter di sviluppo della tecnica prevede inevitabilmente un calo di costi della tecnologia: perché dunque non ipotizzare che questo cali riguardi anche il campo aerospaziale e che l'esplorazione spaziale entri a far parte della nostra quotidianità?"

Al di là dell'ambito spaziale, una delle possibili interpretazioni dell'AAA è quella che vede l'associazione soltanto come una metafora, una specie di iperbole critica sulla questione dell'accesso alla tecnologia nel tardo-capitalismo. Ma questa lettura politica è solo uno dei tanti piani su cui l'AAA si muove: l'associazione si sviluppa in "cellule" che portano avanti programmi di esplorazione spaziale in modo indipendente, interpretando questo concetto ognuna in un modo diverso. Questo perché l'esplorazione dello spazio può voler dire un'infinità di cose: "la Terra è costantemente in movimento nell'universo, in quanto abitanti del nostro pianeta siamo automaticamente astronauti," mi ha detto Balli. "In fin dei conti l'AAA ha a che fare proprio con un'estensione del concetto di esplorazione dello spazio rispetto all'ambito ristretto in cui viene relegato oggi."

Un'altra direzione che gli Astronauti Autonomi esplorano è quella che Balli definisce "una visione dionisiaca dello spazio" contrapposta ai programmi Apollo della NASA. "Gli astronauti sono pagati a ore di lavoro e lavorano sempre, anche mentre dormono, essendo oggetto di esperimenti sul sonno a gravità zero. Noi rivendichiamo provocatoriamente l'importanza di svolgere attività extra-lavorative in orbita: in primis il sesso, poi i rave e in generale la musica come strumento di esplorazione spaziale," mi ha detto.

In generale l'AAA aveva una forte componente musicale, centrale fin dalla sua fondazione: al suo interno esisteva una sezione apposita, quella dei "disconauti," che vedeva "il dancefloor come la piattaforma di lancio, il corpo come un razzo, e le droghe come propellenti" per dirla con le parole di Ewen Chardonnet, un suo membro inglese. Altre espressioni culturali peculiari erano varie performance, derive psicogeografiche e mostre d'arte visiva, oltre a partite di calcio a tre porte e tre squadre su campi esagonali.

Dopo il 2000, l'attività dell'Associazione Astronauti Autonomi è diminuita, anche se non è mai cessata del tutto—ad esempio, in Francia e in Nuova Zelanda il gruppo sembrerebbe essere ancora piuttosto attivo. Ma secondo Balli ciò che resta oggi dell'AAA è un movimento sociale, "un magnete che globalmente contribuisce a esplicitare idee già presenti nella testa di molte persone, ad esempio quella di impedire futuri piani di sfruttamento turistico della Luna."

Se a distanza di anni i MIR si sono trasformati in un movimento di ciclisti, la cellula bolognese dell'AAA invece è diventata un gruppo di skater "convinti che l'esercizio di equilibrio sulla tavola sia propedeutico alla gravità zero, un training molto più divertente e creativo di quelli delle agenzie spaziali di Stato." Insomma la rivalità tra i due gruppi, che 15-20 anni fa era il risultato di due diverse prospettive "filosofiche"—i MIR accusavano l'AAA di essere dei "fricchettoni che vogliono fare comuni nello spazio," mentre l'AAA accusava gli ufologi radicali di incoerenza—oggi si ripropone nei termini della rivalità anni Novanta tra BMX e skateboard.

Al di là delle rivalità e delle frecciatine, c'è un punto dell'analisi di entrambi i gruppi che è ancora oggi attuale. Militant X dei Men In Red me ne ha parlato citando il "realismo capitalista" di Mark Fisher, ossia la "cancellazione sistematica di qualsiasi orizzonte utopico" come tendenza in corso del mondo di oggi. In questa prospettiva, sia gli ufologi radicali che gli astronauti autonomi condividono l'obiettivo di contrastare questa tendenza e ridisegnare questo orizzonte utopico—che ci provino usando le biciclette, gli skateboard o altro. Come dice il motto dell'Associazione Astronauti Autonomi, ripreso da M.C. Escher: "solo coloro che tentano l'impossibile raggiungeranno l'assurdo"

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