Dopo le quattro pappine rifilateci dalla Spagna domenica scorsa, pensavamo di aver chiuso con la questione RaiSport almeno fino al 27 luglio, l’infausto giorno in cui toccherà sopportare la geniale verve dei commentatori in occasione dell’apertura olimpica. Tuttavia, le recenti vicende che hanno coinvolto la presentatrice Paola Ferrari ci costringono a ricordare di nuovo, come una scia di bava ancora appiccicosa che segue una lumaca schiacciata da una bicicletta. Come avrete sentito, la conduttrice di Stadio Europa vuole trascinare in aula un pezzo molto grosso e finora incensurato, Twitter.
La signora—di cui non vi forniremo alcuna descrizione onde essere querelati a nostra volta—ha già messo in campo la sua squadra di avvocati, a seguito di “pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’età e a presunti rifacimenti estetici” a lei indirizzati in “forma anonima” dagli utenti del social network. Ci chiediamo quanti siano i responsabili effettivi, se Paola ha preferito fare un forfait e citare tutto il pacchetto-Twitter piuttosto che i singoli utenti infingardi. Di solito si va al forfait sopra il 50 percento.
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Su Twitter si è ovviamente scatenata una mobilitazione di massa in risposta alle dichiarazioni della “giornalista”—avevamo finito i sinonimi—con l’hashtag #querelaconPaola, che, sospettiamo, funzionerà come il drappo rosso per il toro imbufalito. Ma in pochi sembrano aver capito che le dichiarazioni della Ferrari hanno superato il confine della stupidità, atterrando dritte dritte nell’olimpo del Genio assoluto, nella terra di coloro che dettano legge, che ispirano le masse invece di seguire come pecoroni. Il messaggio di Paola è forte e chiaro: non ci sono limiti alla libertà, tutti e tutto sono querelabili.
INTERNET

Perché limitarsi a Twitter quando la rete intera è un covo di “vili diffamatori” e altri disonesti: vogliamo parlare dei video di risposta su YouTube? O delle pagine Wikipedia il cui titolo compare nella ricerca di Google, ma che si rivelano essere semplici bozze? E che dire di quando si è a un passo dallo scaricare quel fantastico film indonesiano anni Settanta, quando per farlo bisogna aprire cinque finestre pop-up fino a essere irrimediabilmente rimbalzati su un sito di poker online? Autentiche lesioni personali. È il momento di punirlo. Per non parlare della libertà di stampa! Fanculo la libertà di stampa, dove è finito il sano vecchio metodo del rogo e della censura? Solo perché i laptop non bruciano bene come libri e giornali, non bisogna porsi stupidi limiti.
L’OCCIDENTE

Sono anni che i filosofi ci avvertono. Il tramonto è prossimo, ma lui niente, imperterrito, continua a lasciarci tutti con le braghe calate in balia dei Paesi in via di sviluppo. Fanculo, Occidente. Prendiamocela coi suoi figli, la democrazia—da Polibio in poi comunque l’antifona era chiara—e la sopracitata libertà di stampa. Tanto è vero che il Paese con le palle d’acciaio al momento è la Germania, che tutta questa tradizione di democrazia non è che ce l’abbia. Ma l’avete vista la faccia da “propensione al dialogo” di Angela Merkel? Denuncio l’Occidente per strage, disastro colposo, omissione di soccorso, detenzione illecita di armi, spaccio, e malversazioni. E poi parto con le querele. Querelo Freud perché è il braccio destro dell’Occidente; anche se lui è morto da 70 anni l’Ordine degli Psicologi ne farà le veci. Tre mesi non sono ancora passati da quando mi hanno detto che ho una fase orale non risolta. Lo trovo diffamatorio.
IL TEMPO

Il tempo è traditore, è sempre tanto finché non è pochissimo. Non solo traditore mio, ma anche della patria: quando non riusciremo ad appianare in tempo il nostro debito pubblico vedrete cosa ci succede. Lo querelo davanti a questo tribunale per stalking, per tutte le volte che mi ha inseguito scadenze alla mano e si appostava da tutte le parti. Lo querelo per lesioni personali, perché sto invecchiando (a proposito, Paola, facci un pensierino), e per furto perché mi ruba la gioventù. Dovrà pagarmi il botulino e risarcirmi per tutte le volte che mi è scaduto il Philadelphia. E poi, signori giudici, il tempo è pure recidivo e latitante, il tempo fugge. Meglio ingabbiarlo prima che sia troppo tardi.
DIO

È tempo che qualcuno si prenda le sue responsabilità. Senza entrare nel merito di Primo Levi e altre questioni scolastiche troppo serie per le nostre atee manie di grandezza del venerdì, sarebbe il momento che sua divinità venisse allo scoperto. Basta con le minacce, abbiamo capito che il 21 dicembre è vicino, ma l’apertura di una faglia a duecento chilometri da qui (che è, dai ragione alla Lega adesso?), Paola Ferrari, Macao, lo sfascio dell’Europa e il ritorno di Dallas su canale 5 dopo vent’anni erano segnali più che sufficienti. Che bisogno c’era di una serie televisiva su quella mostruosità fatta libro che è Io Uccido di Faletti? E le guerre mondiali e la gente che muore e la fame nel mondo e l’uranio impoverito e i monologhi di Di Pietro e l’arte contemporanea e la Nutella che ingrassa e l’amore non corrisposto. E poi basta con questa cieca omertà della tua cerchia di fedelissimi. Basta dire che la colpa è solo dell’uomo. Dai, siamo seri, quanto a lungo pensi ancora di farla franca?
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