Cosa sono gli iperoggetti e perché potrebbero ammazzarci tutti

Una filosofia ecologista "dopo la fine del mondo" da leggere sotto l'ombrellone — ma mi raccomando la crema solare.

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18 giugno 2018, 9:21am

Hyperobjects è un libro del 2013 che parla di "filosofia ed ecologia dopo la fine del mondo" scritto dal pensatore inglese Timothy Morton. Un pamphlet dal contenuto filosofico scritto come uno sfogo di orticaria, con un registro letterario delirante e avvincente, in cui le argomentazioni sono un misto di libere associazioni tra citazioni colte, cultura pop ed esperienze quotidiane che colpiscono nel segno. Morton, esponente del movimento filosofico dell'ontologia-orientata-all'oggetto (OOO), usa gli iperoggetti come strumento concettuale per interpretare il mondo, in quanto "entità di una tale dimensione spaziale e temporale da incrinare la nostra stessa idea di cosa un oggetto sia".

"Un iperoggetto può essere un buco nero. Un iperoggetto può essere il centro petrolifero nell’area di Lago Agrio, in Ecuador, o la riserva di Everglades in Florida. Un iperoggetto può essere la biosfera o il sistema solare. Un iperoggetto può essere la somma complessiva di tutto il materiale nucleare presente sulla Terra."


L'iperoggetto per eccellenza, per Morton, è il riscaldamento globale: è enorme, drammatico, collocato ovunque nello spazio ma precisamente nel nostro tempo. In definitiva, è un'idea ma allo stesso tempo è un oggetto concreto: riguarda tutti gli esseri umani da vicino, è connesso a tutte le nostre attività e agli oggetti con cui abbiamo a che fare, eppure è percepito come lontanissimo.

Pur essendo molto interessante e suggestivo dal punto di vista letterario, per chi — come me — non è già immerso in un certo ambiente culturale, il dibattito intorno a questo libro è difficile da collocare. Per capire a chi è rivolto un pamphlet che vuole salvare la biosfera a colpi di realismo ontologico abbiamo parlato con Valerio Mattioli, editor di NERO, e con il filosofo traduttore dell'edizione italiana appena pubblicata dalla casa editrice romana, Vincenzo Santarcangelo.

Motherboard: Domanda stupida ma obbligata: perché avete deciso di tradurre in italiano un libro del 2013?
Valerio Mattioli: La risposta semplice sarebbe che si tratta di uno dei testi più citati degli ultimi anni, e nonostante questo nessuno finora aveva mai pensato di portarlo in Italia — non chiedermi perché. Ma al di là di questo, Iperoggetti è anche un libro dalle strane qualità diciamo pure oracolari, oltre che letterarie in senso stretto. Più che un testo di filosofia che parla di ecologia, fine del mondo e Antropocene, è proprio il manifesto di una poetica, di un immaginario... Lo leggi e ti ritrovi invischiato in un mondo che è al tempo stesso apocalittico — riscaldamento globale, disastri ambientali, scorie radioattive, rifiuti e monnezza ovunque — e stranamente visionario, persino romantico.

Tra i contenuti di questo libro realizzato da Björk nel 2015, in occasione della sua mostra al MOMA, c'è la sua corrispondenza intima con Timothy Morton.

Suppongo non sia un caso che Timothy Morton in realtà nasca come studioso di Percy e Mary Shelley, anche se forse, senza andare al Frankenstein delle origini, come termine di paragone basterebbe tutto l’universo visivo, estetico e anche musicale di una tipa come Bjork. Che d’altronde è stata profondamente influenzata dalla lettura di Morton: basta leggere questa (lunghissima) conversazione tra i due su Dazed.

Una cosa che ogni tanto mi chiedo riguardo a questo tipo di pubblicazioni è: considerato che non dicono niente di particolarmente nuovo a livello strettamente filosofico, ma non sono nemmeno scritte in modo da essere accessibili per un pubblico vasto, a chi si rivolgono?
Vincenzo Santarcangelo: Che il compito di un testo filosofico sia dire “qualcosa di nuovo” è una questione lunga e complessa. Alfred North Whitehead diceva che l’intera storia della filosofia occidentale consiste in una serie di note a piè di pagina ai dialoghi di Platone. Nel caso di Timothy Morton e di Graham Harman — un filosofo non molto noto in Italia, che possiamo considerare il suo maestro — le note sono a piè di pagina alle opere di Aristotele, Husserl e Heidegger.

Entrambi adorano utilizzare figure gigantesche del pensiero “with a twist” — un po’ come la Pepsi, che prende la Coca Cola, ci aggiunge un po’ di limone e voilà: ecco la Pepsi Twist. Aristotele “with a twist”, Husserl “with a twist”, Heidegger “with a twist”... Se anche non dovessimo essere di fronte a un pensiero dell’origine ci saremo comunque gustati una bella bevanda fresca al gusto di limone. Al tempo stesso, Walter Benjamin definiva contrazione la legge che governa la fruizione delle opere (di qualsiasi opera) nel tempo. Da un lato l’opera è ridotta in macerie dall’azione del tempo, dall’altro viene smontata e rimontata dal lavoro della critica. Diventa quindi fondamentale la critica che, con questo lavoro di smontaggio e rimontaggio dell’opera la colloca in un microeone, “un riflesso altamente concentrato ma multiforme dell’epoca storica in cui ha avuto origine e dell’epoca in cui rivive ed è fruita”. Se l’opera avrà detto qualcosa di nuovo, insomma, lo deciderà la critica: ma intanto io, fossi in voi, me la fruirei...

In termini di impatto, il libro di Morton si comporta un po’ come gli stessi iperoggetti: che tu lo voglia o meno — che tu lo sappia o meno — ci sei praticamente già dentro.

VM: Mi chiedi "a chi si rivolge" un libro del genere... Mah in realtà Iperoggetti ha già avuto un impatto profondissimo sul nostro immaginario presente. A parte la solita Bjork, prendi la Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, o lo stesso ultimo Borne: sono praticamente la versione letteraria delle tesi di Morton, come d’altronde lo stesso VanderMeer confermerebbe in una conversazione tra i due sulla Los Angeles Review of Books. Un altro autore profondamente ispirato da Morton è un gigante della fantascienza come Kim Stanley Robinson: per dire, nell’ultimo New York 2140 si parla esplicitamente di "iperoggetti" in riferimento al disastro ambientale che ha portato New York a diventare una sorta di nuova Venezia. E poi c’è tutta l’influenza che Iperoggetti ha avuto sul mondo delle arti, della musica, e naturalmente nel pensiero scientifico contemporaneo. Diciamo che, in termini di impatto, il libro di Morton si comporta un po’ come gli stessi iperoggetti da cui prende il titolo: che tu lo voglia o meno — che tu lo sappia o meno — ci sei praticamente già dentro.

"Sullo specchietto retrovisore di tutte le macchine americane campeggia uno slogan molto appropriato per i tempi in cui viviamo: GLI OGGETTI NELLO SPECCHIO SONO PIÙ VICINI DI QUANTO APPAIANO," scrive Morton. Quanto sono vicini gli iperoggetti?
VM: Come sopra: sono già qui! Attorno, dentro e sopra di noi...

VS: La loro particolarità è proprio quella di essere vicinissimi eppure impercettibili, o meglio percepibili in modo indiretto, vicario, sotto forma di fenomeni strani, weird (un’altra parola che piace tanto a questi autori). E questo sia da un punto di vista spaziale (degli iperoggetti si può ben dire: “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, salvo poi a un certo punto accorgersi che ci sono appiccicati addosso) che temporale: del riscaldamento globale si può ben dire “è una cosa di cui pagheranno effettivamente le conseguenze dirette persone che verranno dopo di noi”, ma se iniziamo a informarci su cosa sia il riscaldamento globale si comprende subito che è… ovunque.

Quali sono le loro caratteristiche principali, che secondo Morton sanciscono definitivamente l'uscita dalla modernità? E in che modo il riscaldamento globale ne è l'esempio perfetto?
VS: Una volta che — attraverso un percorso di riflessione non proprio intuitivo — siamo in grado di capire che razza di entità sono gli iperoggetti e di rapportarci a esse, siamo già fuori dalla modernità. Perché? Perché il moderno è stata un’epoca caratterizzata dall’idea di mondo — e il mondo, dice Morton, è già finito da un pezzo. Il mondo è l’orizzonte concettuale che, sostanzialmente, mette un margine alle azioni sensate dell’essere umano. Gli iperoggetti bucano questo orizzonte, e ci fanno vedere cose che il margine estremo, laggiù, all’orizzonte, ci teneva ben nascosto. È un po’ come nel finale di The Truman Show, quando l’imbarcazione di Jim Carrey va a impattare contro quello che lui pensava fosse cielo e invece è un muro dipinto. Le scale che Carrey sale potrebbero rappresentare la graduale consapevolezza del fatto che esistono queste strane entità che Morton definisce iperoggetti. La decisione se aprire oppure no la porta con su scritto EXIT è, come al solito, demandata a ciascuno di noi.

Ma Morton che voi sappiate si droga? Il suo, ok, è un libro per 'salvare la biosfera' ma è scritto come uno sfogo di orticaria...
VM: Non ne ho mai parlato con lui, ma effettivamente Iperoggetti è un testo dalle qualità piuttosto lisergiche, no? Sia per il mondo che per descrive che per lo stile in cui è scritto, diciamo pure che ha le classiche caratteristiche del “trip”. Di sicuro Morton si è formato nell’Inghilterra dei rave party e della techno, un passato a cui tra l’altro torna spesso sul suo blog... E sai, a quei tempi non era così difficile darsi alle frequentazioni chimiche. Vai a sapere...

Qui su Motherboard ci rendiamo conto ogni giorno, tristemente, di quanto poco importi alla gente del tema del riscaldamento globale. Un commento?
VM: Auguri per quest’estate (e mi raccomando la crema solare).

VS: Dicevi prima che Iperoggetti ti ricorda una sfogo di orticaria. A me sinceramente sembra molto di più una scrittura da sfogo cutaneo che in realtà nasconde le prime avvisaglie di un tumore alla pelle – che, per inciso, colpisce anche la gente a cui non importa del riscaldamento globale... E proprio a causa del riscaldamento globale.

Che poi il riscaldamento globale è causato a sua volta anche da questo stesso menefreghismo, no? È un circolo viziosissimo.
VM: Be', Morton parla esplicitamente di "età dell'ipocrisia" e di "sindrome dell'anima bella". Ma come dice lui stesso all'interno del libro, "lo sguardo che vede il male 'laggiù in fondo' [cioè che pensa che il male non lo riguardi] è il male". Ma voglio lasciarti con un messaggio di speranza, quindi permettimi di citarti quello che forse è il mio aforisma preferito di Iperoggetti: "Come l’industria del porno ha accelerato lo sviluppo di Internet, così l’industria della droga potrebbe salvare la teoria ecologica". A te le conclusioni.