Negli anni Cinquanta, il matematico e pioniere dell'informatica Alan Turing sviluppò il modello reazione-diffusione collegabile alla morfologia—ovvero la branca della biologia che studia l'aspetto esteriore di un organismo. Usare la morfologia per produrre arte non è una novità, ma sembra che sia molto in voga citare Turing come fonte di ispirazione.
Basandosi sul modello di morfogenesi di Turing, RSMSTI 2 e altri set di Mc Cabe sono il risultato di centinaia di immagini piene di pattern colorati, psichedeliche e frattali nel vero senso della parola.Le prime analogie che mi vengono in mente—anche se non sono digitali—sono i dipinti alla psilocibina di Fred Tomaselli, e anche le opere di Steven Charles. Charles, che è cieco, accumula colori sulle tele per anni, creando immagini che sembrano a 8-bit e quasi biologiche. Anche se forse non lo fa apposta.
L'influenza di Turing su McCabe, comunque, è evidente—soprattutto a livello cellulare. L'interesse verte non tanto sull'impatto generale della morfologia, ma sulle sue ripercussioni microscopiche. McCabe, quindi, replica la biologia attraverso il digitale, usando algoritmi generativi che creano immagini morfogenetiche.