Il tempo è un attributo essenziale della fotografia, dal tempo di chiusura del diaframma al concetto di "momento decisivo" del grande fotografo Henri Cartier-Bresson. Yota Yoshida, uno street photographer di Tokyo, porta le idee di tempo e di temporalità ad un livello metafisico nel suo nuovo progetto "from somewhere, to elsewhere".Ispirandosi a Jorge Luis Borges, Paul Gauguin ed all'idea di circolarità della vita derivata dalla filosofia buddista il progetto si sviluppa attorno a tre percezioni separate del tempo: quella di chi guarda, quella del fotografo, e quella del soggetto. "Le persone fotografate, io che scrivo e tu che stai guardando le fotografie esistiamo allo stesso momento nei nostri rispettivi tempi" racconta Yoshida a Creators.
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"Per me 'tu' sei il futuro, il presente del quale posso solo immaginare. Probabilmente percepisci il soggetto fotografato e me come appartenenti ad un altro tempo. In questo senso, il progetto è come una lettera da parte mia e loro a voi che siete 'altrove' in questa storia."
Mentre Tokyo è conosciuta ai più per l'abbondanza di insegne luminose e il sovraffolamento, Yoshida trasforma l'estesa metropoli in storie di solitudine suburbana. Gli anziani fissano intensamente fuori dalla finestre di un palazzo, si godono un austero picnic in solitudine o gesticolano animosamente su una panchina in un parco.I passeggeri della metro sembrano spettri sconfitti dalla vita cittadina, curvi e senza speranza. Sprazzi di esseri umani in giganteschi ambienti urbani che sembrano quasi aver perso tutto. Perfino i cani e i cavalli vengono trasformati in strane incarnazioni cariche di depressione ed ansia, come ad aver ereditato la sindrome umana della paranoia.
Lungo tutto il progetto che consta di più di trenta scatti, solo in due casi i soggetti guardano direttamente in camera, in ogni altra immagine gli sguardi sono distolti e assorti. Sebbene la maggior parte dei soggetti siano persone adulte, gli unici a guardare in camere sono due bambini, da dietro un vetro."Guardandoli ho rivisto il mio sguardo infantile" spiega il fotografo. "Inarnano una varietà di emozioni preoccupate dallo scorrere inesorabile del tempo, proprio come il sentimento di solitudine che provavo da bambino. Ho pensato che queste due fotografie che aprono il progetto permetteranno a chi guarda di immaginare e di fantasticare sulle storie che queste immagini nascondono."
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"Sono interessato alla relazione che si instaura a partire dalla linea dello sguardo, piuttosto che alla tensione che si ha quando si guarda dritto negli occhi un soggetto fotografato" aggiunge Yoshida.
"Credo che le relazioni che nascono tra chi guarda qualcosa e chi non sta guardando niente sono molto importanti."
"Credo che le relazioni che nascono tra chi guarda qualcosa e chi non sta guardando niente sono molto importanti."
Guarda from somewhere, to elsewhere e altri scatti di Yota Yoshida sul suo sito web.