Recensione: Sol Invictus - Necropolis

Una guida turistica alternativa alla scoperta di una Londra fatta di streghe, brughiere maledette e roghi purificatori.
29.3.18

Non è dato sapere perché, non trovo riscontro online, ma Prophecy nel comunicato suggerisce che Necropolis possa essere l’ultimo disco dei Sol Invictus. Forse Wakeford, dopo trent’anni a suonare lo stesso accordo, si è stufato. Personalmente ci credo poco, ma soprattutto mi auguro che non sia così.

Necropolis dovrebbe essere circa il quindicesimo album dei Sol Invictus, collaborazione più collaborazione meno, e probabilmente il milionesimo di Tony Wakeford in generale, e per quanto il rotondo inglesotto abbia da parecchio finito i colpi di classe del suo repertorio, ogni volta che se ne esce con un disco nuovo vale la pena buttarci un orecchio per capire con chi o cosa se la sta prendendo questa volta. Come da tradizione, anche questo nuovo lavoro segue un filo concettuale ben preciso, pur senza poter essere definito un vero e proprio concept, e il tema sviscerato questa volta dal vocione più afono di Londra è nientemeno che Londra stessa.

Dopo alberi, lame e Gesù Cristo, è il momento di cantare di quelle viuzze, quelle chiese, quel fiume che tanto hanno dato alla cultura popolare attraverso i secoli, e ovviamente la lettura da parte di uno dei bardi neofolk per eccellenza non può che essere cupa e decadente. E infatti Wakeford dichiara che “Londra una volta era l’apice di un impero, ma ora non è che il parco giochi di altri imperi che la sovrastano”, che se l’avesse detto prima del 23 Giugno 2016 l’avrei detto euroscettico, invece oggi non so bene cosa pensare e per comodità etichetto il tutto come il solito pensiero non allineato da neofolker della prima ora cui non va mai bene niente.

Citazione nella citazione, a quanto pare la Necropoli del titolo ha anche un riscontro nella reale geografia cittadina: dal 1854 al 1941 infatti è esistita una vera e propria London Necropolis Railway, che collegava la città con il Brookwood Cemetery, nel Surrey, il cui capolinea era appunto la stazione Necropolis. Lo scopo della ferrovia era quello di svuotare i cimiteri di Londra, ormai sovraffollati, e concimare le verdi campagne circostanti. Di nuovo, però, Tony l’intonato ci tiene a specificare che “Necropoli è anche la percezione che ho della Londra di oggi, città di massoni e mausolei, infestata dai crimini e dalle azioni dei morti e dei vivi”.

Per i londinesi Necropolis sarà un piacevole gioco di riferimenti e rimandi di un uomo insoddisfatto e particolarmente critico: “Kill kill kill! London’s very ill!” è il mantra di “Kill Burn”, per dare un’idea, ma Wakeford si augura redenzioni violente più o meno per tutto e tutti: la distruzione del London Bridge (“Still Born Summer”), presenze oscure nelle periferie (“Set The Table”) e tutta una serie di altre immagini rosee e piacevoli. Per i forestieri, il lavoro dei Sol Invictus potrebbe rivelarsi una divertente guida turistica alternativa per scoprire una Londra diversa, fatta di streghe, brughiere maledette e roghi purificatori per riportare la capitale del Regno Unito al suo antico splendore (?) quale che esso fosse. Al servizio di questo alto traguardo, e per la seconda volta dei Sol Invictus, da segnalare anche la chitarra di Don Anderson.

Necropolis è uscito venerdì 23 per Prophecy.

Ascolta Necropolis su Spotify:

TRACKLIST:
1. Necropolis: Portal
2. Nine Elms
3. Old Father Thames
4. See Them
5. Serpentine
6. Still Born Summer
7. Brick Lane
8. Turn Turn Turn
9. The Last Man
10. The Garden Of Love
11. Kill Burn
12. Set The Table
13. Murder On Thames
14. Shoreditch
15. Necropolis: Egress

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