Nel saggio intitolato Simians, Cyborgs and Women — The Reinvention of Nature, pubblicato nel 1991, la filosofa e femminista Donna Haraway rivendica la dimensione politica e narrativa del cyborg: da figlio di una cultura capitalista e militare a nuova chimera umana, un ibrido di organismo e macchina che altro non è che "la nostra ontologia," scrive.Ma il cyborg non è l'unico concetto di cui Haraway si riappropria nelle sue opere: termini come tecnologia, scienza e natura vengono fatti oggetto di una nuova narrazione, un discorso che vuole decostruire la contrapposizione che li vede come opposti. "Nella tradizione della scienza e della politica occidentale," scrive Haraway, "[…] la relazione tra l'organismo e la macchina è sempre stata una guerra di confine."Riscrivere questi concetti, inventare un racconto che, anziché funzionare per dicotomie, "tragga piacere nella confusione tra i confini, e si prenda la responsabilità della loro costruzione," diventa una pratica necessaria oggi più che mai, in un mondo in cui la tecnologia permea ogni istanza del reale in modo profondo.Continua a leggere su Motherboard: Perché dobbiamo cambiare il modo di raccontare la realtà per sopravvivere
