FYI.

This story is over 5 years old.

serie tv

Diffidate degli altri: la nuova stagione di 13 ha finalmente senso

Hannah Baker è tornata, ma la seconda stagione di Tredici sembra reggere meglio della prima. Anche se vi diranno il contrario.
Tutti i grab via YouTube.

Attenzione, il post contiene alcuni spoiler sulla seconda stagione di Tredici. Se vuoi evitarli, salta la parte tra asterischi.

Non ricordo esattamente quanto sia passato dalla fine della prima stagione di Tredici , non ricordavo neanche tutti i nomi e gli avvenimenti—tanto che ho dovuto guardarmi tre riassunti prima di iniziare la seconda stagione—ma ricordo esattamente la sensazione di rabbia montata in me dopo tredici lunghe puntate a sentire Hannah Baker berciare contro dodici poveri disgraziati più uno per la sua morte.

Pubblicità

Per quanto per questa mia rabbia mi sia trovato a discutere e litigare con più persone, anche colleghi, rimango dell’idea che il fatto che della prima stagione ricordi poco o niente sia significativo del valore narrativo e d’intrattenimento degli inizi di questa serie di Netflix. Uno dei giudizi lapidari che ho dovuto recuperare prima di mettermi a scrivere quanto segue è stato: “Un mix tra una pubblicità progresso e Gossip Girl, in cui tutto è esasperato al massimo.”

Il problema della prima stagione, probabilmente, era il fatto che si imponesse di essere “intrattenimento” prima che didattica, vuoi perché tratta da un libro, vuoi perché alla fine il pubblico che devi andare a prendere non vuole vedere dei simil-spot contro la pirateria ma delle storie. Fatto sta che tutto ciò che doveva essere sceneggiatura da serie tv risultava poco credibile ed eccessivamente esasperato, con personaggi macchietta unicamente funzionali a risaltare il suicidio di Hannah e l’ossessione ai limiti di Clay.

Ora, non so se alla fine il mio corpo abbia assunto la prima stagione come vaccino, ma visto com’è andata la mia maratona delle nuove puntate, penso di poter dire che con la seconda stagione Tredici diventa finalmente un piccolo manuale di “sopravvivenza” (nonostante parli di suicidi) per ragazzini. Con tutti i suoi drammi esagerati, tutte le sue incongruenze, tutte le sue esasperazioni, certo, ma se non altro in qualche modo utile allo scopo.

Pubblicità

Infatti, per quanto a volte la denuncia che si impone di rappresentare diventi esasperata—rischiando trasformarsi in una morale bacchettona più che un vero e proprio messaggio indorato con l’idea che “ehi, stai guardando una cosa cool su Netflix!”—nei nuovi episodi ci sono alcuni elementi, probabilmente solo annunciati nella prima stagione, di una potenza inaudita.

*** Nello specifico c’è una scena che nella sua “normalità” mi ha fatto pensare. Pensare che se l’avessi vista nell'adolescenza mi avrebbe completamente aperto il cervello. Quando Bryce, il personaggio più meschino di tutta la serie, approccia la fidanzata Chloe davanti a un film e finisce per far sesso con lei—che è consenziente, nonostante profondamente a disagio—si inserisce nella serie un elemento che prima sembrava completamente dimenticato: le sfumature.

Nonostante Chloe non si opponga mai visibilmente ad avere un rapporto con Bryce in quell’occasione, più volte prova a fargli cambiare idea. Ma l’insistenza fisica e verbale di Bryce la porta quasi a “cedere”—a farla sentire sbagliata e fuori luogo, in caso di rifiuto, trasformando la situazione in un caso in cui fare sesso diventa, più che un piacere, la scelta “meno peggio.”

Penso che un gesto come quello nella vasca idromassaggio che vediamo nella prima stagione sia così spudoratamente violento che nessuno—o quasi—potrebbe ritenerlo qualcosa di accettabile. Inserire invece il fattore delle infinite possibilità come nel caso Bryce-Chloe di questa seconda stagione è qualcosa di estremamente utile e al contempo, visti i precedenti secoli di storia moderna, non così scontato. Quella scena è quasi un alert, un modo per dirti: ok, fino ad adesso hai visto qualcosa che nella tua purezza, probabilmente, hai pensato che non potresti mai fare, hai visto della finzione, ma ora pensa bene, ti sei sempre comportato nel modo più rispettoso possibile verso il prossimo? Ecco, sebbene quella scena duri poco più di un minuto, credo sia un modo molto efficace per far comprendere a chiunque che ci sono milioni di forme di violenza.

Pubblicità

***

13 reasons why

Non che ora Tredici sia diventata un capolavoro, attenzione: per quanto riguarda l’aspetto narrativo si rivela anzi il solito teen-drama sgangherato che i nostri palati da edgy spettatori di serie d’élite sono pronti a criticare in ogni modo.

Clay è ancora protagonista in modo fastidioso, attirando su di sé tutte le attenzioni del mondo quando poi la realtà ci porta a pensare che il suo ruolo nella vita di Hannah fosse pari o addirittura minore di quello di molti altri. E il fantasma ricorrente di Hannah sembra uscito da Ghost Whisperer.

Gli altri protagonisti risultano però più caratterizzati rispetto alla scorsa stagione, complice il fatto che tutto finalmente non è assoggettato esclusivamente al POV di un unico personaggio. Ora, chi guarda ha finalmente la possibilità di familiarizzare con qualcuno che non sembra più una macchietta o un perfido nemico responsabile del suicidio un’adolescente. A tutti quelli che hanno inequivocabilmente cestinato la serie e si sono rifiutati di proseguire, quindi, direi questo: sì, in Tredici rimangono tutti i problemi della prima stagione, eppure in qualche modo gli sceneggiatori hanno capito che presentare delle sfumature, anziché esagerare per colpire, può aiutare a comprendere ogni livello di angheria che si può compiere verso il prossimo, rendendo la serie utile almeno dal punto di vista didattico.

E alla fine è uno scopo assai nobile.