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Identità

Tornare alla vita sociale “di prima” sta mettendo alla prova la mia salute mentale

Con l'allentamento delle restrizioni e la ripresa della vita sociale è normale provare ansia al pensiero dello sguardo e del giudizio degli altri.
Nana Baah
London, GB
DA
illustrazioni di Derek Abella
5.7.21

Per oltre un anno, ho potuto godere di un’invisibilità quasi assoluta. All’inizio della pandemia, se incrociavo i miei vicini di casa al supermercato non dovevo fermarmi a salutarli, perché tanto non mi riconoscevano. Sui mezzi pubblici di ritorno dalle mie sedute di terapia, potevo piangere o cantare le canzoni che stavo ascoltando senza che nessuno se ne accorgesse. Appena le restrizioni hanno iniziato ad allentarsi e il governo del paese in cui vivo ha decretato che mascherine, isolamenti e distanziamento sociale presto non sarebbero stati più obbligatori, per me il significato è stato chiaro: sarei dovuta uscire dalla modalità incognito e tornare al mondo come era prima.

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Ma il pensiero di essere visibile di nuovo è terrificante.

Non è solo l’aspetto fisico del nascondersi che mi è stato di conforto per tanti mesi. Nel corso di una pandemia di per sé imprevedibile, nella mia vita sono successe cose che lasciano un segno—la fine di una relazione, un’aggressione sessuale, un’alopecia da stress, una serie di diagnosi mediche—tutte una dopo l’altra. Doverle gestire da sola, senza domande e opinioni di altre persone, è stato liberatorio. Non mi sono sentita obbligata a condividere nulla con nessuno, e man mano che le persone si abituavano alla vita in pandemia, anche le chiamate di aggiornamento che programmavo con gli amici si sono piano piano interrotte.

Ma ora che tutte le cene e le bevute rinviate sono di nuovo in programma, ho paura all’idea di raccontare i cambiamenti vissuti in un anno abbondante ad amici e parenti che normalmente li avrebbero visti accadere un po’ per volta. Il pensiero di esporre la nuova me a tutte queste persone è così terrificante che preferirei restare nascosta. Dopotutto, se sono così stressata che i capelli mi cadono a ciocche ma nessuno è lì a testimoniarlo, succede davvero?

Quando le prime misure restrittive sono state annunciate, a marzo 2020, Aian ha traslocato da Bristol in casa dei suoi genitori, e ha iniziato a maturare una maggiore consapevolezza di sé. Si identifica come gender non-conforming e dice di trovarsi a suo agio con vestiti che non sono associabili a un genere specifico.

Aian, però, ha paura che l’atteggiamento della sua famiglia nei suoi confronti possa cambiare una volta ufficializzata la sua identità di genere. “I miei genitori sono immigrati dalle Filippine e non so se capirebbero o rispetterebbero la mia identità. Ho molta paura di fare coming out con loro.”

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Aian, piuttosto, non vede l’ora di voltare pagina tornando a Bristol. “Il mio ritorno sarà un taglio netto, sarà esaltante trovare gruppi di amici diversi,” spiega. “Quando ho lasciato la città, ho lasciato anche un giro di amicizie tossico, ma ora mi trasferisco con un’amica e due suoi coinquilini. So che farò nuovi amici appena tornerò a Bristol.”

Vedersi tramite gli occhi degli altri può essere devastante. È come farsi un selfie con la camera frontale che ribalta le immagini a specchio e rende improvvisamente evidenti tutte le asimmetrie del tuo viso, o come quando senti una registrazione della tua voce e ti fa strano che quella sia l’esperienza che gli altri hanno di te e che tu non possa fare granché per cambiarla.

Questa sensazione specifica è descritta in articolo del 2013 del New York Times dall’autore Tim Kreider, secondo cui “è semplicemente poco piacevole essere osservati in modo oggettivo—è come vedere una foto di te in cui non sei in posa, ma hai un’aria concentrata o magari la bocca aperta. È la prova che siamo visibili agli altri, osservati, in tutta la nostra nuda stupidità.”

Kreider termina il suo articolo tracciando con cura “la fatica mortificante di essere noti agli altri.” Nel corso dei mesi di pandemia, questo sentimento è diventato così pervasivo che “non voler essere percepiti” è diventato un concetto virale online. A differenza di un altro trend social—cioè sentirsi protagonisti della vita al punto che chiunque altro sia una comparsa—questo coincide con il desiderio di non esistere più nella mente delle persone e muoversi nel mondo completamente ignorati.

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Twitter è pieno di persone che confessano di voler restare nascoste dietro alle proprie mascherine; su TikTok gli adolescenti diffondono un verbo simile, parlando di cancellare tutto e disattivare i social, far sparire le proprie tracce online.

Ora che molte persone si stanno affacciando di nuovo al mondo reale cambiate e costrette a guardarsi di nuovo tramite gli occhi degli altri, non sorprende che l’opinione altrui preoccupi. La pandemia ha rappresentato un momento di metamorfosi per tutti: qualcuno ha imparato tutti i segreti della lievitazione del pane, qualcuno è entrato in fissa con TikTok. Essere rapidamente buttati di nuovo in contesti sociali significa dover riflettere sulla percezione che gli altri hanno di noi e sui modi in cui siamo cambiati o magari rimasti uguali.

Provare ansia rispetto a questa cosa è legittimo, stando a Sean Murphy, psicoterapeuta di Londra. “Il mio lavoro consiste in gran parte nel districare idee e pensieri: questa cosa la pensi tu di te stesso, o la pensano gli altri di te? Questa cosa è ciò che vuoi fare tu, o è ciò che la tua famiglia ti dice di fare o si aspetta che tu faccia?” spiega Murphy.

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“Ciò che la gente pensa di noi è importante per gli esseri umani. È lo stesso per tutti i primati con comportamenti sociali sofisticati; ci preoccupiamo dello status, della gerarchia e di cosa pensano le persone di noi. E per oltre un anno non abbiamo allenato quel muscolo che dice che non possiamo controllare del tutto la percezione che la gente ha di noi.”

Per alcune persone vivere senza lo sguardo degli altri è stato difficile. Vivere solo per tutto il periodo delle restrizioni ha lasciato J, una ragazza di 24 anni che vive a Londra, con un bisogno concreto di “essere vista” dagli altri. “Sono autistica, quindi non sono mai stata un’esperta di regole sociali e la pandemia non ha cambiato granché le cose in questo senso,” racconta. “Ma stare con le altre persone mi fa sentire di esistere, mentre quando sono sola, rimugino. Metto in dubbio tutto ciò che faccio. Mi chiedo ‘è così che gli esseri umani si comportano davvero?’”

J dice che riemergere dal lockdown e poter incontrare gli amici fuori ha migliorato il suo umore. “Hai presente come le persone si fanno i selfie, si guardano e si trovano affascinanti da sole e ottengono validazione da loro stesse così? Per me la validazione arriva sempre e solo dagli altri.”

Stando a Murphy, avere una presenza online e ricevere validazione in questo modo, accoppiato con un senso collettivo di perdita di controllo, potrebbe essere una delle cause dell’ansia crescente.

“Nel mondo moderno, non sono solo poche persone—limitate magari al paese in cui viviamo—ad avere un’opinione su di noi; ce l’hanno, almeno potenzialmente, centinaia di milioni di persone,” spiega Murphy. “Non è solo questione di essere guardati dagli altri, ma anche registrati e non hai controllo su cosa fanno le persone di un tuo video. Sospetto che buona parte di questa ansia si è mescolata con COVID, restrizioni e politica. È tutto insieme.”

Che sia faccia a faccia o online, “essere visti” dagli altri fa sentire esposti. Benché, spiega Murphy, resti impossibile sapere cosa pensano le persone di te ed evitare del tutto il loro giudizio, raccomanda comunque di andarci piano. “Magari un gruppo di 15 o 20 persone ti mette a disagio ed è legittimo che sia così, quindi esci solo con uno o due amici fidati e comincia da lì,” spiega. “Non avere fretta di tornare alla stessa vita che avevi prima della pandemia. Ascolta che tipo di esigenze e desideri hai ora.”

Alla fine, so di non avere scelta e di dover rimettere piede là fuori prima o poi—dove essere percepiti è inevitabile. È difficile affrontare il fatto che sono cambiata così tanto e che sta alle altre persone nella mia vita decidere se accettarmi anche così o no, e che non posso evitare che succeda. Per quanto il pensiero di espormi totalmente ad amici e parenti mi spaventi ancora, forse un caffè e due chiacchiere con una persona sarà un primo passo che renderà tutto più semplice.

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