Pubblicità
Tech by VICE

Ho comprato un libro del 1994 che spiega internet ma nessuno dei link funziona

Cosa è rimasto online dei primi atlanti del mondo digitale?

di Ernie Smith
17 agosto 2017, 12:17pm

Questo post è comparso originariamente su Tedium.

Internet è un pozzo senza fine di contenuti assurdi.

Si scopre continuamente qualcosa di nuovo online, perché continuamente vengono creati nuovi contenuti. D'altro canto, internet è come un contenitore con un buco sul fondo attraverso cui i contenuti spariscono: cose che rimarrebbero in giro per molto tempo nel mondo reale, online scompaiono in un istante. Per questo, non ci sono molti siti web che sono ancora online dal 1995 ad oggi. Qualcosa realizzato con Gopher? Dubito. Siti di puro testo? Forse.

Il ritmo incessante a cui i link muoiono ha rinchiuso i libri dedicati ad internet in un curioso limbo — rendendoli simili a delle specie di alberi morti dedicati al boscaiolo assassino che abbatte quegli stessi alberi. Bisogna però ammettere che i libri hanno dalla loro una maggiore capacità di sopravvivenza, anche se diventano obsoleti molto rapidamente — il che non li rende molto utili. Ma per i scopi della mia ricerca, questo è un loro pregio.

Da quando è nato, sono state scritte una moltitudine di guide ad internet, riflettendo un trend più ampio riguardante la tecnologia in generale. Tanto per farvi un'idea: l'International Data Group ha stampato solo 7.500 copie della prima tiratura di DOS for Dummies.

Nonostante le scarse aspettative, il libro è diventato rapidamente un enorme successo, inaugurando una serie che illustra argomenti complessi in termini semplici, soprattutto in ambito informatico. Nel 1993, la serie aveva venduto 1,3 milioni di copie. Oggi, comprende 1.950 titoli, che coprono un sacco di argomenti che spesso non hanno nulla a che fare con i computer — le loro vendite totali ammontano intorno ai 300 milioni di titoli.

Anche Internet ha beneficiato di questo fenomeno, con decine di manuali nati in quel periodo. Non era ancora un'epoca per contenuti da insider — ad esempio, nel 1993, una pubblicazione come Motherboard non sarebbe stata così focalizzata sulla cultura di internet perché molte persone non sapevano neanche che cosa fosse. (Ovviamente, ci sono state anche delle pubblicazioni che provavano a coprire l'argomento come il magazine Internet Underground.)

Naturalmente, essendo questi libri molto legati alla loro epoca, le probabilità che i link a cui fanno riferimento siano ancora online sono estremamente basse. Ma questo non significa che non posso trovare qualche link effettivamente funzionante nel 2017.

"Internet Underground era la celebrazione di questa rete di idee ancora abbastanza privo di leggi e limiti che chiamiamo Internet. Dava due cose per scontato riguardo al suo pubblico: 1) Dovevi essere già fan [e] 2) sapevi come usarlo. Altrimenti, non aveva molto senso comprarlo."

— Rob Bernstein, editor di Internet Underground, parlando dello spirito della rivista con The Kernel. Il magazine, pubblicato dalla stessa casa editrice di Electronic Gaming Monthly, più che una guida ad internet per principianti si immergeva nella sua cultura — una rarità per la sua epoca. Probabilmente si potrebbe paragonarlo a una versione più underground di Wired. Pur non essendo completamente alieno alla cultura mainstream — il primo numero in particolare, ospitava un'intervista con il webmaster Rodney Dangerfield — costituiva comunque un raro esempio di pubblicazione da insider di internet negli anni '90. Per la maggior parte dei casi, i periodici correlati ai consumatori orientati al pubblico avevano un tono più vicino alla serie Dummies.

Alla fine, Internet Underground è stato chiuso e integrato in Yahoo! Internet Life, quasi il suo esatto opposto come tipo di contenuti. È ancora disponibile un archivio on-line della rivista, ma una ristampa completa ha trovato posto su Internet Archive solo di recente. (Vi consiglio di leggerlo, specialmente se siete fan della grafica grunge del designer David Carson. È un viaggione.)

Come ho appreso di recente, su internet, si può trovare Roba Grati$ su Amazon. Immagine: Ernie Smith

Cosa ho imparato comprando un libro di 23 anni fa su contenuti gratis reperibili online:

Recentemente, ho comprato un libro — strano, lo so — e probabilmente sarà l'unica persona ad averlo acquistato in più di 20 anni.

È una sorta di enciclopedia, ma probabilmente potrei descriverla meglio come un mix tra una rubrica telefonica, una guida per fare soldi di Matthew Lesko e internet.

Il libro, intitolato Free $tuff From the Internet (Coriolis Group Books, 1994), promette di aiutarti a trovare contenuti gratuiti online. In particolare, si concentra poco sul web, ancora piuttosto giovane all'epoca, dedicando molta attenzione anche ai protocolli alternativi dell'epoca. A dire la verità, il tono del libro è piuttosto ironico, ma alcune espressioni e descrizioni, circondate da clip-art o screenshot di risorse internet, valgono la pena di essere approfondite.

"Una rivoluzione nella comunicazione sta infiammando il mondo: il suo nome è Internet", spiega Patrick Vincent nella prefazione del libro. "E che ve ne rendiate conto o meno, siete i nuovi arruolati in questa crociata dell'informazione. Benvenuti su Internet".

Dal punto di vista concettuale, questo libro è intriso del sense of wonder trasmesso dal primo Internet. Ma, stranamente, si concentra poco sul suo valore come strumento di comunicazione in tempo reale dedicandosi di più a segnalare cosa si poteva scaricare sul proprio computer senza sborsare un centesimo. Il tuo modem e la linea telefonica — sembra implicare questo libro — sono le uniche cose che ti separano da più roba gratis!

Il libro — che sfrutta abbondantemente le risorse pubbliche come quelle universitarie o della NASA — contiene un avvertimento: a causa della natura della carta stampata, ci sono altre probabilità che i singoli link scompaiano. E direi che non si tratta di un'affermazione campata per aria.

Nota importante: i link di questo libro rimandano a siti FTP, server telnet e roba in Gopher. Ho provato ad aprirne molti per capire se c'è qualcosa di ancora funzionante. Spesso, questi server FTP erano messi in piedi da università interessate a mantenere le informazioni online a lungo termine — come l'Università del North Carolina o all'Università dello Stato del Kansas. Ma nonostante ciò, non ho potuto caricare la maggior parte di questi server — sono stati "uccisi" dal World Wide Web. Circa mezz'ora di tentativi per caricare un qualsiasi contenuto di questi server ha solo proddotto un sacco di lacrime e comandi sprecati sul mio terminale.

Alla fine, però, ne ho beccato almeno uno. La prima corrispondenza positiva che ho ottenuto per un server si trova a pagina 137 di un libro composto da 460 pagine, ovvero, gatekeeper.dec.com — un server FTP creato dalla Digital Equipment Corporation ora di proprietà della Hewlett-Packard. Ma purtroppo, il contenuto che avrei dovuto trovarci secondo il libro, una ricetta di una pizza con funghi e lumache, non c'era più — tutta la cartella della ricetta era stata rimossa. Sono riuscito a trovare quella ricetta solo digitando una frase del libro su Google. Il secondo match positivo è stato un server che mi ha portato su ftp.luth.se, dove mi era stato promesso di poter scaricare Doom. (Ovviamente nessuna traccia del gioco, ma fortunatamente non è un videogame difficile da trovare.)

Alla fine, ho dovuto attendere la pagina 147, dove ho trovato un collegamento a un server FTP (rtfm.mit.edu) contenente un file di testo proveniente da un server Usenet — un elenco di server MUD, per la precisione — per trovare qualcosa contenuto in questo libro di 22 anni fa che fosse ancora su Internet nella sua forma originale.

Un vero pacco. Che ne è di tutti i collegamenti alle utility di stampa di Hewlett-Packard, le cartelle di file con immagini della guerra civile, il libri da colorare pronti per essere scaricati? Quasi tutti non sono disponibili neanche per la consultazione in forma di archivio. Gli utenti non hanno mai pensato di salvare queste cose per gli anni futuri — perché nessuno credeva che fosse necessario.

Non è una bella storia e, sinceramente, mi rende preoccupato per lo stato di internet tra qualche anno o decennio. I link funzioneranno ancora?

Questa è la grande lezione che prendo da questo libro: è l'equivalente digitale di camminare in una città con una mappa stampata nel 1940 e cercare di trovare se gli edifici sono ancora in piedi. Trovandone di fatto pochissimi — se non nessuno.

È come se avessimo costruito una città nuova sopra a quella vecchia.

Questo libro dà un'infarinatura sul Cello web browser, piuttosto fico. Image: Ernie Smith

Cinque fatti interessanti su internet che probabilmente non sapevate ma che questo libro mette in luce:

  1. Era possibile ottenere una versione solo testo di internet gratis in molti ambiti, usando semplicemente un modem e una linea telefonica. Un'intera sezione di Free $tuff From the Internet offre una lista infinita di free-net, sistemi telefonici grassroot che permettono di avere libero accesso a fonti online solo testo. Queste reti, spesso legate a università o comuni, non potrebbero competere con l'internet di oggi, ma ci ricordano che questo posto non è sempre stato così corporate.
  2. La parte grafica di internet non era per forza naturale all'inizio. Verso la fine di Free $tuff, Vincent passa un po' di tempo a discutere le implicazioni di Mosaic del NCSA (che, a differenza di quasi qualsiasi altra cosa nel libro, ha ancora un link funzionante!). Il capitolo, intitolato "The Tightwad's Guide to Mosaic," prende una piega inaspettatamente tecnica, considerata la linea non-tecnica del resto del libro — con un'attenzione particolare dedicata al bisogno di acquisire un account SLIP o PPP, settare un protocollo TCP/IP, e modificare i file INI per essere certi che funzioni tutto di Mosaic. Oggi giorno, questa roba funziona, ma allora era un'impresa disumana riuscire a far partire tutto.
  3. I Rolling Stones sono stati con tutta probabilità la prima band mainstream su internet. Nel 1994, la band non solo ha lanciato un sito per promuovere il nuovo album Voodoo Lounge, ma ha anche mandato in streaming un concerto sulla piattaforma a novembre dello stesso anno, usando un provider chiamato MBone per chissà quale ragione. È possibile vedere un video del concerto qui, a dirla tutta.
  4. Potevi comprare roba online prima di Amazon. Per quanto Amazon abbia reso popolare il modello d'acquisto, l'avamposto online CD Connection (che è ancora online oggi, per quanto non nella sua forma telnet descritta nel libro) ha reso possibile acquistare CD online addirittura nel 1990. (A proposito di Amazon, una delle acquisizioni fatte successivamente dall'azienda è menzionata nel libro, anche se non è immediata da riconoscere. A pagina 275, il Movie Database Browser dell'Università di Cardiff fa la sua comparsa. Un paio d'anni dopo l'uscita del libro, è diventato il noto sito IMDb — oltre che di proprietà di Amazon.)

  5. Le newsletter erano probabilmente più grosse, in proporzione, di adesso. Questo libro nomina raramente (se non affatto) il concetto di spam, nonostante sia una parte cruciale della cultura di internet. Ma una cosa che sottolinea svariate volte sono le mailing list (alle volte in forma di newsletter, alle volte come listserv) per cose come i numeri di Dilbert (a gestire la lista era uno Scott Adams pre-Master Wizard!), o ottenere accesso a cose come le borse di studio o le comunità locali. È chiaro che la posta elettronica era una fetta ancor più fondamentale della torta di internet negli anni Novanta, specialmente se paragonata ai giorni oggi, dove è ancora molto utilizzata, ma solo una delle tante cose che lottano per attirare la tua attenzione.

"Il problema peggiore è che l'informatica è ancora piena di fessi," ha detto all' Orlando Sentinel nel 1993 Dan Gookin, autore del manuale originale DOS for Dummies. "È quel genere di persone che faceva i tornei di scacchi alle superiori — assolutamente brillanti, ma troppo assorbiti nel loro piccolo mondo tecnico autoreferenziale, e non sono in grado di comunicare con le altre persone."

Ora, Gookin è sempre stato un tipo verace — in una retrospettiva su Dummies fatta per il sito Slate l'anno scorso, ha lasciato intendere che la casa editrice del libro allora, la IDG, "avrebbe potuto impacchettare quel titolo nella carta da giornale e avrebbe comunque venduto."

Ma qualcosa mi dice che il commento fatto da Gookin al Sentinel negli anni Novanta, per quanto acido e sprezzante nei confronti di un'intera fetta di popolazione, ha un fondo di verità. Internet non era un luogo di benvenuto per gli sconosciuti, cosa che gran parte della popolazione globale era, ovviamente. All'inizio del 1994, dopo Mosaic ma prima di Netscape, quando il proprietario di MTV.com era ancora Adam Curry, Peter H. Lewis, penna del New York Times, scrisse che internet sembrava entusiasmante, ma che non era ospitale nei confronti dei nuovi arrivati, che avevano bisogno di aiuto per imparare a muoversi.

"I nuovi arrivati spesso si rendono conto che trovare la strada è un'impresa, specialmente se non parlano la lingua," ha scritto.

I libri che parlano di informatica e di internet scritti negli anni Novanta erano la guida che riempiva quel vuoto. Rappresentavano una sorta di punto mediano tra l'isterismo puro e l'informatica da intrattenimento. Per tornare a Free $tuff From the Internet, dovrei fare presente che la struttura del libro era fatta in questo modo strano per cui ogni fonte aveva un intero paragrafo descrittivo, non importa quanto grande o piccola fosse. Un link a una directory di foto dei Beatles su un server FTP qualsiasi aveva la stessa quantità di testo di una sfilza di fonti che spiegavano — l'allora nuovo — accordo economico tra paesi del nord America (o NAFTA). Nonostante il fatto che un'informazione potesse avere bisogno di più dettagli dell'altra.

Questo libro, in pratica, è l'equivalente dell'elenco dei preferiti di un tizio prima che Nescape rendesse popolare i preferiti su internet.

Internet Underground: il magazine a tema internet più figo di sempre. Immagine: Internet Archive

Non credo che Patrick Vincent stesse cercando di rendere più farcito il libro in questo modo. Penso che stesse puntando a un pubblico che aveva bisogno di affrontare internet con le rotelline di sicurezza, in confronto alla rivista Internet Underground, che invece puntava a tutt'altri lettori.

Amavo Internet Underground. Avevo tutti i numeri. Il fatto che sia stata sostituita, in pratica, dalla versione a rivista del libro Free $tuff From the Internet è tanto deprimente quanto comprensibile.

Il punto è che il pubblico aveva bisogno di una mappa nei primi giorni di internet. C'è voluto un po' perché la gente imparasse a capire i meme.

Tagged:
tech
Motherboard
Internet
retro tech
approfondimenti
internet underground
free $tuff
archeologia internet
contenuti gratis
link morti