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Cosa hanno imparato gli scienziati dando ai delfini l'LSD

Forse, dopo tutto, la comunicazione tra animali ed esseri umani è possibile.
30 novembre 2017, 9:42am

Nel 1961, alcuni dei migliori scienziati del mondo si radunarono al Green Bank Observatory in West Virginia, casa del più potente telescopio al mondo e luogo natale della moderna ricerca di intelligenze extraterrestri. La riunione era stata indetta per discutere se valesse la pena rastrellare il cosmo alla ricerca di segnali di vita aliena. Il gruppo di lavoro si diede il nome di Ordine dei Delfini in onore di John C. Lilly, neuroscienziato che aveva passato la vita a prendere LSD e cercare di parlare ai delfini.

Solo un paio di anni prima Lilly aveva condotto la sua principale ricerca sulla coscienza e il cervello dei delfini. Aveva notato che il cervello di questi animali, infatti, era grande più o meno come quello degli uomini. E se erano intelligenti quanto noi, si chiedeva Lilly, saremmo stati in grado di parlarci?

Per questo Lilly aveva aperto il Communication Research Institute sull'isola di St. Thomas, dove insieme a un piccolo gruppo di colleghi avrebbe dato un contributo decisivo allo studio della comunicazione tra delfini. I suoi primi esperimenti, comparsi su Science, suggerivano che i delfini fossero in grado di imitare i pattern del discorso umano, e che la comunicazione tra le specie fosse dunque possibile.

Ma i metodi non ortodossi di Lilly potrebbero aver avuto un'influenza significativa sui risultati. Come spiegava in un articolo del 1967, usava somministrare dosi da 100 microgrammi di LSD ai delfini, essendo uno dei pochi ricercatori americani a cui era stata data l'autorizzazione a studiare il potenziale terapeutico della droga.

Lilly aveva notato che i delfini sotto LSD erano molto più vocali del solito. Aveva misurato questa attività tramite un "ciclo di lavoro", ovvero la percentuale di tempo che un delfino passava a vocalizzare in un minuto. Senza stimoli ansiogeni o altre stimolazioni, questo ciclo di lavoro nei delfini sobri poteva oscillare ampiamente tra lo zero e il 70 percento. Con i delfini sotto LSD, questo ciclo "non toccava quasi mai lo zero."

Allen Ginsberg, Timothy Leary, e John Lilly nel 1991. Foto via Wikimedia Commons

Lilly comprese i reali effetti dell'LSD vedendo la reazione del delfino alterato quando un essere umano o un altro delfino entravano nella sua vasca—a quel punto la vocalizzazione cresceva e rimaneva stabile al 70 percento per circa tre ore piene (durante le sessioni di controllo con delfini non in LSD le interazioni con altri delfini o esseri umani facevano aumentare il ciclo di lavoro solo al 10 percento). In altre parole, appena il delfino sotto LSD entrava in contatto con un altro mammifero intelligente, non smetteva più di parlare.

Nel suo articolo sull'LSD e i delfini, Lilly sosteneva che il suo lavoro avesse offerto importanti risultati sul possibile uso terapeutico dell'LSD, anche se non riuscì a dimostrare di poter stabilire una comunicazione con i soggetti. Piuttosto Lilly e i delfini comunicavano in un "linguaggio silenzioso", fatto di vocalizzazioni senza significato e contatto fisico.

"Ci dicevano quando non ci volevano in vasca, e quando volevano che entrassimo," sosteneva Lilly. "Lo facevano con gesti, testate, carezze, e tutto il vocabolario non verbale, non vocale. È un livello [_di comunicazione_] assolutamente primitivo, ma necessario per fare progressi su un altro livello."

E che dire dell'LSD? Lilly ricordava un risultato particolarmente significativo dei suoi esperimenti, che aveva come protagonista un delfino sopravvissuto a tre spari nella coda con un fucile da pesca subacquea. Il precedente proprietario del delfino aveva con l'animale, una femmina, una relazione molto intima, fino al traumatico incidente, ma "in seguito a quello, lei non permetteva a nessun essere umano di avvicinarsi." Era spaventata, e si spostava sempre sul lato più lontano della vasca quando qualcuno entrava.

Due anni dopo l'incidente, Lilly usò questo delfino come soggetto di controllo nei suoi esperimenti, e le iniettò 100 microgrammi di LSD.

"Quando si sono manifestati gli effetti dell'LSD, 40 minuti circa dopo l'iniezione, il delfino mi si è avvicinato," scrisse Lilly. "Non mi si era mai avvicinata. È rimasta immobile nella vasca con un occhio fuori dall'acqua a guardarmi per dieci minuti negli occhi, senza muoversi. Era un comportamento mai visto. Mi sono spostato per vedere se ci sarebbe stata una reazione ai miei movimenti [e] lei mi ha seguito lungo il bordo della vasca. Stava a un metro e mezzo da me, invece che a sei come prima."

Nonostante gli esperimenti di Lilly sulla comunicazione dei delfini furono da molti punti di vista un fallimento etico e scientifico, il suo lavoro ebbe un impatto profondo e positivo sul modo in cui pensiamo alle droghe, alla psicologia e alla comunicazione tra le specie. Grazie all'approccio "umanizzante" di Lilly all'intelletto dei delfini, ora questi sono riconosciuti tra le creature più intelligenti sulla terra, e questo ha dato il via a sforzi per la loro protezione e conservazione. Anche i ricercatori del SETI Institute, l'istituto di ricerca californiano per gli extraterrestri, stanno portando avanti il lavoro di Lilly investigando il modo in cui la comunicazione dei delfini e altri animali può aiutarci ad approntare un filtro per capire se un segnale radio dallo spazio abbia origine extraterrestre o meno.

Oggi, il campo della comunicazione tra uomini e delfini è vivo e in forma: ci sono macchine in grado di "tradurre" i versi dei delfini, e nuove ricerche hanno stabilito che i delfini hanno una complessità di vocalizzi che può fare concorrenza al linguaggio umano (nonostante l'esistenza di un vero linguaggio dei delfini, o delfinese, sia ancora oggi una materia controversa).

Comunque, il lavoro di Lilly con delfini e LSD aveva come limite il linguaggio, e questo permetteva di cogliere un significato anche dove le parole non sarebbero state in grado di farlo.

"La cosa importante per noi quando siamo con un delfino in LSD è che quello che vediamo non ha alcun significato nella sfera verbale," scriveva Lilly. "Il significato è tutto nel significato non verbale. È lì che sta il progresso che abbiamo compiuto. Siamo al di fuori di quello che potresti chiamare uno scambio razionale di idee complesse perché non abbiamo ancora sviluppato la comunicazione in quel modo particolare. Speriamo di riuscirci, alla fine, ma per ora accettiamo comunicazioni a ogni livello che possiamo raggiungere."

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