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Perché Vecchioni merita di vincere il Nobel per la letteratura

Dopo la notizia della possibile candidatura presentata all'Accademia di Svezia, facciamo luce sul giallo analizzando una serie di motivi inconfutabili.


Roberto Vecchioni ispirato. Foto via Flickr.

Perché l’hanno dato a Fo e Quasimodo

Cominciamo con la tradizione. A Stoccolma è evidente come non conoscano bene l’italiano. Anche Vecchioni se n’è accorto: "Mi sono chiesto, quante persone parlano in italiano? Lo 0,2 percento, più o meno. Qualsiasi italiano dovrebbe essere orgoglioso di questa cosa, perché la canzone italiana finalmente viene riconosciuta."

Il problema è che è proprio a causa di questa squallida percentuale che ci ritroviamo due Nobel incredibili. In Italia però i lettori medi non si curano di questi precedenti e credono che darlo a Vecchioni sarebbe come darlo a Pupo. Per Quasimodo nessuno alza la voce, e non perché ormai è andato o addirittura se lo sia meritato, ma perché pochi l’hanno letto e sanno di cosa stanno parlando. Il 45,6 percento dei lettori italiani legge tre libri all’anno: Saviano, Faletti e Peppa Pig.

Le percentuali sui lettori di poesie non sono neanche rilevabili, quindi chi è che conosce davvero Quasimodo e ha stabilito che è meglio di Vecchioni?

Il secondo ignobile è stato Dario Fo. Dario Fo ha perso completamente la testa, non parla più una lingua umana. Soltanto adesso abbiamo capito a cosa serve il suo grammelot: non a meritarsi il Nobel ma a spiegare cosa sia il Movimento Cinque Stelle.


Perché Vecchioni scrive le poesie

Se c’è qualcuno non pienamente convinto dell’errore di Quasimodo di cui sopra, e crede che Salvatore sia almeno un poeta, questo qualcuno forse non sa che Vecchioni ha composto poesie. Alzi la mano, a parte quelli di Stoccolma, chi ne ha letta anche soltanto una. Io l’ho fatto, era una mezza merda. Meglio comunque di Quasimodo.


Perché non è vero

La candidatura è una bufala, è in realtà una mossa promozionale da Nobel per il suo nuovo album Io non appartengo più, guarda caso uscito a due giorni di distanza dal verdetto di Stoccolma. Se poi questo non bastasse a conferirgli la massima onorificenza, il Giornale ci suggerisce un’ipotesi complottista suggestiva: "In un momento in cui la bandiera arancione di Pisapia sventola a mezz’asta, quale migliore operazione per ridare un po’ di smalto alla borghesia di sinistra meneghina?"



Perché potrebbe essere vero

Quando Vecchioni è stato ospite della trasmissione Che tempo che fa, Fazio ha rivelato che appena ha saputo della notizia della candidatura l’ha abbracciato commosso, perché aveva paura che "non sarebbe più stato suo amico." E Fazio in queste cose non sbaglia mai.

Vecchioni ha detto a proposito che quando si è sparsa la notizia della candidatura non ha ricevuto neanche una chiamata dai letterati o dagli scrittori, nessuno se l’è cagato, perché erano invidiosi; non si è chiesto se magari i letterati e gli scrittori, colti un attimo impreparati dalla sua candidatura, non abbiano ancora trovato il suo numero sulle pagine bianche per mandarlo affanculo.


Perché non è colpa sua

Alla fine di tutto Vecchioni non c’entra niente: "Che colpa ne ho? Mica l’ho chiesto io!" si giustifica con tenerezza. Tutto è nato da un articolo del giornalista Tiozzo che per primo ha parlato della nomination. "L’Accademia di Stoccolma ha preso attentamente in considerazione," scrive sul Corriere: "sia l’intera e ampia opera letteraria di Vecchioni, contrassegnata da temi filosofici profondi, sia la forza lirica e musicale delle sue canzoni."

Quando qualcuno gli ha chiesto da dove avesse preso la notizia, lui ha rivelato che l’accademia di Stoccolma gli ha fatto uno squillo per chiedergli chi volesse candidare. E lui ha proposto Vecchioni. Quando gli hanno spiegato che i Nobel non funzionano come l’Isola dei Famosi e che la candidatura non si fa col televoto Tiozzo ha staccato il telefono.


Perché l’ha già vinto

Vecchioni ha anticipato tutti con grande classe: "Non ho mai avuto l'idea di vincerlo, l'ho già vinto nella nomination." Vecchioni però ha vinto due volte: la prima con la sola nomination e la seconda con la stronzata da Nobel: "Sono contento che qualcuno se ne sia accorto. Forse ne sanno più a Stoccolma che in Italia." 


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