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L'OMS vuole introdurre la definizione clinica del 'disturbo da gaming'

Ma per gli esperti di salute mentale è una pessima idea.

I videogiochi sono una cosa fantastica, ma c'è chi li ama un po' troppo. Alcune persone perdono ore, giorni o persino la vita intera perché non riescono a mollare il controller. Sembra avere senso, insomma, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità stia cercando, di recente, di definire una malattia chiamata "disturbo da gaming" e aggiungerla nella classificazione ICD, che non è altro che un'enciclopedia delle malattie e dei disturbi conosciuti.

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Ma non tutti sono d'accordo con la decisione. Diversi gruppi di lobbisti nel mondo si sono uniti contro il processo di classificazione, e 36 persone tra accademici, scienziati, medici e ricercatori hanno stilato un documento che mette in discussione la metodologia e i motivi dell'OMS. I professionisti pubblicheranno il paper, intitolato "Weak Basis for Gaming Disorder," nel prossimo numero della rivista Journal of Behavioral Addictions. L'articolo è una raccolta di argomenti ponderati a sfavore della classificazione del "disturbo da gaming" come una malattia, con tanto di riferimenti a estese ricerche.

Il paper è l'ultimo colpo in una battaglia accademica che prosegue da tempo, sul presunto posto che la dipendenza da videogiochi dovrebbe occupare negli annali di medicina. L'OMS ha paventato l'idea di aggiungere il disturbo da gaming all'ICD per la prima volta nel 2016 e i professionisti del settore hanno subito dato voce alla propria preoccupazione.

"Abbiamo esposto le nostre preoccupazioni e nessuno le ha ascoltate," mi ha detto per telefono lo psicologo clinico Anthony Bean — tra i membri del gruppo di accademici in opposizione.

L'articolo — il terzo del genere che il gruppo pubblica — sostiene che sia troppo presto per determinare cosa succede giocando in modo eccessivo.

"Siamo d'accordo che esistano persone il cui modo di giocare sia legato a problematiche personali e sociali," si legge nell'introduzione del paper. "Ad ogni modo, il passaggio da tesi di ricerca a disturbo formale richiede una base fattuale molto più consistente di quello che abbiamo al momento."

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"Il panico morale potrebbe influenzare una diagnosi formale erronea e, allo stesso tempo, aumentare in conseguenza a essa," si legge nell'articolo. Inoltre, potrebbe "portare a sforzi normativi mal pensati e inefficaci, atti solo a limitare il tempo passato a giocare." Gli autori hanno portato l'esempio delle leggi imposte in Corea del Sud, che vietano alle persone con meno di 16 anni di giocare dopo mezzanotte.

"Se ciò che chiamiamo 'disturbo da gaming' fosse in realtà una strategia compensativa per forme depressive, di ADHD o di altri disturbi?"

"Per quanto queste 'soluzioni' possano far credere a genitori, medici e alla società in generale che sia stato fatto qualcosa per risolvere un problema percepito di eccessivo gioco, in realtà questo intervento ha avuto effetti positivi trascurabili e risultati negativi in alcuni casi," si legge nell'articolo.

Per essere chiari, il paper non nega in alcun modo che la dipendenza da videogiochi non sia reale o non sia un problema. Il punto, è che affrettare una definizione del problema e inserirlo nel ICD è una cattiva idea.

"Quali sono, esattamente, i sintomi del disturbo da gaming? O vogliamo dare per scontato che un medico lo riconoscerà a prima vista?" Si chiedono gli autori nel paper. "Troppe domande di critica importanza restano senza risposta perché si possa formalizzare il disturbo."

Gli autori hanno anche sottolineato che giocare in modo eccessivo possa essere sintomatico di una malattia mentale, anziché essere una malattia di per sé. "Se ciò che chiamiamo 'disturbo da gaming' fosse in realtà una strategia compensativa per forme depressive, di ADHD o di altri disturbi?" hanno scritto.

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Infine, hanno discusso l'ipocrisia da parte dell'OMS, che dedica speciale attenzione ai videogiochi ma ignora altre dipendenze. "Sappiamo che alcuni individui giocano in modo eccessivo, come consumano in modo eccessivo social media, lavoro, sesso, lettini solari o, magari, il ballo," hanno detto.

Ci sono svariate ricerche sulla dipendenza da chirurgia plastica, cibo ed esercizio fisico. "Eppure, solo il disturbo da gaming è stato proposto per essere incluso nell'ICD-11, senza formale o trasparente revisione delle prove qualitative per nessuna delle varie dipendenze," hanno detto gli autori.

Alcune persone hanno un rapporto insano con i videogiochi e gli autori del paper non sostengono di certo il contrario. Pensano, però, che la dipendenza da videogiochi sia un argomento complesso, su cui la scienza non ha ancora deliberato, e inserirla nell'ICD farà più danni che altro. "Vogliamo incoraggiare caldamente l'OMS a valutare con cautela la situazione, arrestare ulteriore formalizzazione del disturbo e stimolare una ricerca migliore nel ruolo che il tempo passato allo schermo gioca nelle nostre vite."

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.