Recensione: Gesaffelstein - Hyperion

Sono dieci anni che il rap americano pesca dall'elettronica francese per darsi un tono, ma che succede quando avviene il contrario?

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15 marzo 2019, 1:37pm

Screenshot dal video di "Lost in the Fire" di Gesaffelstein e The Weeknd, via YouTube

A far incontrare i francesi che fanno elettronica e il rap statunitense non è stato proprio Kanye West. Cioè, insomma, sì: fu "Stronger", uscita nel 2008 e prodotta da Ye insieme a Timbaland e Mike Dean, a frullarli per la prima volta nella coscienza generale grazie a un campionamento di "Harder, Better, Faster, Stronger" dei Daft Punk. Ma dietro a quel pezzo c'era un'altra persona.

Quella persona si chiama A-Trak ed è stata per anni il DJ di Kanye West, che lo conobbe a un concerto a Londra nel 2004 e decise da subito di portarselo dietro sui palchi del mondo. Durante un tour europeo del 2006, fu lui a consigliargli di ascoltare i Daft Punk dopo che Ye aveva sentito un beat di Swizz Beatz per Busta Rhymes che campionava "Technologic".

E insomma, Kanye prima e i suoi amici e collaboratori poi si presero un bello scoppolone per la French touch e il suo mondo vintage/elegante/fluorescente intersecato alle manate distorte dell'electro house da Myspace. Nel giro di un anno A-Trak aveva infatti orchestrato anche un altro pezzo di cui magari avete sentito parlare: il remix di "Day N Nite" di Kid Cudi con i Crookers.

Salto in avanti di cinque anni: Kanye ha smesso di mettersi le polo e ora si veste tutto scuro, non canta più di quello che lo può rendere più forte ma si sente direttamente un Dio sofferente, innamorato e sporco del sangue dei neri impiccati ai rami degli alberi. È il 2013 e siamo su Yeezus, capolavoro buio e spaccato di Kanye e frutto del lavoro di un numero imprecisato di persone fatte scontrare come particelle in un acceleratore. E che cosa c'è di buio-e-spaccato ma anche capace di tirare i pugni all'ascoltatore? Bé, ma l'elettronica francese.

Non quella dei Justice, che della distorsione a cannone sono stati i re con pezzi come "Waters of Nazareth"; non quella dei Daft Punk, che vennero comunque fatti uscire dalla loro comfort zone e spinti a co-produrre quattro manate violente; ma quella di Gesaffelstein che, insieme al conterraneo Brodinski, appose la sua firma a "Black Skinhead" e "Send It Up".

black skinhead
Screenshot dal video di "Black Skinhead" di Kanye West, cliccaci sopra per guardarlo su YouTube.

Insomma, che cosa vuol dire che ci ho messo cinque paragrafi per scrivere il nome d'arte della persona che ha composto l'album di cui vi voglio parlare oggi? Che il buon Gesaffelstein non è proprio un nome che tira di per sé, e che io non posso permettermi di dare per scontato il suo passato recente e il motivo per cui oggi si ritrova Pharrell e The Weeknd su un album - Hyperion, uscito una settimana fa per Sony Music.

Per inquadrarvelo, direi che Gesaffelstein è un producer e DJ tutto bello e coi ricciolini capricciosi che ha fatto anni a scrivere buone manate con la cassa dritta per poi trovarsi, grazie all'intercessione di Kanye, nel mondo delle produzioni hip-hop americane che contano. La sua etichetta colse l'occasione per farlo uscire con un album quasi-strumentale che riprendeva da Yeezus sia il mood che l'estetica e da lì è stata tutta discesa: collaborazioni di livello, un pezzo nella colonna sonora di GTA V, una colonna sonora.

E poi, nel 2018, l'arrivo di un nuovo mentore: Abel Tesfaye, in arte The Weeknd, che prende Gesaffelstein e lo mette a produrre un paio di beat per il suo EP My Dear Melancholy, che all'epoca avevo descritto con le parole "The Weeknd ha smesso di fare la popstar e si è affidato a dei superproducer per creare sei brani astiosi e arrapati che faranno incazzare la sua ex". Bene, Hyperion è il risultato di quella collaborazione: un disco che strappa le radici electro house della proposta di Gesaffelstein e le pianta nel terriccio del pop oscuro e preso male figlio del rap lagnoso che oggi è lo standard.

gesaffelstein hyperion
La copertina di Hyperion di Gesaffelstein, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

Il singolo di lancio "Lost in the Fire" potrebbe infatti essere un pezzo tratto da My Dear Melancholy, - è il pop notturno e magniloquente che proprio The Weeknd ha portato nelle orecchie del mondo a partire da "The Hills", con il suo ormai palloso testo in cui parla di threesome e fighe leccate e vagine penetrate (sebbene la cosa paia non annoiare a nessuno, men che meno in Italia, dato che ci basta la sua voce di miele). E non c'è poi un vero "problema" in tutto questo, come non ce n'è uno nella collaborazione rock-non-rock con Pharrell o nel tappetone d'ambiente con le HAIM.

Che poi ci prova, Gesaffelstein, a fare delle cose che assomigliano a prodotti della sua mente pensati per essere parte di un disco con una sua struttura: stanno all'inizio e alla fine, una si chiama "Hyperion" e mi ha fatto venire in mente le montagne russe di synth di Suzanne Ciani pucciata nella pece, una dura dieci minuti e si chiama "Humanity Gone" ed è una lenta stramberia dal ritmo soft rock che si spegne in un ambientone triste e metallico.

A parte questi episodi è tutto solo un po'... normale, ecco. Hyperion è un album piacevole, non memorabile. È un onesto sei. È il disco di un producer che ormai potrebbe anche solo fare un beat a una superstar ogni tanto, un singolo quando gli gira, una collabo qua e una là. Non dico vivere di rendita, ma quasi.

Elia è su Instagram.

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