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La missione per clonare il mammut lanoso

Abbiamo sfidato il freddo siberiano per andare a vedere come si clonano gli animali preistorici.
27.4.15

​Da quando gli scienziati hanno capito di poter clonare pecore, cani, mucche e persino volpi, la tecnologia per de-estinguere il mammut lanoso è così vicina che possiamo sfiorarla. Se siamo o meno in grado di clonare un mammut è in realtà la domanda facile, quella difficile è: dovremmo?

Man mano che il ghiaccio sulla Terra si sgela a ritmi sempre più veloci, le carcasse di mammut congelati emergono dal permafrost siberiano. Una volta trovati, vengono scongelati, e il sangue perfettamente conservato cola fuori, una possibilità per gli scienziati di trovare una cellula viva di mammut preservata. Se le cellule adatte fossero trovate, il succo dell'animale preistorico sarebbe inserito in un ovulo di elefante, e impiantato in un elefante asiatico surrogato, che partorirebbe una bestia ibrida elefante-mammut.

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Alcuni sostengono che questa cosa non accadrà prima del 2045. Alcuni dicono più tardi ancora. Altri dicono mai. Per andare a fondo di questa impresa scientifica, siamo andati a Seoul, Yakutsk e Mosca per seguire il viaggio del mammut verso la possibile resurrezione, e incontrare gli esponenti più importanti della clonazione, che desiderano così tanto de-estinguere certe specie mai dimenticate.

In poco meno di un mese, abbiamo fatto il giro del mondo. Ci siamo fermati in posti dove ci sono robot che possono indovinare in che modo caghi, e in posti dove le pelli d'orso non sono semplicemente una questione di stile a Bushwick, ma una necessità.

Abbiamo viaggiato da Seoul a Yakutsk, in Siberia: un luogo conosciuto per i gulag, la vodka, e la gente del posto dura come la pietra. È una città così dispersa che i mammut lanosi congelati dai tempi dell'Era Glaciale sono in realtà vicini. Essere canadese non ti prepara per niente a un posto dove si raggiungono i -60°C e dove colossali statue di bronzo di Lenin portano barbe di giacchio nove mesi all'anno.

Ho capito che che stavamo per subire un discreto shock culturale quando, poco prima di salire sull'aereo per le steppe russe, una hostess dall'aria calorosa ci ha chiesto (in russo): "Perché cazzo state andando a Yakutsk?"

Ma si è rivelato essere un posto meraviglioso, con persone incredibilmente calorose che vivono in una giungla congelata—somigliava molto al Canada, a dirla tutta. Una gita per un mercato del pesce pieno di creature dall'aria preistorica, il sushi di luccio ghiacciato, e i cani selvatici mi hanno convinto: voglio trasferirmi là.

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Ovviamente, eravamo lì per i mammut. Ma non abbiamo potuto evitare vodka e follia quando abbiamo scoperto l'esistenza di un particolare mercato grigio—in cui l'avorio di mammut viene spedito in Cina e altrove da associazioni mafiose minori, dove è lavorato per farne doni tradizionali. In alcune delle fabbriche che intagliano l'avorio, che puzzavano di sfruttamento non poco, gli artisti stavano tutto il giorno seduti a modificare artefatti che dovrebbero stare allo Smithsonian.

Allo stesso tempo, i corpi dei mammut trovati dai cacciatori d'avorio in queste zone sperdute, erano intatti al punto che gli scienziati della Corea del Sud li usavano per cercare di clonare le antiche bestie. Ho lavorato con uno scalpello su una cosa che sembrava una bacchetta da batterista a dimensione di mammut uscita da una puntata dei Flinstone, e sono rimasto sconvolto. Perché mi era permesso di mettere mani ad un esemplare incontaminato, vecchio di tipo 40.000 anni? Perché ero in Russia, ecco perché. Non fate domande.

Anche la Corea del Sud è stato un viaggio strano. Se la Russia ha logorato i miei nervi, la Corea del Sud mi ha stranito. In un giorno solo ho visto sette vitelli che erano in realtà lo stesso vitello, un uomo adulto infilare un pugno dentro una mucca e ingravidarla con una siringa piena di embrioni clone, e due adorabili cuccioli di volpino chiamati Michael e Jackson—che erano geneticamente lo stesso cane.

In tutta questa follia, ho trovato il tempo di sparare ai lati delle autostrade russe, ho avuto un'intossicazione alimentare da cervello di granchio crudo, ho ballato nel vodka bar di un museo con un rinoceronte lanoso perfettamente intatto (sì, sono esistiti anche quelli) che marciva lì vicino, e ho guardato un cane clonato provare un certo interesse per la sua non proprio mamma.

In breve, è stato un viaggio non da poco, e spero che vi godiate il documentario che ne è risultato. Come hanno dimostrato Michael e Jackson, la clonazione è qui, ed è già una faccenda commerciale. Ma i cani sono un discorso. Clonare un mammut è un altro, e una sola cosa è certa: grazie ad una catena di fornitura di mammut internazionale, un sacco di scienziati tenteranno l'impresa.