"Fantafascismo!" - Breve storia della fantascienza fascista in Italia
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"Fantafascismo!" - Breve storia della fantascienza fascista in Italia

L'Italia prima potenza mondiale, gli ologrammi dei Duci passati, il Mondo dell'Arcobaleno: tutto questo è il fantafascismo—la fantascienza scritta dai fascisti italiani
24.2.17

Parlando del futuro, la fantascienza ha sempre raccontato le idee e i desideri dei suoi autori e della società in cui vivevano—e per questo è sempre stata politica. Così abbiamo avuto la distopia burocratica di George Orwell, quella ultracapitalista di William Gibson, i mondi anarchici di Ursula Le Guin, il connettivismo di Valerio Evangelisti e l'ucronia nazista di La svastica sul Sole di Philip K. Dick.

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Allo stesso tempo, era inevitabile che esistesse anche una fantascienza "di destra." Autori come Robert Heinlein e John Murray Reynolds fanno delle loro idee razziste e maschiliste dei tratti fondamentali delle loro opere, mentre le fantasie militariste che stanno dietro a un classico del genere come  Starship Troopers sono piuttosto evidenti. E nel 2015 con un testo di questo tipo Vox Daly—un fondamentalista battista, razzista e maschilista e tra gli autori di culto dell'alt-right—è arrivato a vincere il Premio Hugo, il più importate premio internazionale di fantascienza.

In Italia questo filone di fantascienza di destra ha un suo corrispettivo nel fantafascismo—la corrente letteraria che comprende tutte le opere di narrativa e saggistica a tema fantascientifico e ispirazione fascista scritte, appunto, da fascisti. Per quanto sia pur sempre fantascienza, sono opere da cui emergono tutte le caratteristiche più classiche dei fascisti classici—dalle idee razziste e totalitarie, al perenne nostalgismo, alla loro incapacità di rendersi conto che sono ridicoli.

A coniare il termine "fantafascismo" è stato lo studioso, seguace di Julius Evola e militante neofascista Gianfranco De Turris.De Turris, che ha lavorato per la casa editrice Fanucci e scritto diversi articoli e saggi di critica letteraria, è la figura centrale intorno a cui orbita tutta la corrente, tanto che molti dei romanzi fantafascisti hanno prefazioni firmate da lui—così com'era firmata da lui la prefazione del romanzo La chiave del caos di Gianluca Casseri, il simpatizzante di CasaPound che nel 2011 uccise due immigrati senegalesi, Samb Modou e Diop Mor

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Nel 2000 l'editore di destra Settimo Sigillo ha pubblicato Fantafascismo!, un'antologia curata da De Turris che un po' il manifesto del genere. In un articolo apparso su Le Monde Diplomatique in occasione dell'uscita del libro, lo scrittore Valerio Evangelisti l'ha definito un semplice inventario di "fantasie fasciste." "In Italia [la fantascienza] non è solo una metafora critica del presente. È una sottocultura che avanza mano nella mano con il ritorno di un'ideologia terribile. Dopo essere rimasta chiusa fuori dalla cultura mainstream italiana per anni, l'estrema destra ha usato la fantascienza, che allora era un genere letterario snobbato, per rientrare dalla porta di servizio."

In effetti, i racconti contenuti in Fantafascismo! lasciano pochi dubbi sulle reali intenzioni dell'opera: in "Canto d'Appennino" la guerra partigiana prosegue a oltranza e i fascisti, costretti a darsi alla macchia, diventano le vittime; "La morte del Duce" è un resoconto agiografico del funerale di Mussolini che nel dopoguerra è rimasto al potere in un'Italia che è l'unico baluardo nello scontro tra capitalismo e socialismo; "Italia mondiale" presenta Galeazzo Ciano, ormai diventato Duce, alla prese con un golpe antifascista durante la finale Italia-Germania dei mondiali del 1982. Ed è eloquente anche il titolo della postfazione che chiude la raccolta: "Se quel 10 giugno fosse andato diversamente…" Il 10 giugno 1924 è la data del delitto Matteotti.

Già da questi titoli risulta chiaro che a livello di tematiche l'ossessione numero uno dei fantafascisti è l'ucronia sul Ventennio. Già nel 1950 Marco Ramperti, scrittore già noto per le sue affermazioni antisemite e per l'adesione alla Repubblica Sociale, aveva pubblicato un romanzo di questo tipo, intitolato Benito I Imperatore. Ancora una volta, la premessa era la vittoria della guerra da parte di Mussolini grazie alla bomba atomica sviluppata a Salò in anticipo sugli americani. Anche se il resto del romanzo è di poco conto—si tratta solo di una serie di "vendette" cartacee contro tutti coloro che l'autore ritiene responsabili della rovina della Patria—è sicuramente un precedente noto a tutti i fantafascisti.

Ma l'opera probabilmente più nota del filone è Occidente di Mario Farneti, una trilogia ucronica in cui il "what if" è il mancato intervento militare dell'Italia fascista al fianco di Hitler nella seconda guerra mondiale. Da questo deriva che: Hitler viene ucciso nell'attentato del 1944, gli Alleati vincono e si ritrovano poi a combattere Stalin che ha invaso l'Europa facendo scoppiare la terza guerra mondiale. L'Italia fascista intanto è l'unica potenza occidentale a non essere indebolita dalla guerra e grazie a Enrico Fermi si dota per prima della bomba atomica testandola nel deserto della Libia. Con l'atomica il Duce guida l'Occidente e sconfigge i sovietici. Anni dopo è l'Italia a mandare il primo uomo sulla Luna.

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La vicenda del romanzo è incentrata sulle vicende di Romano Tebaldi, un soldato italiano impegnato a combattere in Vietnam al fianco degli Stati Uniti. Toccherà a lui salvare l'Impero Italiano da una rivolta monarchica a guida Savoia. Alla fine i monarchici vengono sconfitti e il Duce, poco prima di morire, proclama la nascita della Repubblica Sociale Italiana—la cui reggenza viene affidata a un triumvirato in cui rifulge Giorgio Almirante.

Gli altri due romanzi della trilogia sono ancora più assurdi. Nel secondo, Attacco all'Occidente, ambientato nel 1992, una milizia islamista conquista Roma e proclama la nascita di un Califfato in Italia grazie a un'arma che neutralizza i dispositivi elettrici—una versione del raggio della morte di Marconi. Il governo fascista, di cui ora Romano Tebaldi fa parte, va in esilio a Salò e da lì organizza la resistenza—con l'aiuto di un contingente di volontari guidati da Pinochet. Alla fine del libro gli invasori vengono scacciati e Benito Tebaldi, figlio di Romano, diventa il nuovo Duce.

L'ultimo capitolo della trilogia, Nuovo attacco all'Occidente, si svolge nel 2012. L'Italia è la prima potenza mondiale e guida un Commonwealth di colonie, mentre nel frattempo sono successe altre cose normalissime e plausibili, tipo l'invenzione di internet da parte del regime fascista o Andreotti che diventa papa con il nome di Giulio IV. Per una serie di epidemie e disastri naturali il governo comunista cinese cade e un'orda di cinesi inizia a migrare verso l'Europa per conquistarla: Benito Tebaldi la respinge e muore in battaglia, il fratello Italo sale al trono del ricostituito Impero Romano d'Occidente. Nel frattempo, una serie di terremoti e catastrofi fa inabissare la California e riduce il mondo a un deserto post-atomico.

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Criticato, Farneti ha nascosto il ridicolo delle sue fantasie dietro l'ironia—accusando i suoi detrattori di non saper "cogliere l'ironia implicita nel testo." Ma come ha scritto a riguardo lo scrittore di fantascienza Vittorio Catani, "non l'autore, ma il lettore è l'unico a dover individuare l'ironia, se c'è." Riguardo al racconto "Occidente" da cui è stato tratto il primo romanzo di Farneti, Catani ha detto che gli "è parso ben scritto, ma senza alcuna ombra di ironia." Anche Gianluca Casseri era dello stesso avviso: in un articolo originariamente scritto per il sito di CasaPound parlava della trilogia di Farneti notandone il tono tutt'altro che ironico.

Un'altro esempio di ucronia fantafascista è  Gli anni dell'aquila. Cronache dell'Ur-Fascismo 1922-2422, scritto dal giornalista del Secolo d'Italia Errico Passaro e con una prefazione di Gianfranco De Turris. Il romanzo immagina una dittatura fascista, ma guidata da D'Annunzio, e che ancora una volta prospera grazie alla neutralità mantenuta durante la guerra.

Come ha fatto notare Emiliano Marra in Ucronia e propaganda nella narrativa italiana e nella sua tesi di dottorato, il romanzo cade più volte in "situazioni involontariamente comiche." Tra queste c'è una scena in cui il 90enne Julius Evola sfida il regime e guida una carica di cavalleria, scritta con un linguaggio che vorrebbe riprendere lo stile di Evola per omaggiarlo ma che in realtà finisce per risultare una parodia involontaria.

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Altri punti forti del romanzo sono il modo in cui il fascismo viene declinato in un futuro lontano. Nel 2422 la civiltà umana ha colonizzato la galassia ma l'Italia è ancora una monarchia, il potere è in mano al primo Duce donna che però ha in sé "una virilità eroica che non faceva distinzioni di sesso" e che "alle genti italiane di ogni pianeta si era concessa senza riserve." Ad aiutarla e a darle consigli ci sono gli ologrammi dei Duci del passato e alla fine del libro una razza aliena semi-divina nomina il fascismo miglior ideologia della storia dell'universo.

Di qualità maggiore—perlomeno nella sua struttura—è invece il doppio romanzo L'estate e l'invernoSupplemento di indagine di Maurizio Viano e Pierfrancesco Prosperi, ambientato in una realtà alternativa in cui l'Italia è divisa in un governo comunista a nord e una Repubblica Fascista a sud, il cui confine è la Linea Gotica. Nel 1989, una rivoluzione pacifica porta alla fine del sistema comunista: nelle prime pagine il protagonista, che gira su una Fiat Compagna, commenta il risultato delle prime libere elezioni in 40 anni che ha visto il Partito Comunista crollare dal 99 al 25 percento dei voti e l'affermazione della Democrazia Cristiana. I romanzi raccontano da due punti di vista opposti la riunificazione nazionale che ne segue.

Oltre a essere il vate del fantafascismo, De Turris è piuttosto noto nell'ambiente del fantasy italiano. I suoi ammiratori lo considerano il massimo esperto italiano di H.P. Lovecraft e la sua opera di rilettura delle opere di Tolkien in chiave evoliana gli ha guadagnato gli elogi dell'estrema destra—che fin dagli anni Settanta sta cercando di appropriarsi di Tolkien a scopo politico. Non è quindi strano trovare la sua firma sulla prefazione di Le Maschere del Potere di Errico Passaro, un'opera di fantascienza fascista ambientata in un futuro talmente remoto da diventare fantasy puro.

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Qui il livello di assurdità si fa insostenibile—anche perché è chiaro che la trama è solo un pretesto per esporre una teoria della divisione della società in caste sulla scia di Evola. Il libro di Passaro è ambientato nel Mondo dell'Arcobaleno, che è stato in pace per mille anni sotto il governo di tre Regni Uniti: Rodrom, composto di guerrieri che mantengono l'ordine, Rodaire, composto di sacerdoti, e Nahor, popolato da contadini, artigiani e insomma dalle classi lavoratrici. Ovviamente quest'ordine viene meno quando le classi lavoratrici si ribellano, gettando tutto il mondo nel caos e dando il via al malvagio piano di Namuras per impossessarsi dei tre regni.

La prima cosa che si nota è che i nomi di personaggi e luoghi sono presi dal Signore degli Anelli e scritti al contrario: Namuras è Saruman, Rodrom è Mordor e ci sono addirittura un Odorf/Frodo e un Mas/Sam. Quanto al valore letterario, una recensione su un blog di settore ha definito il libro "una stupidaggine pura e semplice": "il problema numero uno de Le Maschere del Potere è che la storia non ha alcun senso […] La narrazione è vaga, illogica e sconclusionata […] Leggere il romanzo è un'impresa estenuante. Non so a cosa mirasse l'autore, ma il risultato è al limite del ridicolo."

Ma Le Maschere del Potere non è l'unico esempio di come il fantafascismo arrivi talvolta a sconfinare nel fantasy puro. Un altro libro del genere è Il volo dell'aquila di Tullio Bologna, un'ucronia ambientata nel passato—intorno all'anno 1000—in cui si racconta il tentativo del protagonista di rendere l'Italia uno stato nazionale con ottocento anni di anticipo. Gli elementi esoterici e magici del racconto portano De Turris, che anche stavolta firma l'introduzione, a vederlo come "il primo romanzo di heroic fantasy italiana."

Da tutti questi testi emerge come la fantascienza fascista perlopiù manchi di visioni realmente futuristiche su astronauti, alieni e tecnologia, che compaiono solo come prestiti posticci con cui dare sfogo alle proprie fantasie politiche. L'ambientazione in un futuro sempre meno remoto è una caratteristica della fantascienza recente, ma il fantafascismo fa eccezione: il rifiuto della modernità qui è più che altro dovuto a una mancanza di interesse a indagare le possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnologia.

È per questo che, probabilmente, tutti questi autori ambientano le loro opere nel futuro—o in un futuro che è talmente futuro da sembrare il passato. Così facendo fuggono dalla realtà verso una dimensione dove hanno più spazio per sfogare i loro sogni di gloria. Più che per immaginare un futuro possibile per mettere in guardia su dove potrebbe andare a finire il presente, scrivono ucronie nostalgiche per prendersi una rivincita su un mondo che non è diventato quello che speravano.

Insomma, non saranno i Philip K. Dick di cui avevamo bisogno ma—se il fascismo è davvero una parte nascosta ma sempre presente dell'inconscio italiano—forse sono quelli che ci meritiamo.

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