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"Non puoi troncarmi un rock": gli Skiantos più inascoltabili

Freak Antoni e la sua band avevano già raggiunto il picco di demenza prima del 1977, come dimostra la ristampa del loro primo demo "Inascoltable".

di Demented Burrocacao
18 aprile 2017, 9:53am

Album Non Album è la nuova rubrica di Noisey in cui analizziamo e portiamo alla luce dischi mai usciti, usciti postumi, usciti in modo non ufficiale, dischi che dovevano uscire ma poi chissà che fine hanno fatto... Insomma, album che non dovrebbero esistere e invece eccoli qua. Album o non album? È questo il problema.

L'album con il quale inauguriamo questa rubrichetta è fresco di ristampa: trattasi di Inascoltable degli Skiantos, da poco licenziato in vinile dalla premiata ditta Goodfellas/Spittle. Tutti lo conoscono come il primo lavoro della band che ha di fatto, se non inventato, definito il rock demenziale in Italia: ma a dire il vero gli Skiantos come li conosciamo noi qui non ci sono. E, da proverbiale titolo della rubrica, non si tratta neanche di un vero album: per questo siamo qui, ragazzi. 

Ma vediamo nel dettaglio di che si tratta: nel '77 alcuni ragazzacci si ritrovano in una cantina bolognese a registrare e cominciano a fare delle lunghe jam sparando cazzate e testi che potremmo dire improvvisati su un canovaccio, partendo da un titolo o da una suggestione ("Permanent Flebo", "ripigliati" in gergo da bar, "Sono Rozzo Sono Grezzo", ecc.). Non c'è un chitarrista diciamo di riferimento, ce ne sono tre (!); i cantanti sono ben cinque (!!!) e neanche uno intonato, tutti che ululano liriche inconsulte; il batterista cade quasi dal cielo, come confessa lo stesso Jimmy Bellafronte: "Abbiamo scoperto che non avevamo un batterista, e alla fine ne abbiamo recuperato uno, che siamo andati a svegliare a casa sua, un professionista che non avevamo mai visto prima e non abbiamo mai visto dopo". Insomma, non c'è neanche una band.

Ma il bello di Inascoltable è proprio questo, è la prima pietra focaia della carriera degli Skiantos, è come accendere un motore, come buttare legna nel camino quando ancora bisogna appiccare la brace. Nonostante il gruppo fino a quel momento avesse una sigla meno fruibile e più "prog", ovverosia Freak Antoni e la Demenza Precoce, e fosse di base più nella testa dei fondatori che reale, anticipa le smagliature mentali del punk già nel '72, con l'embrione di "Makaroni", traccia-simbolo presente in questo album. Gli Skiantos non partono quindi come emuli di qualche suono inglese, ma proprio per i fatti loro. Solo per coincidenza esplode il punk nel momento in cui il progetto Skiantos si prospetta fattibile, e trova dei solidi compagni di merende nei concittadini Centro d'Urlo Metropolitano, che invece importavano – ovviamente a modo loro - un look e un'attitudine anglosassone, con borchie, pelle e ammennicoli, annessi a un approccio sul palco di rottura (diventeranno a breve i grandissimi Gaznevada). 

L'altra cosa fondamentale e—se vogliamo—ancora attuale a livello di produzione fisica della musica, è che Inascoltable esce in cassetta, un formato allora e oggi povero ma di sicura presa popolare, mettendo le basi per la futura celebrità underground dell'etichetta Harpo's Bazaar, che poi si trasformerà nell'osannata Italian Records. Freak Antoni, il carismatico leader degli Skiantos, li contatta con l'idea di produrre qualcosa che suoni volutamente "come capita", e trova subito in loro una sala d'incisione a disposizione e terreno fertile. La cassetta, prodotta in tiratura limitata, una volta uscita va a ruba in poco tempo. Il prodotto non è tanto il demo di un disco, ma piuttosto il demo di una band e per questo già di per sé rivela un aspetto innovativo e irripetibile. Se non fosse andata esaurita forse gli Skiantos non avrebbero neanche continuato, chi può dirlo? Fatto sta che la prima edizione in vinile di Inascoltable la avremo solo nel 1979, quando oramai gli Skiantos sono una certezza della nuova onda italiana e quindi, per questo, forse già troppo codificabili e codificati.

Anche perché la musica di Inascoltable, se così vogliamo chiamare delle session basate più sul "pestone" che sulla tecnica, sul "suoniamo insieme e vediamo che ne esce", con musicisti che letteralmente non sanno tenere gli strumenti in mano, è effettivamente la cosa più genuina e free form che gli Skiantos abbiano mai fatto nella loro storia. Del punk a livello sonoro non c'è vera e propria traccia, ma l'attitudine è quella: suoniamo e chi se ne frega. 

Musicalmente, e questo è un paradosso, si tratta di qualcosa ancorato alla tradizione del rock bolognese, che come ben diceva proprio Freak Antoni, vedeva fra i suoi antesignani (pensa te…) "i Judas e i Pooh: c'era la guerra con questo gruppo duro, i Judas, e i Pooh che invece facevano cose molto soffici. Solo che i fan dei Judas erano molto più agguerriti, venivano dal quartiere San Donato, che è un quartiere molto proletario, e insomma i fan dei Pooh di solito le prendevano. Era un po' la rivalità Beatles-Rolling Stones trapiantata qui in Italia". Ragion per cui dagli Skiantos esce fuori una specie di "punk blues italiano" inedito, un rockaccio da dopolavoro operaio (nonostante esca dalle menti di studenti del DAMS) in cui la durezza dei Judas (che forse proprio grazie all'effetto Skiantos cercheranno di riciclarsi punk nel '78 con un disco dal titolo inequivocabile) e la sofficità dei Pooh si uniscono in un pentolone che però ha tutta quella magia dell'improvvisazione radicale e della sensazione di straniamento per il quale ognuno va per i cazzi suoi. Caratteristica, questa, tipica di capolavori assoluti dell'assurdo quali i dischi delle Shaggs o dei Godz, o addirittura quelli di Paska, a cui gli Skiantos sono affini per spirito weirdo e per l'assoluto sberleffo delle regole costituite: sberleffo non del tutto cercato, ma insito più che altro nel tentativo di darsi a un nuovo linguaggio spontaneo e inafferrabile. 

In effetti, più che il primo disco punk italiano, Inascoltable è forse uno dei primi dischi orientati alla "outsider music" in Italia, in cui la follia e la demenza testuale sono un modo per bucare il muro degli anni di piombo che esploderanno a breve in tutta la loro violenza. Brani come "Tutti Fatti" o "Spacco Tutto" o "Io Te La Do Su", con pochi versi ripetuti in loop e una capacità linguistica pari alle rime baciate dei bambini di due anni, fanno dei limiti una forza di una freschezza eccezionale, tanto che alla fine ti chiedi perché molti ancora oggi si concentrino nello "scrivere testi" quando poi magari il risultato sono le canzoni di Ligabue. 

Racchiudere il disco in un genere specifico è per questo piuttosto riduttivo, c'è il rock e l'anti-rock, la musica e l'anti-musica, un'aura proto-noise nell'approccio, una predizione dell'attitudine hardcore, c'è la sensazione che si faccia un tipo di roba che poi, nei fatti, risulta una versione fallita di ciò che si ha in mente. C'è, probabilmente di straforo, anche l'influenza del cabaret, di personaggi equivoci come i Brutos, di ironici mattatori come Gaber e Jannacci che già in qualche modo cercavano di sovvertire le regole della comunicazione canzonettara del Bel Paese. 

Con un'operazione, più che dadaista, chiaramente "infantilista" e nichilista, i nostri eroi scrivono testi assolutamente antitetici alla retorica dell'epoca, quella per intenderci di protesta o (male che vada) degli Inti Illimani, risultando, per quanto completamente deliranti e sfasati, la cosa più politica mai letta su disco. Si legge nelle ricchissime note di copertina della ristampa: "Dietro gli slogan del movimento del 77, forse, la voglia di combattere è minore di quanto sembri e l'aggressività mostra già la tendenza a rigirarsi all'interno". E quindi i testi allucinati degli Skiantos sono lo specchio di una situazione che sta perdendo il controllo e perdendosi nel controllo, nella sua ansia di realtà e realismo si sta trasformando in una vera e propria cretinata. A quel punto, chiunque non fosse nell'area del pensiero postsessantottino dominante diventava automaticamente un fascista, un malato di mente da rinchiudere: la miopia dell'epoca non riusciva a individuare che, invece, la new wave italiana avrebbe corretto anche la politica, come la sambuca in un caffè, smontandone la rigidezza paranoico-autoritaria e portando alla luce i cortocircuiti all'interno del movimento stesso, a volte insanabili. 

Il movimento del '77, infatti, dopo aver fatto saltare il coperchio della pentola, si sfalderà molto presto, dando ragione ai neo punks, ma dalle sue macerie nascerà una spinta creativa che rivoluzionerà il costume italiano con un impatto tale che ancora si rimpiange: la "demenza" non è altro che bucare le gabbie del già detto, del già sentito, della retorica del faremo su quella del fare, qualsiasi sia il risultato. 

Inascoltable in questo senso è un manifesto d'intenzioni, che porta le urgenze concettuali su un piano popolare che è quello della "cagnara", dell'azione diretta (ben riassunto nella pluricitata performance del cuocere la pasta sul palco, oramai entrata nella storia degli Skiantos). Altro aspetto decisivo è l'aspetto produttivo della cassetta: un disco registrato in una notte e missato durante la mattina successiva, al volo, senza ripensamenti se non quelli registrati "in diretta" ascoltabili proprio nei brani, con le false partenze e i problemi tecnici elevati a concetto estetico in un iperrealismo brutale che però parla anche alle vite quotidiane di noi tutti, sempre alle prese con cagamenti di cazzo fra i quali fare slalom e che tentiamo invano di piegare a nostro favore. La copertina poi è iconica, semplicissima ma teppista, in linea con Frigidaire e compagnia cantante. 

Insomma, gli Skiantos danno il La a quello che molte band di giovinastri più avanti faranno, con mezzi di fortuna, producendo demo tape e CD-rom a tappeto, tanto che probabilmente l'estetica DIY/Lo-Fi italiana che ha attraversato la fine degli anni Novanta ha negli Skiantos degli illustri predecessori (e a dirla tutta, prima di Sid Sings, il disco postumo di Vicious totalmente marcio e registrato letteralmente col culo, gli Skiantos avevano già detto il dicibile). Quello che venne dopo (la doppietta MONOtono e Kinotto) sarà sì fondamentale, ma nessun altro disco sarà davvero inascoltabile come questo. Forse perché, com'è giusto che sia, la prima è sempre buona poi subentra il mestiere. Quello che è certo è che "Non puoi troncarmi un rock" oggi non è una canzone, ma un dato di fatto.

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