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Ecco cosa ho capito studiando pulsanti di ogni tipo per 7 anni

Invece di chiederci se i pulsanti sono più o meno utili, dovremmo chiederci chi ha il potere di premerli.
30.1.19

Ogni giorno, a qualsiasi ora, gli esseri umani premono pulsanti — alla macchinetta del caffè, sul telecomando e persino per comunicare che i post dei social "gli piacciono". Per più di sette anni, ho cercato di capire il perché di questo successo, studiando l'origine dei bottoni e perché sono così amati e odiati.

Durante le ricerche per scrivere il mio ultimo libro, Power Button: A History of Pleasure, Panic, and the Politics of Pushing, in cui ho provato risalire alle origini della società americana basata sui pulsanti, sono emersi cinque temi principali, che hanno influenzato il mio modo di concepire i pulsanti e la cultura che gira attorno ad essi.

1. I pulsanti non sono facili da usare

Alla fine del Diciannovesimo secolo, la Eastman Kodak Company ha iniziato a promuovere il concetto di premere i pulsanti per facilitare lo scatto delle fotografie. Lo slogan dell'azienda, "Tu premi il pulsante, noi facciamo il resto", sembrava suggerire che utilizzare i dispositivi tecnologici di nuova concezione non sarebbe stato difficile. Questa campagna pubblicitaria ha spianato la strada presso il grande pubblico alla fotografia amatoriale — un hobby conosciuto oggi soprattutto per i selfie.

Eppure, in molti contesti, sia attuali che risalenti al passato, i pulsanti sono tutt'altro che semplici. Ti è mai capitato di stare in un ascensore bloccato, premendo il pulsante per aprire le porte tantissime volte, nella speranza di uscire immediatamente? Lo stesso interrogativo si presenta ad ogni pulsante dei semafori per gli attraversamenti pedonali. Spesso, concepire il cosiddetto "telecomando universale," cioè comprensibile per tutte le persone, è un esercizio estremamente frustrante. Prova a pensare un attimo alle console super complesse da DJ o per pilotare gli aerei.

Da più di un secolo, le persone si lamentano del fatto che i pulsanti non sono facili da usare: come ogni tecnologia, la maggior parte dei pulsanti richiede una formazione per capire come e quando usarli.

2. I pulsanti favoriscono il consumismo

I primi pulsanti hanno fatto la loro comparsa sulla scena nei distributori automatici, come interruttori della luce e come campanelle che le persone più agiate usavano per chiamare la servitù domestica.

All'inizio del Ventesimo secolo, i produttori e distributori di prodotti che includono pulsanti cercavano spesso di convincere i clienti che ogni loro capriccio e desiderio poteva essere soddisfatto grazie a un pulsante, senza la confusione o lo sforzo di tecnologie precedenti come tiranti, manovelle o leve. Come strumento di consumo, premere pulsanti è ancora estremamente diffuso: le persone premono pulsanti per comprare snack, guardare film in streaming o prenotare un passaggio in auto.

L'Amazon Dash Button, ad esempio, porta il piacere di premere pulsanti all'estremo. È una tentazione seducente pensare di installare bottoni monouso in casa tua, pronti per ordinare istantaneamente la carta igienica o il detersivo. Ma questa comodità ha un prezzo: la Germania ha recentemente bandito i pulsanti Dash Button, perché non consentono ai clienti di sapere quanto pagheranno quando effettuano un ordine.

3. I pulsanti sono pericolosi

Nel corso della mia ricerca, ho scoperto che le persone temono che certi bottoni vengano premuti dalle mani sbagliate o che vengano usati in modi poco raccomandabili. I miei figli premeranno qualsiasi pulsante a portata di mano e a volte anche quelli che non sono a portata di mano. È lo stesso valeva per i bambini di fine Ottocento e inizio Novecento. Molti si lamentano dei bambini che suonano i clacson delle automobili, i campanelli delle porte e qualsiasi pulsante che sembra divertente da premere.

Anche gli adulti hanno spesso ricevuto critiche per come hanno premuto i pulsanti. In passato, diversi manager sono stati criticati per aver usato le campanelle e tenere i dipendenti a loro disposizione, come si faceva con i domestici. Anche recentemente, personaggi come Matt Lauer sono stati screditati perché usavano pulsanti per richiamare il loro staff, approfittando di una posizione di forza.

4. Alcuni dei pulsanti più temuti non esistono

A partire dalla fine dell'Ottocento, una delle paure più comuni che riguardavano i pulsanti erano connesse alla guerra e alle tecnologie militari: forse con una semplice pressione di un pulsante si può far saltare in aria il mondo.

Ci portiamo dietro questa paranoia dalla Guerra Fredda in poi, ed è un elemento fondamentale in film come Il Dottor Stranamore e nei titoli dei giornali. Anche se non esiste un bottone magico di questo tipo, si tratta di un simbolo potentissimo che fa capire come gli effetti del premere pulsanti vengono percepiti dalla società come repentini e irrevocabili.

Questo concetto è utile anche nella geopolitica. Nel 2018, su Twitter, il presidente Donald Trump, riferendosi al leader nordcoreano Kim Jong Un, ha scritto "Anch'io ho un Pulsante Nucleare, ma è molto più grande e potente del suo, e il mio pulsante funziona!”

5. Non è cambiato molto in più di un secolo

Verso la fine della stesura del mio libro, sono rimasta colpita da come si parlasse di bottini nello stesso modo anche in passato. A partire dal decennio del 1880, la società americana si è chiesta se premere bottoni sia una forma di interazione con il mondo desiderabile o pericolosa.

Oppure, in altri casi, molte persone temono che i pulsanti aumentino la complessità, costringendo gli utenti a interagire inutilmente con interfacce "innaturali".

Tuttavia, per quanto la gente abbia avuto molto da ridire sui bottoni nel corso degli anni, sono ancora onnipresenti — come elemento essenziale del design, nell'interattività di smartphone, computer, telecomandi per aprire i garage, cruscotti per auto e controller per videogiochi.

Come suggerisco in Power Button, un modo per porre rimedio a questa discussione infinita sul fatto che i pulsanti sono buoni o cattivi è quello di iniziare a prestare attenzione alle dinamiche di potere e — all'etica — del loro utilizzo nella vita quotidiana. Se esaminiamo chi preme i pulsanti e chi non lo fa, in quali contesti, in quali condizioni e a beneficio di chi, possiamo iniziare a capire la complessità e l'importanza dei pulsanti.

Rachel Plotnick, Assistant Professor of Cinema and Media Studies presso l'Indiana University, è l'autrice di Power Button: A History of Pleasure, Panic and the Politics of Pushing.

Questo articolo è apparso originariamente su The Conversation e su Motherboard US.