Secondo questi ricercatori gli alieni potrebbero hackerarci

Tipo l'attacco notPetya, ma su scala cosmica.
28.2.18
Immagine: Shutterstock

Siamo nell'anno 2050 e la Terra ha appena ricevuto la sua prima trasmissione interstellare da un'intelligenza extraterrestre. La notizia è accolta con un misto di esaltazione e trepidazione e un consorzio internazionale di scienziati, linguisti e matematici si mette all'opera per decifrare il messaggio. Non appena il codice viene decodificato, succede il disastro — tutti i veicoli autonomi connessi si schiantano, i computer sono criptati in massa, la rete elettrica va offline e nessuno riesce a comprare nulla in bitcoin, che nel frattempo inspiegabilmente sono diventati la valuta globale.

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Suona come la scena di un film, ma due studiosi di astrofisica hanno ipotizzato la possibilità di un attacco hacker alieno come del tutto legittimo in un articolo pubblicato di recente senza peer-review su arXiv. Per quanto i ricercatori avvertano del pericolo di messaggi alieni maligni, alla fine dei conti ritengono che le buone ragioni per cercare altre forme di vita valgano il rischio.

Il SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) divide le sue attività in due: tenere l'orecchio teso per qualsiasi segnale extraterrestre e trasmettere un segnale umano agli extraterrestri. I tentativi di trasmissione (noti come METI o Messaging Extraterrestrial Intelligences) sono stati criticati da molti nella comunità del SETI come mossa azzardata se non deliberata minaccia all'esistenza umana. Il punto è che, dato che non sappiamo se gli alieni destinatari siano amichevoli o no, potremmo star invitando una specie interstellare di predatori a casa.

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Eppure Michael Hippke e John Learned, ricercatori in astrofisica rispettivamente alla Sonneberg Observatory e all'Università delle Hawaii, sostengono che anche restare in ascolto di eventuali messaggi extraterrestri potrebbe aprire le porte alla distruzione.

In uno degli scenari ipotizzati dai due, la Terra riceve un messaggio minaccioso che recita "Trasformeremo il vostro sole in una supernova domani." A prescindere che il mittente alieno abbia o meno la capacità di farlo davvero, esploderebbe il panico.

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In un altro scenario, gli alieni inviano codice maligno che si diffonde va internet e danneggia qualsiasi cosa, tipo una versione cosmica degli attacchi notPetya dell'anno scorso. L'ipotesi è contenziosa. L'astronomo Seth Shostak del SETI ha detto che è improbabile che un codice alieno possa automaticamente essere eseguito su un computer, per il modo in cui i segnali in entrata sono processati negli osservatori. Ugualmente, gli autori del paper sostengono che, in determinati scenari, il codice potrebbe eseguirsi subito dopo la ricezione. Per esempio, se i dati in un messaggio fossero compressi per aumentare il tasso di trasmissione, sarebbe quasi impossibile decomprimerli manualmente senza un computer.

L'altro lato della medaglia è che il messaggio potrebbe contenere codice maligno in grado di infettare il computer che interpreta il messaggio. Nei primi anni 2000, un ricercatore del SETI ha proposto di decodificare i messaggi su computer completamente isolati per un motivo.

Secondo Hippke e Learned, però, non è una protezione sufficiente. Isolare un computer sarebbe utile se fosse una sola postazione a ricevere il messaggio, mentre è facile che sarebbero diversi osservatori, per non parlare dei cittadini appassionati e muniti di radio amatoriali, con zero strumenti per mettere in quarantena il messaggio.

Consideriamo un altro scenario, uno in cui il messaggio extraterrestre contiene un incipit che dice "Veniamo in pace. In allegato trovate la nostra library galattica. È sottoforma di un'intelligenza artificiale che impara velocemente la vostra lingua e risponderà alle vostre domande. Potete eseguire il codice seguendo queste istruzioni…" In questo caso, i ricercatori immaginano che sarebbero prese tutte le accortezze per isolare la macchina, magari portando il computer sulla luna e imbottendolo di esplosivi, in caso fosse necessario terminare l'esperimento in fretta.

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Il problema è che, come ritengono alcuni ricercatori in IA, isolare alla perfezione un'IA avanzata è pressoché impossibile dato che sarebbe in grado di persuadere i suoi aguzzini a liberarla. Nel caso di una IA extraterrestre, magari la macchina isolata sulla luna offre una cura per il cancro in cambio di un extra 10 percento di potenza di calcolo.

Per quanto fare affari con una IA aliena potrebbe essere razionale, se la cura del cancro implica, diciamo, costruire eserciti di nanobot seguendo le istruzioni della IA, i ricercatori avvertono, potrebbero esserci conseguenze. Tipo il film Contact, ma al contrario: cosa succede se le macchine costruite si rivelano maligne? Magari gli esseri umani costruiscono questi nanobot che curano il cancro, ma sono in realtà programmati per esaurire determinate risorse vitali sulla Terra.

Gli scenari offerti dai ricercatori sono esagerati, certo, ma vale la pena prenderli in considerazione nell'eventualità che l'uomo stabilisca un contatto con un'intelligenza extraterrestre. Ugualmente, non vuol dire che dobbiamo smettere di cercare.

"Il punto del nostro discorso è che un messaggio da E.T. non può essere decontaminato con certezza," concludono nel loro paper Hippke e Learned. "In linea di massima, crediamo che il rischio sia molto piccolo (ma non uguale a zero) e i potenziali benefici grandi. Incoraggiamo a pieno la lettura di qualsiasi messaggio in arrivo."

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.