Nel suo ultimo libro, If Our Bodies Could Talk, James Hamblin, medico e senior editor dell’Atlantic, risponde ad alcune domande fondamentali sul corpo umano. Ecco le più importanti secondo noi.
Perché i capezzoli sono considerati “sessuali”?
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In Polonia, dove il topless è illegale, gli antropologi Agnieszka M. Zelazniewicz e Boguslaw Pawlowski hanno studiato a fondo la natura dell’attrazione verso il seno. Su una rivista accademica hanno scritto che “i seni grossi sono attraenti” per i maschi eterosessuali perché simboleggiano una migliore possibilità riproduttiva. I bambini non nascono dai seni, ma le donne con il busto forte e i senti grossi hanno di solito più ormoni associati alla fertilità. “I seni grandi possono anche essere indice di miglior corredo genetico,” scrivono gli antropologi.
Comunque, a quanto emerge dalla loro ricerca, non sempre più grosso è meglio. Per gli uomini i seni coppa C e D sono più attraenti di quelli A e B, ma anche più attraenti della coppa E. Gli antropologi pensano che, dato che la dimensione del seno aumenta durante la gravidanza e l’allattamento, “c’è la possibilità che seni troppo grossi segnalino che la donna non è fertile, al momento, e che quindi sia meno attraente, soprattutto per partner occasionali.” Sostengono anche che gli uomini potrebbero discriminare le donne con seni molto grandi per “la previsione di infedeltà”. Anche altre ricerche hanno mostrato che le donne pettorute sono considerate più promiscue e “sessualmente aperte”. Le donne con il seno più piccolo sono considerate più “morali” e umili, ma anche competenti, ambiziose e intelligenti. Altre ricerche ancora hanno stabilito che l’attrazione per i seni grandi è più arbitraria, addirittura in uno studio si trovava una correlazione col fatto che gli uomini fossero affamati o meno nel momento in cui esprimevano preferenze tra donne più o meno procaci. Quest’ultimo risultato sarebbe in accordo con l’ipotesi della scarsezza di risorse, secondo la quale uomini con minore accesso alle risorse primarie per il proprio sostentamento preferirebbero donne con seni più grandi.
Dopo aver passato a seno nudo per le strade di New York, Holly Van Voast mi racconta una verità più universale, e più stringata: “Ascolta, le tette piacciono a tutti. Sono attraenti. Ci insegnano a trattarle come figli. Siamo tutti programmati per amarle.” Nel raccontare di persone che si sono sentite disturbate dai suoi seni nudi in metropolitana o al parco, usa frequentemente il termine dissonanza cognitiva. La reazione peggiore l’ha avuta una donna con un bambino, che ha spinto Van Voast contro una barriera spartitraffico. “Mostrare odio nei confronti delle tette è assurdo. Non sono lesbica, ma le trovo affascinanti.”
Gli uomini che si indignavano, invece, facevano il paragone con il proprio pene. Qualcosa sulla falsariga di “Cosa penseresti se andassi in giro col cazzo fuori?” Van Voast è rimasta scioccata da quanto spesso venisse fuori questo paragone. L’equivalenza pene-tette è culturale, non certo anatomica; l’analogo anatomico sarebbe il clitoride. Ha poi capito che la sessualizzazione del seno è una proiezione della psicologia maschile. Con la sessualizzazione di ogni parte del corpo vengono l’imbarazzo e il pregiudizio, come risultato della soppressione della componente sessuale derivante. E questo ha effetti tangibili sulla salute. Per esempio, gli interventi di riduzione del seno sono più comuni di quelli di aumento del seno, e i loro effetti positivi sono noti: detensionamento del collo e delle spalle, miglioramento della qualità del sonno e della capacità di movimento. Però, a causa dello stigma sugli interventi al seno, molti sistemi sanitari non passano questo intervento. Per risolvere questa disparità, secondo Van Voast le donne non devono limitarsi a manifestazioni come Free The Nipple, ma piuttosto vivere a seno nudo. Anche se è un atto di coraggio. Le attiviste, dice, “sopportano di essere messe in ridicolo e molestate,” ma lei ha la forza che serve per affrontare la situazione. “Ho la capacità di reagire, e molte donne non ce l’hanno. Non so perché. Davvero. Sono la Turing delle tette.”
Ciononostante, nel 2013 ha lasciato perdere. La dissonanza cognitiva era insostenibile. Ha ottenuro un risarcimento da 77.000 dollari in una causa contro il NYPD per arresti ingiustificati e si è trasferita fuori città. “La nostra società è fatta di lotte di potere,” mi ha spiegato, “e andare in giro senza maglietta era solo un modo di renderle più evidenti.”
Perché il pene ha questa forma?
Perché il pene maschile sia così grande rispetto al clitoride, nonostante l’affinità di ghiandole e tessuti, è argomento di discussione ormai da tempo. Un libro che ha un po’ chiarito la cosa è Why Is the Penis Shaped Like That? di Jesse Bering, in cui viene descritta la cosiddetta Semen Displacement Theory o Teoria della dispersione del seme.
Come sa chiunque abbia mai aperto YouTube, molti animali sono dotati di pene. Non molti di loro lo spingono dentro e fuori con la forza e l’insistenza dell’essere umano, però. In parte questo uso dipende dalla tradizione, e in parte dal fatto che l’uomo è poco fantasioso. Ma in parte è una questione fisiologica. Perché dovrebbe essere bello, per gli uomini e le donne, questo movimento? Perché non facciamo come i leoni, che si limitano a inserire il pene nella vagina e rimanere totalmente immobili finché il pene fa la sua cosa da pene e deposita il seme? Il motivo potrebbe essere lo stesso che giustifica la forma del pene. Secondo questa teoria, la cappella, insieme alle spinte ripetute, servono a spingere il seme fuori dal canale vaginale. Perché? Per lo stesso motivo per cui i maschi fanno un sacco di altre cose: perché l’accoppiamento è uno sport agonistico. L’idea è che un altro maschio possa aver recentemente deposto del seme in quella stessa vagina. Allora il lavoro del maschio e del suo pene ha due lati: il primo è deporre il suo seme, il secondo è rimuovere quello altrui.
Se ci fosse bisogno di un argomento fisiologico contro la monogamia, potrebbe essere questa teoria. Che giustifica anche la fierezza per un grosso pene: spala meglio il seme altrui.
Lo psicologo Gordon Gallup della University of Albany ha testato il lato meccanico di questa teoria, usando peni prostetici. E sembra che funzioni. Ci si può chiedere se non è controproducente: alla fine uno potrebbe anche fare uscire il proprio seme, no? E invece è improbabile, perché nonostante molte allusioni della musica leggera al “far l’amore” per “tutta la notte”, la maggior parte delle erezioni se ne va subito dopo l’eiaculazione. E inoltre, è difficile ottenere un’altra erezione poco dopo l’orgasmo.
Se questa teoria si dimostrasse valida, il sonno e l’avversione a nuovi stimoli dei maschi dopo il coito avrebbero anche senso da un punto di vista riproduttivo. Il maschio a quel punto deve tenere il suo pene-rimuovi-sperma lontano dal deposito appena effettuato. Meglio dormire.
Quando l’eiaculazione è davvero precoce?
La durata media del rapporto sessuale umano è compresa tra i tre e i 30 minuti, e di solito finisce con l’uomo che eiacula ed entra in stato letargico. Altre specie non hanno bisogno di tanto tempo: ai leoni ci vuole meno di un minuto. Alle marmotte non più di cinque secondi, perché poi devono tornare a cercare cibo e proteggere le proprie famiglie dagli uccelli predatori.
Ma allora la selezione naturale non dovrebbe favorire quelli che depositano “il bene” più in fretta? Se dobbiamo credere alla Teoria di dispersione del seme come spiegazione per l’assurda forma e dimensione del pene umano, una “sessione” più lunga potrebbe dipendere dall’istinto inconscio di ripulire il canale vaginale. E solo una volta che questo è libero depositare il proprio seme. Alan Dixson, professore di biologia alla University of Wellington, ha indicato questa teoria come esplicativa della predilezione umana per il sesso duraturo con “pattern di spinte forti.”
Perché gli uomini non hanno orgasmi multipli?
Sono andato a Charleston, in South Carolina, dove gli scienziati erano riuniti per l’International Society for the Study of Women’s Sexual Health 2016. Questi scienziati sono coloro che fanno evolvere la conoscenza su quello che amano chiamare “il piacere femminile”. E anche se non vogliono essere di parte, ci hanno tenuto a far notare che la contrazione di un muscolo sul pavimento pelvico non è il solo elemento che rende piacevole il sesso, per le donne. La ricercatrice Debby Herbenick del famoso Kinsey Institute ha assicurato anzi che le donne possono provare sensazioni piacevoli anche senza l’orgasmo.
È stato Alfred Kinsey in persona che nel suo libro del 1953 Sexual Behavior in the Human Female ha notato per primo che la maggior parte delle donne possono avere orgasmi multipli. Per la comunità scientifica del tempo, composta soprattutto da uomini, fu una rivelazione. Virginia Johnson e William Masters della Washington University di St. Louis portarono poi prove pratiche. In laboratorio, alcune donne stimolate con un vibratore raggiungevano più orgasmi nel giro di pochi minuti. Alcune arrivavano a quota 50.
Lo Study of Women’s Sexual Pleasure durò tre anni e coinvolse 2.000 donne, richieste di rispondere a domande specifiche sulle proprie abitudini sessuali. Ne venne fuori che il 47 percento aveva orgasmi multipli. “Quello che pensiamo è che siano in realtà di più,” mi ha spiegato Herbenick. “Ma spesso dipende dal partner. Alcune invece diventano troppo sensibili per continuare dopo un orgasmo. E altre ancora si sentono ‘sazie’ dopo uno.”
Dopo il primo orgasmo, mi spiega, molte donne usano tecniche diverse per arrivare al secondo. Dato che la sensibilità cresce moltissimo dopo il primo, riproporre la stessa sensazione può essere spiacevole o addirittura doloroso. È un errore pensare che una donna non possa avere orgasmi multipli solo perché li ricerca in modo diverso. Il secondo, il terzo, o l’ennesimo orgasmo non sono il frutto di maggiore intensità nel rapporto, ma di pressioni diverse o movimenti più lenti. Se per le donne questo è normale, per gli uomini è normale invece avere un periodo refrattario. Ci sono però, mi dice Herbenick “pochissimi uomini” che “possono mantenere l’erezione ed eiaculare a ripetizione.” In questi casi, però, la quantità di sperma decresce esponenzialmente. Non sono eiaculazioni funzionali, ma legate all’orgoglio o alla ricerca del piacere. Non c’è nessun motivo biologico per cui un uomo possa venire a ripetizione. Il corpo non ha capacità di immagazzinare più di un “carico” di sperma alla volta. Nel corpo, lo sperma muore e muta velocemente. I testicoli stanno fuori dal corpo perché lo sperma può essere prodotto solo a temperature un po’ inferiori a quelle del corpo umano. Una volta prodotto, può essere conservato solo in piccole quantità e vive solo un paio di giorni. Perciò, perché dovresti avere orgasmi multipli se solo il primo può dare una gravidanza? Il vero fattore limitante è la vita degli spermatozoi. Ragazzi, se volete orgasmi a mitragliatrice, dovevate creare un sistema migliore per conservare lo sperma. Magari c’è spazio per un terzo testicolo attaccato al perineo? Non lo so, aspetto che qualche capitalista ci pensi.
Le donne, che non hanno il problema della conservazione dei gameti—gli ovuli sono lì, al loro posto, fin dall’infanzia—dovrebbero poter venire senza sosta. Purtroppo, lamenta Herbenick, non sempre succede. La differenza più comune tra le donne con una vita sessuale florida e quelle che non ce l’hanno è più spesso sociale che fisica. Le donne che si sentono di poter parlare tranquillamente con il proprio partner sono di solito più soddisfatte. E secondo lo studio le donne che sono in grado di dire al proprio partner cosa vogliono hanno otto volte—otto volte—più possibilità di avere una relazione felice. Otto. Volte. Una cultura in cui il piacere sessuale è tabù non può nemmeno dare vita a una società in cui la famiglia è un’istituzione sana. “Parlare del piacere sessuale è dare spazio alla famiglia,” sostiene Herbenick.
Questo brano è estratto da If Our Bodies Could Talk by James Hamblin Copyright © 2016 di James Hamblin. Pubblicato per gentile concessione di Doubleday, The Knopf Doubleday Publishing Group, Penguin Random House LLC.
Tratto da Tonic.