L'arte multimediale di Alok Vaid-Menon indaga il lato oscuro di internet

Abbiamo parlato con l'artista trans di questioni di genere, identità non-binaria e dell'influenza dei nuovi media sulla nostra vita.

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ago 4 2017, 11:33am

Tutte le foto: Alessandro Sala

Watching you/Watch me è una performance di Alok Vaid-Menon andata in scena al Festival Drodesera di quest'anno nell'abito di Live Works Performance Award, la piattaforma dedicata alla performing art. Alok è un* performer trans indian* (così si definisce, ndr) che vive a New York e si occupa principalmente di questioni di genere o razziali, dell'influenza dei nuovi media sulle nostre vite, e di come tutto questo abbia a che fare anche con temi più grandi di noi, come i concetti di felicità o di libertà.

Attraverso poesie, filmati e l'uso del suo corpo, Alok indaga il lato oscuro di Internet, a partire dai filmati di violenza anti-trans, passando per l'ossessione da social network e il modo in cui queste piattaforme influiscono sulla nostra identità e la percezione di noi stessi, andando a toccare profondamente anche la vita offline. Si concentra inoltre su come l'identità delle persone trans venga continuamente messa in discussione o rinchiusa all'interno di certi stereotipi. Abbiamo parlato di tutto questo con l'artista.

Creators: Capturing Hate è una delle fonti di ispirazione dietro a questo lavoro, vuoi parlarcene un po' e spiegarci perché ti ha colpito?
Alok Vaid-Menon: L'anno scorso un gruppo di attivismo per i diritti umani che si chiama Witness ha pubblicato Capturing Hate, un report sulle aggressioni filmate nei confronti dei transessuali. Hanno scoperto che i video di questi assalti sono estremamente virali, al punto che alcune aziende sponsorizzano dei prodotti attraverso di essi. La mia performance ha varie fonti di ispirazione, ma quello è stato uno dei primi catalizzatori. Ho incominciato a pensare al piacere della violenza anti-trans: a come le persone non transessuali possano divertirsi molestandoci. E a come le persone transessuali abbiano importanza solo per il loro valore come intrattenimento.

Ho pensato anche alla mia vita e a come la gente volesse solo che la intrattenessi, la educassi, la ispirassi — ma mai che potessi avere dei sentimenti, essere ferit* o dispiaciut*. Volevo creare uno spettacolo che si confrontasse con questi temi: cosa significa essere feriti quando tutti vogliono che tu sia un eroe? Cosa significa essere tranquilli quando la gente prova divertimento nel farti del male?

Nella performance, sia mediante le parole che mediante la fisicità, metti un sacco di te stess* in scena. È difficile o ci si abitua? È una sfida anche a livello emotivo?
Questo è il lavoro più intenso che abbia mai fatto ed è molto più difficile da quel punto di vista di qualsiasi cosa abbia fatto in passato. Il mio corpo resta indolenzito per giorni. Devo confrontarmi con tutti i sentimenti e i pensieri che vengono evocati durante la performance. Andando un sacco in tour sono abituat* a esibirmi e continuare a essere in piena forma, ma per questo lavoro è diverso: devo prepararmi bene prima, e prendermi cura di me dopo. Non ha a che fare solo con l'arte, ma con il combattere per la mia vita e per le vite di persone che amo.

Come ti senti alla fine di una performance come questa?
Fisicamente e emotivamente esaust*, ma comunque — nondimeno — trionfante. "Ce l'ho fatta!".

Una delle poesie della performance riguarda il diritto di essere deboli, tristi o spaventati, che trovo molto importante e anche applicabile su scala generale, per tutta l'umanità. Vuoi dirci qualcosa a riguardo? Come mai ci viene sempre richiesto di essere forti, felici e sicuri di noi stessi?
Dobbiamo reprimere noi stessi per essere funzionali — ma questo, in verità, ci rende più disfunzionali. Continuiamo a farlo per sostenere la finzione collettiva che dice che siamo tutti felici e che lo status quo va bene così. Se vediamo altre persone che vanno in crisi dobbiamo riflettere a nostra volta sulla nostra fatica, quindi usiamo le nostre insicurezze come armi contro gli altri, e così via. Vorrei provare a interrompere questo circolo vizioso. Se c'è una cosa che sto cercando di fare con il mio lavoro artistico è scavare degli spazi nel mondo dove le persone possano essere sincere sui loro dolori, le loro ansie, la loro solitudine, la loro paura. Tutte parti di noi che non si adattano a essere funzionali e professionali, che siamo tendenzialmente incoraggiati a relegare al privato.


Pensi che la tecnologia sia qualcosa che, in fin dei conti, ha creato un contesto migliore o peggiore? Di certo esiste il cyberbullismo e un sacco di cose orribili, ma non ha anche la funzione di aiutare le persone a sentirsi connesse tra di loro, e anche quella di diffondere messaggi positivi o informazione? (Per esempio io ho scoperto il tuo lavoro attraverso la tecnologia).
Una delle cose più meravigliose che hanno a che fare con l'essere un artista è che impari che l'opposizione tra positivo e negativo non è una struttura utile per navigare il mondo. L'esistenza umana è contraddittoria, e questo è precisamente il motivo per cui ci troviamo della bellezza e qualcosa di interessante. Penso che la tecnologia possa essere sia una forza positiva che una forza negativa. Tuttavia quello con cui faccio fatica a venire a patti è il fatto che passiamo più tempo a interessarci del bene che non del male, specialmente perché le cose negative accadono in modo sproporzionatamente maggiore alle persone che stanno ai margini. Voglio che si capisca che le molestie telematiche sono una vera e propria forma di violenza.

Nel tuo lavoro dici delle cose interessanti riguardo ai concetti di libertà e di felicità. Come le definiresti e come pensi possano essere raggiunte in una società e in una situazione come quelle in cui viviamo?
Ci viene detto di essere noi stessi ma quando lo siamo poi veniamo puniti. La gente non vuole l'autenticità, vuole la possibilità di consumare (anche le altre persone). E si aspetta da noi la felicità se veniamo "capiti" (cioè consumati). Penso che la libertà e la felicità dovrebbero venire dal poter incontrare gli altri senza che questi ti debbano spingere verso qualche norma per considerarti davvero una persona. Penso che arrivino esattamente quando le persone si lasciano trasformare da te e dalla tua esistenza, invece di cercare sempre di incorporarti dentro le loro. Penso che molti di noi soffrano per la disconnessione tra quello che sappiamo di essere e il modo in cui ci vede il mondo — e penso che questa disconnessione possa diminuire se accettiamo la complessità intrinseca di tutti. Credo che ci abbiano fatti sentire come se non meritassimo la nostra complessità, e che ce lo siamo fatto andare bene. Ma per me quella non è la felicità. Ci meritiamo di più.

Cosa pensi possa essere fatto per rendere il mondo un posto migliore per le persone transessuali? Pensi che l'arte possa funzionare in quel senso? Credi nella politica?
Ci sono le cose pratiche: investire nell'arte, nella scolarizzazione, nel lavoro, nell'educazione, nella crescita e nell'attivismo politico delle persone trans. Ci sono gli aspetti più concettuali: andare oltre il pensiero binario di genere, sfidare le norme e il costante bisogno di categorizzare tutto. Ci sono quelli spirituali: sviluppare una relazione più aperta verso la differenza, abbracciare la complicatezza di ciascuno.
L'arte può ed è stata un laboratorio per sperimentare tutto questo — per provare modi diversi di vedere e di essere visti, per incontrare la possibilità di un mondo diverso che abbia idee diverse riguardo a quello che è giusto e a quelle che sono le priorità. Spesso gli sforzi di investimento in una comunità non includono l'investimento nel nostro lavoro artistico. Non abbiamo bisogno di un cambiamento soltanto nella politica, ma anche nell'immaginazione.

Per saperne di più sulle attività artistiche e politiche di Alok, visitate il suo sito. Per saperne di più sul Festival Drodesera, di cui Creators è media partner ufficiale, consultate il sito.

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